Sondaggio Demopolis: gli orientamenti sul nuovo Governo degli elettori di Movimento 5 Stelle e Lega
Aprile 6, 2018
Sondaggi d’Europa – Aggiornamenti al 7 aprile
Aprile 7, 2018

IL MAPPAMONDO – L’anno del Centroamerica: Antigua svende Barbuda, a Grenada niente più opposizioni, la Costa Rica progressista è salva

di Skorpios 

Nelle ultime tre settimane si sono tenute tre tornate elettorali, tutte in Paesi centroamericani: Antigua e Barbuda, Grenada, e le  attesissime Presidenziali in Costa Rica.

Il Centroamerica quest’anno farà anche da teatro alle fondamentali elezioni messicane, che si terranno a luglio. Ma iniziamo a vedere nel dettaglio come sono andate le cose in questi Paesi caratterizzati da un livello di democrazia relativamente discreto ma traballante.

COSTA RICA

In Costa Rica, dopo due turni combattutissimi, è diventato Presidente il socialdemocratico Carlos Alvarado, di Azione dei Cittadini.

La Guerra degli Alvarado è stata la vera guerra delle due rose di questo Paese, conosciuto per le sue posizioni particolarmente progressiste, pacifiste, democratiche.

Sede della Corte Inter-Americana, primo Paese senza esercito dal lontano 1949. Patria dell’ex Presidente Oscar Arias Sanchez, Nobel della Pace e attivo in tutto il subcontinente centroamericano, succeduto da Laura Chinchillà, prima donna Presidente nel Paese.
Il dominio di Liberazione Nazionale, il Partito di Sanchez e Chinchillà, socialdemocratico, è terminato nel 2014 in virtù della sconfitta subita da un altro partito socialdemocratico, forse più moderato, guidato dal Presidente Luis Guillermo Solis, il partito Azione dei Cittadini.
Solis, però, negli ultimi tempi non ha avuto una Presidenza felice: è stato infatti accusato di corruzione, e in particolare di aver favorito gli investimenti cinesi in maniera illegale nel settore commerciale del cemento.

Come si evince dalla mappa che rispecchia i voti al I turno, Carlos Alvarado ha vinto nella capitale San José (la regione centrale in arancione), mentre la destra religiosa ha prevalso nella parte più periferica del Paese, in particolare nelle zone forestali e meno abitate, al confine con il Panama.

E così, in un Paese tradizionalmente di sinistra e progressista (senza mai scadere in eccessi alla venezuelana), è arrivata alla ribalta non una semplice destra, ma una destra becera e, soprattutto, religiosa. La lotta contro i gay (nel Paese vi sono una sorta di unioni civili, e il matrimonio omosessuale è in via di riconoscimento, prima giurisprudenziale – ha fatto discutere una sentenza  vincolante della Corte Interamericana dei Diritti Umani – e in futuro legislativo) è stata infatti uno dei temi più rilevanti per la campagna elettorale, che è stata condita anche dalle solite fake news sui social, stavolta di stampo religioso e omofobo, nonché da violenze omofobe reali. Il dibattito ha fatto arrivare Fabricio Alvarado, del Partito della Restaurazione Nazionale, estremista evangelico, al secondo turno come favorito, e ciò insieme allo scandalo corruzione che ha coinvolto Solis. Ma poi, inaspettatamente, lo ha fatto perdere. E non di poco.

Evidentemente, gli elettori del PLN hanno deciso di convergere al secondo turno sul candidato del partito di maggioranza uscente. Il progressismo ha quindi vinto di nuovo in questo Paese centroamericano spesso preso ad esempio di virtù. Carlos Alvarado è ex Ministro dello Sviluppo di Rivera, e ha promosso politiche sociali popolari come l’aumento del salario minimo, riforme a favore degli insegnanti, il taglio delle pensioni d’oro. Ora promette anche di approvare il matrimonio gay. 
Resta da vedere se riuscirà anche a riportare legalità e trasparenza e ad evitare pericolosi rischi politici futuri.