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Regionali Sardegna 2019 – la mappa interattiva con i risultati comune per comune

Pubblichiamo i risultati delle elezioni regionali svoltesi domenica in Sardegna.

Come già accaduto cinque anni fa, non tutte le sezioni hanno completato lo scrutinio nei tempi previsti. Saranno i dunque i tribunali a completare le operazioni prima della proclamazione degli eletti. I dati presentati sono quindi parziali, anche se il risultato è inequivocabile.

Il vincitore di queste elezioni è il senatore Cristian Solinas, a capo di una coalizione di centrodestra e autonomista. Il candidato ottiene il 47,8% mentre le liste a sostegno il 51,7%.
Si riconferma dunque la relativa debolezza del candidato proposto dal centrodestra che ha sempre ottenuto circa quattro punti in meno sin da quando esiste l’elezione diretta del presidente.
A livello di liste novità rilevanti.
Si conferma l’exploit della Lega che incassa l’11,3% dei voti in una regione dove non ci sono amministratori o volti particolarmente noti. Il carattere d’opinione di questo voto è comprensibile dalla minore inclinazione all’uso del voto di preferenza, il più basso fra tutte le liste.
Al secondo posto il Partito sardo d’Azione che ottiene un risultato mai così alto dagli anni ’80. Va detto che la lista ha beneficiato dell’inclusione fra le proprie liste, di numerosi candidati riconducibili a partiti tradizionali del centrodestra.
Solo terza Forza Italia, che si deve accontentare dell’8%. Il partito da sempre dominatore dell’area di centrodestra, si dovrà accontentare di una visibilità minore rispetto al passato in giunta e consiglio.
In calo le formazioni centriste Udc, Uds e Riformatori. In leggera crescita Fratelli d’Italia. Entrano in consiglio anche Fortza Paris, che sosteneva Mauro Pili nel 2014 oltre a Sardegna Civica e Sardegna 20Venti, formazione in parte riconducibile a una fronda interna in Forza Italia.

Molto distanziata la coalizione di centrosinistra guidata dal sindaco del capoluogo. Massimo Zedda. 32,9% il risultato per il candidato, un valore superiore alla coalizione di liste a sostegno che si ferma al 30,2%.
La lista più votata rimane il PD, che si conferma prima forza a livello regionale.
Da segnalare il risultato di Leu al 3,8% e Campo Progressista al 3,2%. Le tre liste civiche e di amministratori locali ottengono tutte un risultato compreso fra il 2% e il 3%. Fuori dal consiglio i Cristiano Popolari-Socialisti e Progetto Comunista.

Arriviamo dunque al grande perdente di queste elezioni: il MoVimento 5 Stelle. L’11,2% del proprio candidato Francesco Desogus è nettamente inferiore al risultato conseguito meno di dodici mesi fa alle politiche. Il voto di lista, al 9,7% permette comunque l’ingresso in consiglio per la prima volta di sei rappresentanti.

Proseguendo troviamo le formazioni autonomiste, che resteranno senza rappresentanza in consiglio.

Il “vincitore” di questa competizione interna è Paolo Maninchedda, che si deve accontentare del 3,4% mentre la lista a sostegno ottiene il 3,7% lasciando a casa

alcuni consiglieri uscenti che si erano ricandidati. Risultato molto buono nel Marghine-Planargia, modesto altrove, in particolare nella parte meridionale dell’isola.

Segue l’ex-presidente Mauro Pili che si deve accontentare del 2,3%, con qualche punta di consenso più elevata nel suo Sulcis-Iglesiente.

Risultato molto deludente anche per Andrea Murgia che si ferma all’1,8%, un risultato addirittura più basso delle politiche dell’anno scorso.

L’ultima posizione viene occupata dal candidato di Rifondazione e Comunisti Italiani Vindice Lecis, inchiodato ad un misero 0,6%.

Dall’analisi del voto di lista si nota l’estrema variabilità del risultato, con un risultato eccellente in alcuni piccoli comuni e modesto, se non nullo, altrove.
Considerando i dati di 368 comuni su 377 si osserva come ogni lista sia risultata la più votata in almeno un comune, eccezion fatta per Progetto Comunista.
Di converso, escluso il M5S, si trova almeno un comune dove la lista ottiene zero voti.

Sam
Sam