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IL MAPPAMONDO – Analisi del voto territoriale in Bulgaria; Ecuador, vince Moreno; Sargsyan diventa padrone dell’Armenia

ECUADOR 

Il secondo turno delle elezioni in Ecuador ha visto vincere, in un vero e proprio testa a testa fatto di exit poll contraddittori e accuse di frodi, il candidato della sinistra “correiana” Lenin Moreno.

I risultati territoriali hanno ricalcato in gran parte quelli del primo turno, come da precedente approfondimento.

Non è quindi bastato, a Guillermo Lasso, l’appoggio del Partito Sociale Cristiano di Cynthia Viteri, che gli permetteva di comparire, in taluni sondaggi, come futuro vincitore. Lasso ha indetto manifestazioni e grida ai brogli.
La nuova Presidenza dell’Ecuador appare quindi destinata a rappresentare un filo di continuità rispetto a quella di Rafael Correa. La vittoria di Lenin Moreno, disabile in sedia a rotelle in seguito a una sparatoria durante una rapina, è, almeno, dal punto di vista dei diritti dei disabili, per i quali Moreno a lungo si è battuto, certamente innovativa. Non sarà così invece per tutto il resto: distanza dagli USA, avvicinamento alla Cina, Assange che festeggia. Nella speranza che la sinistra ecuadoregna non finisca come quella venezuelana.

ARMENIA

Si sono tenute questo week-end le elezioni parlamentari in Armenia. La piccola Repubblica caucasica è infatti divenuta repubblica parlamentare con apposito referendum istituzionale nel 2015, abbandonando il previgente presidenzialismo. Le elezioni hanno visto vincere, smentendo di gran lunga i sondaggi che davano un testa a testa, il partito conservatore del Presidente Serzh Sargsyan.

Sargsyan, infatti, dovrebbe sottostare al limite dei due mandati presidenziali, che scadrebbero nel 2018. Secondo diversi commentatori, l’appoggio al parlamentarismo sarebbe un trucchetto per permettersi, dopo il 2018, di rimanere il capo esecutivo del Paese diventando Primo Ministro, dopo le dimissioni dell’attuale Karen Karapetyan.  La vittoria è in questo senso una vera e propria OPA sul Paese caucasico. I sondaggi davano infatti il Partito Repubblicano d’Armenia comunque primo, ma con un margine di molto inferiore a quello effettivamente concretizzatosi. Il testa a testa con i filorussi di Tsarukyan non c’è stato: il partito del premier e del Presidente ha infatti la maggioranza assoluta dei seggi, autonomamente, anche senza la Federazione Rivoluzionaria Armena, nonostante la teorica differenza di credo politico fino ad oggi al Governo col Presidente.
Non che le opposizioni rispecchino saldi valori democratici: da una parte c’è il miliardario oligarca filoPutin Gagi Tsarukyan, secondo alcune accuse legato a diverse bande criminali, dall’altra c’è un partito di centro composto da fuoriusciti del Partito Repubblicano.
Secondo l’OSCE il voto è stato macchiato da un largo fenomeno di compravendita dei voti.

Anche per questa settimana è tutto. Non perdetevi gli aggiornamenti del collega Fabbio.

Alla prossima elezione!

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