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Sondaggio BiDiMedia, settembre 2020 – Effetto elezioni: il PD avvicina la Lega, crolla il M5S

Il primo sondaggio BiDiMedia dopo la tornata elettorale regionale riflette l’esito delle urne: ne escono rafforzati il PD e FdI che balza al terzo posto, male la Lega, psicodramma M5S.

Ricordiamo che il nostro sondaggio è stato aperto il giorno del voto, riflette quindi ancora solo in parte il risultato dei successivi scrutini. Inoltre comprendeva, oltre alle intenzioni di voto, la fiducia e lo scenario con il “Germanicum”, la legge elettorale proporzionale in discussione in parlamento. Gli interessanti risultati di queste ultime domande saranno pubblicati in un post dedicato nei prossimi giorni.

Nel frattempo, iniziamo a vedere le intenzioni di voto nello scenario “standard”, con partiti e legge elettorale attuale.

La maggioranza giallorossa

Tendenze diametralmente opposte nei due maggiori partiti di maggioranza. Il PD esce rafforzato dalle urne, che l’hanno visto primo partito nelle regioni al voto, e per effetto bandwagon sale di 1,2 punti percentuali. Al contrario il M5S è in pieno dramma post-elezioni, con tanto di fibrillazioni interne e rischio scissione. Un apparente paradosso, visto il successo al Referendum costituzionale, che rischia però di essere il canto del cigno dei 5 Stelle: il contestuale esito delle regionali mostra un partito lacerato e in crisi di consenso. Meno 1,2 per il M5S, che perde tutto quanto recuperato negli ultimi mesi e torna al 14%.

Italia Viva risulta stabile sulla soglia del 3%, in attesa di capire come sarà il futuro del “polo liberale”. Quali saranno le conseguenze su IV di una tornata elettorale tutt’altro che brllante sarà da verificare nel prossimo futuro. Piccolo calo di LeU che soffre presumibilmente la crescita del PD; -0,2 per il partito della Sinistra di governo.

Nel complesso, piccolo calo della maggioranza giallorossa: due decimi di punto in meno per la compagine che sostiene il Conte II.

L’opposizione di Centrodestra

Il Centrodestra esce dalle urne con responsi contrastanti: nel complesso non risulta in calo (al contrario, sale di 2 decimi), ma lo è il partito fin’ora guida della coalizione, la Lega. La formazione salviniana continua a scendere, si attesta al 25,5% e inizia a sentire il fiato sul collo del PD, a circa tre punti percentuali. La perdita della prima posizione è ormai una possibilità concreta, almeno a medio termine, e costituirebbe un colpo durissimo all’immagine di Salvini, già in crisi di identità.

Chi se ne approfitta è Fratelli d’Italia, uscita bene dalle urne (buoni risultati di lista) nonostante la sconfitta pugliese: +1,2 per i meloniani, che superano di slancio il M5S e si issano al terzo posto sopra al 15%, massimo assoluto per il partito della destra conservatrice.

Lieve calo per FI (-0,2), mentre Cambiamo!, formazione del rieletto governatore ligure Toti, si avvantaggia del successo del proprio fondatore e cresce di un decimo di punto.

L’opposizione Liberale e di Centrosinistra

Solo piccoli movimenti tra le formazioni minori dell’area progressista che si oppongono al governo Conte II. Salgono i Verdi, giù +Europa, cresce Azione di Carlo Calenda. Si tratta di un insieme di formazioni poco impattate dall’esito elettorale, e che al contempo ha necessità di ridisegnarsi nel prossimo futuro, soprattutto in caso di nuova legge elettorale proporzionale con sbarramento. Allo stato attuale, gli elettori vedono queste formazioni come micropartiti, spesso legati al consenso di un singolo politico, con scarso peso e non in grado di incidere, cosa che ne limita fortemente lo sviluppo.

Altri e affluenza

Nell’area della Sinistra radicale, si segnala il calo del PC, mentre a destra lo stesso accade per il Popolo della Famiglia. “Altri” stabili, non si segnalano particolari crescite di nuovi partiti.

L’affluenza risulta in netta crescita (63%, +2); effetto probabile dell’apertura del sondaggio durante il voto, quindi in un momento di alto interesse per la politica. La maggiore propensione alle urne ha premiato soprattutto il PD, che è riuscito a richiamare al voto diversi ex-elettori confluiti nell’astensione nel recente passato.

Crescono allo stesso tempo gli indecisi (17%, +2), segno di un’offerta politica che ancora non soddisfa in pieno l’elettorato. Ma in caso di nuova legge elettorale, come vedremo nello scenario del “Germanicum”, un’evoluzione radicale è molto probabile.

NELLA PROSSIMA PAGINA, LA RIPARTIZIONE DEL VOTO PER REGIONI

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