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Sondaggi d’America – Ben 9 candidati già in campo. Sanders verso la candidatura, mentre Biden è ancora incerto.

Iniziamo da Bernie Sanders, per il quale si parla di un possibile lancio di un comitato esplorativo entro la fine della prossima settimana. Gli attivisti che hanno contribuito alla sua campagna del 2016 sono pronti e Sanders si appresta ad essere uno dei principali favoriti.

Invece, Joe Biden sta ancora pensando se correre o no per la presidenza. L’ex vice presidente ha detto di non aver raggiunto una decisione e ha glissato sui tempi, affermando che c’è tempo per prendere tale decisione. Sicuramente Biden sarebbe uno dei principali favoriti per la vittoria, se non il favorito numero uno, anche se buona parte della base è scettica su una sua possibile campagna.

Nonostante la sua sconfitta in Texas, l’hype intorno a Beto O’Rourke ha registrato una netta crescita dopo novembre, per poi subire una battuta d’arresto dall’inizio del nuovo anno, anche se dopo molte indecisioni, l’ex rappresentante texano sembra aver deciso di correre per la Casa Bianca. Ricordiamo che O’Rourke ha intrapreso un tour per tutti gli Stati Uniti e che ha già ricevuto l’appoggio dell’ex candidato Martin O’Malley. Ci aspettiamo una decisione finale entro fine febbraio.

Altri possibili candidati sono l’ex sindaco di New York Mike Bloomberg, pronto a spendere parte della sua fortuna per una campagna presidenziale, anche se preoccupato dalla “deriva estremista” verso sinistra della base, Stecey Abrams, candidata governatrice in Georgia nel 2018 (annuncerà la sua decisione entro fine marzo), il senatore del Colorado Michael Bennet, l’italo-americano Bill deBlasio, sindaco di New York che ha effettuato visite in New Hampshire. Inoltre, ci sono anche John Hickenlooper, ex governatore del Colorado, pronto a correre da “centrista”, così come l’ex governatore della Virginia e presidente del Partito Democratico Terry McAuliffe, figura vicinissima all’establishment e ai Clinton. Qualche possibilità per Jeff Merkley, senatore dell’Oregon che però avrebbe concorrenza nella sua area da Sanders e Warren, il governatore di Washington Jay Inslee, pronto a una campagna incentrata sulla questione ambientale. Altro nome importante (e che potrebbe rivelarsi una sorpresa) è quello del senatore dell’Ohio Sherrod Brown, che sa come vincere in uno stato che si sta spostando verso i repubblicani, però una sua candidatura da presidente o, più probabilmente, come vice presidente, comporterebbe nuove elezioni per il suo seggio, le quali vedrebbero i repubblicani favoriti e i democratici non vogliono perdere un seggio così importante per gli equilibri della camera alta. Altri possibili candidati, infine, sono il rappresentante dell’Ohio Tim Ryan, il rappresentante del Massachusetts Seth Moulton, il rappresentante della California Eric Swalwell e l’ex procuratore generale Eric Holder. Inoltre, si sta facendo il nome del governatore del Montana Steve Bullock, sicuramente una delle figure più moderate del partito.

Il sondaggio nazionale svolto dalla Monmouth University a fine gennaio, assegna un vantaggio importante a Joe Biden, che con il 29% dei consensi precede Bernie Sanders, fermo al 16%. Terza piazza per Kamala Harris (11%), seguita da Elizabeth Warren e Beto O’Rourke, rispettivamente con l’8% e il 7%. Più distanziati Mike Bloomberg e Cory Booker (4%) e Amy Klobuchar (2%). Fanalini di coda, con un solo punto percentuale, Sherrod Brown, Julian Castro, Tulsi Gabbard, Kirsten Gillibrand, John Hickenlooper, Eric Holder e Andrew Yang. Inchiodati allo 0% John Delaney, Jay Inslee, Terry McAuliffe e Pete Buttigieg.

Inoltre, in questi giorni è uscito il regolamento per i dibattiti: per qualificarsi, i candidati avranno bisogno di ottenere almeno l’1% in tre sondaggi pubblicati dal 1° gennaio a 2 settimane prima del dibattito. Verranno presi in considerazioni non solo i sondaggi nazionali, ma anche quelli di Iowa, New Hampshire, South Carolina e Nevada. I sondaggi devono essere svolti da università qualificate o da i più grandi networks (CNN, MSNBC, Fox, ecc.). Inoltre, si possono qualificare i candidati che hanno ricevuto donazioni da almeno 65.000 attivisti e un minimo di 200 donazioni per stato in almeno 20 stati. Quindi, possiamo parlare di criteri molto inclusivi. Ad oggi, l’unico sondaggio certo di essere preso in considerazione è il sondaggio nazionale condotto dalla Monmouth University. Ben 7 dei 9 candidati che hanno lanciato la candidatura o un comitato esplorativo hanno ottenuto almeno l’1% in questo sondaggio (si tratta di Booker, Castro, Gabbard, Gillibrand, Harris, Klobuchar e Warren, esclusi invece Buttigieg e Delaney), inoltre altri potenziali candidati che hanno ottenuto almeno l’1% sono Biden, Bloomberg, Brown, Hickenlooper, Holder, O’Rourke. Quindi è altamente probabile che tutti i candidati più importanti riusciranno a partecipare al dibattito (pensare che anche uno dei candidati con meno seguito, Yang, ha ottenuto l’1% nel sondaggio della Monmouth University). Il primo dibattito sarà ospitato dalla MSNBC/NBC e si terrà a giugno, mentre sarà la CNN ad ospitare, nel mese di luglio, il secondo dibattito.

Per quanto riguarda i repubblicani, Bill Weld, ex governatore del Massachusetts e candidato alla vice presidenza del libertario Gary Johnson nel 2016, ha annunciato un comitato esplorativo per una corsa contro il Presidente Trump nelle primarie repubblicane. Weld ha annunciato ciò in New Hampshire, stato su cui punterà tutte le sue fiches, ma il Presidente è molto popolare nella base GOP.

Per oggi è tutto, appuntamento al prossimo post.

Kri

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