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3. REPUBBLICA DEMOCRATICA POPOLARE DEL LAOS

La Repubblica democratica popolare del Laos è ufficialmente uno stato socialista. L’unico partito politico legale è il Partito popolare rivoluzionario laotiano (LPRP). Il capo dello stato è il presidente Bounnhang Vorachith che è il segretario generale del LPRP.

Il capo del governo è il primo ministro Thongloun Sisoulith, che è anche membro del Politburo del LPRP. Le politiche governative sono determinate dal partito attraverso gli 11 membri del Politburo e i 61 membri del Comitato Centrale del partito. Le importanti decisioni governative sono prese dal Consiglio dei ministri. La Repubblica socialista del Vietnam mantiene un’influenza significativa sul Politburo del Laos e sull’apparato statale e militare del paese.

La prima costituzione del Laos, fu promulgata l’11 maggio 1947, quando il paese era ancora una monarchia, e dichiarò il Laos uno stato indipendente all’interno dell’Unione francese. La revisione della Costituzione dell’11 maggio 1957 rimosse il riferimento all’Unione francese, sebbene persistessero stretti legami educativi, sanitari e tecnici con l’ex potere coloniale. Il documento del 1957 fu abrogato il 3 dicembre 1975, quando, a seguito della vittoria dei ribelli comunisti del Pathet Lao, fu proclamata una Repubblica popolare comunista. Una nuova costituzione, adottata nel 1991 sancì il “ruolo guida” del LPRP.

Il Partito Popolare Rivoluzionario Laotiano trae le sue origini dal Partito Comunista Indocinese fondato da Ho Chi Minh nel 1930. La sezione Laotiana del partito fondò nel 1955 il Partito del Popolo del Laos (nel 1972 ribattezzato LPRP), che rimase fino al 1975 all’interno della coalizione ribelle del Pathet Lao per poi assumere ufficialmente il potere.

L’Assemblea nazionale (Sapha Heng Xat) ha 149 membri, eletti per cinque anni.

Le ultime elezioni si sono svolte il 20 marzo 2016. Il Partito popolare rivoluzionario del Laos (LPRP) ha preso 144 seggi su 149 nell’Assemblea nazionale mentre i cinque seggi rimanenti sono andati a candidati non iscritti al partito.

4. REPUBBLICA POPOLARE CINESE

 

La Repubblica Popolare Cinese è una repubblica socialista in cui il potere è esercitato sotto la guida del Partito Comunista Cinese.

Il massimo organo legislativo è l’Assemblea nazionale del popolo, i cui rappresentanti rimangono in carica per cinque anni. I suoi 2980 membri lo rendono il parlamento più grande del mondo. L’elezione di tali rappresentanti avviene per via indiretta attraverso un sistema piramidale di assemblee e comitati.
I cittadini riuniti in assemblee eleggono dei comitati, i cui rappresentanti a loro volta si riuniscono in assemblee per eleggere i propri rappresentanti di livello superiore e così via fino all’elezione dei membri dell’Assemblea nazionale, che elegge a sua volta un Comitato permanente che ne esercita le funzioni negli intervalli tra le sessioni plenarie, che avvengono di norma una volta l’anno. In tali occasioni l’Assemblea può nominare il presidente della repubblica e i membri del governo, del quale supervisiona l’operato e all’occorrenza approva le leggi.

Il potere esecutivo è nelle mani del Consiglio di Stato, del quale fanno parte il primo ministro e i capi dei vari ministeri, oltre ai capi di varie agenzie statali. Fin dalla fondazione della Repubblica Popolare Cinese nel 1949 le più importanti cariche dello Stato sono sempre state occupate da dirigenti di alto livello del Partito Comunista Cinese (a titolo di esempio, l’attuale Presidente della Repubblica Xi Jinping è anche segretario generale del partito; lo stesso valeva per il suo predecessore Hu Jintao) con il risultato che la leadership politica dello Stato cinese ha sempre coinciso con il gruppo dirigente del Partito Comunista: ciò comporta che di fatto esiste un unico soggetto politico alla guida del Paese.

Le leggi che l’Assemblea nazionale approva di solito sono proposte direttamente dal Consiglio di Stato, che approva praticamente sempre il risultato delle decisioni prese all’interno del Politburo del PCC. Dal momento che l’Assemblea nazionale del popolo è composta per la maggior parte da iscritti al partito, le votazioni dell’Assemblea nazionale sono quasi sempre operazioni dall’esito già noto in anticipo e l’approvazione delle leggi è un fatto quasi scontato.

A capo del potere giudiziario vi è la Suprema corte del popolo, a cui spetta in ultima istanza il giudizio sui processi.

Il Partito Comunista Cinese è nato nel 1919, all’indomani della Rivoluzione Russa. Inizialmente filosovietico, nei primi anni si alleò con il Kuomingtan (KMT), il partito nazionalista creato da Sun Yan-Sen, per riunificare il paese in mano ai signori della guerra. L’alleanza si ruppe quando a capo del KMT arrivò Chiang Kai-shek, che iniziò una dura repressione contro il PCC.  Il KMT e il PCC si ritrovarono nuovamente alleati durante la guerra contro l’occupazione giapponese, per poi scatenare una nuova sanguinosa guerra civile tra il 1947 e il 1950 che terminò con la sconfitta di Chiang Kai-shek e la creazione della Repubblica Popolare sotto la guida di Mao Tse-Tung.

Una cosa che non tutti sanno è che nonostante il PCC sia considerato il partito-guida del paese, ufficialmente la Cina ha un sistema politico multipartitico. Alle elezioni il PCC si presenta all’interno della lista del Fronte Unito, che comprende anche 8 partiti minori, gli unici autorizzati a presentare candidati, partiti che si erano formati negli anni ’40 e che sono stati “congelati” all’interno del Fronte Unito. Alle ultime elezioni per il rinnovo dell’Assemblea nazionale, il PCC ha ottenuto 2119 seggi su 2980, agli 8 partiti alleati ne sono stati assegnati 382 e 479 sono andati a candidati senza tessera di partito.