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lL GIRAMONDO – edizione speciale: uno sguardo ai Paesi a Partito Unico (o quasi).

9. REGNO DI CAMBOGIA

  

 

Il regno di Cambogia, secondo la costituzione approvata nel 1993 è una monarchia costituzionale, in cui il monarca funge da capo di stato, mentre il primo ministro è il capo del governo.

Il primo ministro della Cambogia, posto tenuto ininterrottamente da Hun Sen dal 1985, è il capo del governo, mentre il re di Cambogia (attualmente Norodom Sihamoni) è il capo dello stato. Il primo ministro è nominato dal re, su consiglio e con l’approvazione dell’Assemblea nazionale. Il primo ministro e gli incaricati ministeriali esercitano il potere esecutivo.

I poteri legislativi sono condivisi dall’esecutivo e dal Parlamento bicamerale della Cambogia (Saphea Damnang Reastr), che consiste in una camera bassa, l’Assemblea nazionale (Rotsafea) e una camera alta, il Senato (Protsifea) . I 123 membri dell’Assemblea sono eletti attraverso un sistema di rappresentanza proporzionale con sbarramento per una durata massima di cinque anni. Il Senato ha 61 seggi, due dei quali nominati dal re, altri due dall’Assemblea nazionale, e il resto eletto dai consiglieri comunali di 24 province della Cambogia. I senatori restano in carica sei anni.

L’attuale re Norodom Sihamoni è salito al trono nel 2004, dopo le dimissioni per malattia del padre, il controverso Norodom Sihanouk, protagonista della politica cambogiana dagli anni ’50, unica persona al mondo ad essere stato nella sua vita Re, Primo Ministro, Capo di Stato di un regime comunista, Presidente della Repubblica ed infine di nuovo Re, alleato di volta in volta degli USA, della Cina e dell’Unione Sovietica.

Ufficialmente una democrazia multipartitica, in realtà il paese rimane uno stato monopartitico dominato dal Partito popolare cambogiano e dal primo ministro Hun Sen, un ex capo militare dei Khmer Rossi che abbandonò il regime di Pol Pot per passare dalla parte dei Vietnamiti che, dopo aver invaso la Cambogia, lo portarono al potere prima come ministro degli esteri e poi come Primo Ministro. Il governo di Hun Sen è regolarmente accusato di ignorare i diritti umani e reprimere il dissenso politico.

Il Partito Popolare Cambogiano fu fondato nel 1951 come Partito Rivoluzionario del Popolo Kampucheano (KPRP) a sua volta erede del Partito Comunista Indocinese di Ho Chi Minh. Nel 1960 esso divenne il Partito dei Lavoratori della Kampuchea, nel 1966 il Partito Comunista Kampucheano, i sui seguaci furono indicati come “khmer rossi”. Nel 1979, alcuni dissidenti del regime di Pol Pot rifondarono il KPRP, partito che collaborò con le truppe di occupazione vietnamite dopo l’invasione della Cambogia.  Nel 1991 il KPRP cambiò nome in Partito Popolare Cambogiano.

La Cambogia ha avuto elezioni relativamente libere dal 1993 al 2013. In quell’anno il maggior partito di opposizione, il Partito di Salvezza Nazionale della Cambogia (liberali) riuscì a prendere quasi lo stesso numero di voti del PPC, il quale si mantenne al potere solo grazie a diffusi brogli elettorali e intimidazione dell’elettorato di opposizione.

Nel 2017 il PSNC è stato dichiarato illegale e i suoi leader arrestati o costretti all’esilio, con l’accusa di complottare per far cadere il governo.

Nelle successive elezioni del 2018, svoltesi praticamente senza la presenza di alcun significativo partito di opposizione, il PCC ha ottenuto tutti i 125 seggi della camera e i 58 seggi del senato.

10. REPUBBLICA BOLIVARIANA DEL VENEZUELA    (NEW ENTRY)

 

 

Il Venezuela è una repubblica presidenziale federale. Il presidente del Venezuela è al contempo capo di stato e capo del governo. Il potere esecutivo è esercitato dal presidente. Il potere legislativo spetta all’Assemblea nazionale.

Il presidente venezuelano è eletto direttamente dagli elettori. La durata del mandato è di sei anni e non ci sono limiti al numero di rielezioni. Il presidente nomina il vice presidente e i ministri del governo.
Il parlamento unicamerale venezuelano è l’ Assemblea Nazionale (Asamblea Nacional)

Il numero dei membri è variabile: ogni stato e il distretto della capitale eleggono tre rappresentanti più un certo numero di deputati legati al numero di abitanti. Tre seggi sono riservati ai rappresentanti delle popolazioni indigene. La carica dura cinque anni.

Le elezioni dell’Assemblea nazionale si sono svolte l’ultima volta il 6 dicembre 2015. Quando l’Assemblea nazionale non è in sessione, il suo comitato delegato agisce su questioni relative all’esecutivo e alle funzioni di supervisione.

Il potere giudiziario, con a capo la Corte Suprema, è formalmente indipendente dal governo, ma negli ultimi anni c’è stata una subordinazione di fatto al potere esecutivo.

Il partito dominante in Venezuela è il Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV), di estrema sinistra. Esso ha le sue origini nel Movimento Quinta Repubblica, partito di sinistra ispirato alle dottrina di Simon Bolivar, fondato da Ugo Chavez nel 1997.

Dopo la sua ascesa al potere nel 1998, Chavez decise di raccogliere il suo partito e gli altri partiti di sinistra ad esso alleati in un unico movimento. Dopo la sua rielezione nel 2006, Chavez fondò quindi il PSUV, che si è presentato a tutte le elezioni successive. Dopo la morte di Chavez nel 2013, il suo vice Nicolas Maduro è stato eletto presidente.

Nelle elezioni del 2015 il PSUV viene sconfitto dal Movimento di Unità Nazionale, che raggruppa tutti i maggiori partiti di opposizioni al regime e guadagna due terzi dei seggi all’Assemblea Nazionale.

Nei mesi successivi, Maduro ha impedito con tutti i mezzi all’assemblea nazionale di legiferare, prima sostituendo tutti i membri della Corte Suprema che deve ratificare le leggi approvate in parlamento, poi privando del loro seggio diversi deputati dell’opposizione, infine decretando la creazione di una Assemblea Costituente che ha assunto su di sé il potere legislativo, delegittimando l’Assemblea Nazionale.

Le elezioni per l’Assemblea Costituente sono state boicottate dall’opposizione. Si è presentato solo il Grande Blocco Patriottico, una lista che comprende il PSUV  e alcuni piccoli partiti suoi alleati, che ha conquistato  tutti i 545 seggi in palio.

 

Questo è tutto anche per questa volta.

Vi ricordo le prossime importanti scadenze elettorali del 9 Settembre (rinnovo del parlamento svedese) e del 7 Ottobre (elezioni presidenziali e legislative in Brasile).