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IL MAPPAMONDO – Tutte le elezioni che ci siamo persi durante la quarantena (II parte)

KIRIBATI

Il 22 giugno si sono tenute le elezioni presidenziali a Kiribati.

L’arcipelago di Kiribati, 110mila abitanti, Pacifico centrale, è una repubblica parlamentare con una presidenza esecutiva, ma ha un sistema stranissimo misto a una repubblica presidenziale. In particolare, con il Parlamento eletto nomina pochi candidati tra i quali il popolo sceglie il Presidente.

Le Isole Gilberts, ex colonia inglese, hanno acquisito l’indipendenza nel 1979 diventando le Kiribati. Le relazioni internazionali del Paese oggi non sono forti solo con l’Australia e la Nuova Zelanda, come avviene spesso per i  Paesi oceanici, ma altresì con la Cina. E Taiwan.
Un conflitto fortissimo che si ripercuote sulla politica interna, e si è ripercosso anche su queste elezioni. Kiribati vive di pesca, turismo, e banche provenienti dall’estero, ma non è un Paese così optato rispetto ad altri Paesi insulari, e anche per questo la sua economia non è tra le più forti. Per altro è leader nelle associazioni dei Paesi oceanici contro il cambiamento climatico, che chiaramente mette la sua  stessa esistenza a rischio.

Taneti Maamau – Tobwaan Kiribati – socialdemocrazia, filo-cinesi – 59,3%
Banuera Berina – Boutokaan Kiribati Moa – liberalconservatorismo, filo-Taiwan – 40,7%

Lo scontro fortissimo tra Maamau, vicino a Pechino, e Berina, solidale con Taiwan, si è acuito dopo la scelta di Maamau, Presidente uscente, di annullare il riconoscimento di Taiwan che il Paese aveva scelto in passato. Sullo sfondo dello scontro elettorale gilbertiano, la lotta tra USA e Partito Comunista Cinese per il dominio geopolitico del Pacifico. La Cina – anche – questa volta ha vinto.

MALAWI

Il 23 giugno si sono tenute le elezioni presidenziali in Malawi.

Fatto incredibile e raro per un Paese africano, il Capo dello Stato al potere Peter Mutharika ha perso contro il suo rivale Lazarus Chakwera.

 

 

Lazarus Chakwera – Partito del Congresso del Malawi – conservatorismo religioso, nazionalismo africano – 59,3%
Peter Mutharika – Partito Progressista Democratico – liberalismo filo-occidentale – 39,9% – 

Le elezioni sono seguite a un periodo piuttosto tumultuoso per il piccolo Paese dell’Africa centro-meridionale. Mutharika, Presidente dal 2014, giurista arbitro internazionale con una lunghissima carriera alle spalle, filo-britannico e filo-occidentale (ha anche una green card USA), veniva da un mandato di malcontento popolare a causa della corruzione diffusa nel Paese, ma anche di successi in campo economico, avendo in particolare diversificato l’economia che prima era esclusivamente concentrata sul tabacco.
Nel 2019, Mutharika ha vinto le elezioni presidenziali nella consultazione che è passata alla storia malawiana come l'”Elezione Bianchetto”, per via dei numerosi brogli avvenuti anche grazie a schede elettorali prontamente “sbianchettate”:

La Corte Costituzionale malawiana, dando prova di civiltà e progresso, ha annullato le predette elezioni, e se ne sono tenute altre, in cui ha prevalso Chakwera. Tuttavia, non si sa se anche Chakwera darà prova di altrettanta propensione al progresso: è infatti un conservatore religioso, dirigente di spicco della chiesa pentecostale locale, nonché membro del partito dell’ex dittatore Hastings Banda.

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