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Bulgaria, svolta storica: Rumen Radev conquista la maggioranza assoluta e apre una nuova fase politica

Di: Francesco Baldi
Data: 20 Aprile 2026

 

La Bulgaria entra in una nuova fase politica, rompendo con decenni di instabilità, dopo il risultato elettorale delle elezioni legislative di domenica 19 marzo. Il movimento “Bulgaria Progressista”, fondato appena quattro mesi fa da Rumen Radev, ex capo di stato del paese, dimessosi quasi alla fine del suo secondo mandato appositamente per guidare il suo nuovo partito in questa tornata elettorale, ha ottenuto una vittoria netta conquistando circa il 44,7% dei voti e assicurandosi 135 seggi su 240. Si tratta di un esito storico: è la prima volta dal 1997 che una singola forza politica dispone dei numeri per governare senza alleati. Il successo arriva dopo anni segnati da governi fragili e coalizioni poco durature. Dal 2001, infatti, nessun esecutivo era riuscito a ottenere una maggioranza autonoma. La tornata elettorale è stata anticipata da una crisi politica legata a un bilancio contestato, che aveva provocato proteste diffuse nel Paese e accelerato la caduta del precedente governo.

Radev durante la campagna elettorale ha puntato soprattutto su temi interni, promettendo stabilità istituzionale e una lotta più incisiva alla corruzione dilagante ormai da tempo nel paese. Nel suo primo discorso dopo la vittoria ha sottolineato la volontà di rafforzare il ruolo della Bulgaria all’interno dell’Unione Europea, parlando della necessità di un’Europa più pragmatica e capace di rilanciare competitività industriale e sicurezza. Ha criticato l’approccio attuale alle sanzioni alla Russia e ha ribadito l’importanza di mantenere canali di dialogo aperti a livello internazionale. La posizione di Radev appare, infatti, articolata: pur mostrando scetticismo verso il sostegno militare diretto all’Ucraina, non sembrerebbe intenzionato a creare fratture con i partner europei. Secondo diversi osservatori, la sua linea potrebbe tradursi in un equilibrio tra l’evitare un coinvolgimento diretto dello Stato nelle forniture militari e il non ostacolare le attività delle aziende private del settore difesa. Questo punto risulta essere particolarmente rilevante anche per l’economia bulgara: negli ultimi anni, infatti, il Paese è diventato un attore significativo nella produzione di munizioni, spesso destinate all’Ucraina tramite intermediari. Il conflitto ha dato nuova linfa all’industria militare che dopo la fine dell’era sovietica aveva attraversato un lungo periodo di difficoltà.

Se le elezioni risultano essere andate particolarmente bene per il partito di Radev a perdere consensi è soprattutto il GERB, partito dell’ex primo ministro Boiko Borisov, che crolla al 13,4%, mentre la coalizione liberale “Continuiamo il cambiamento – Bulgaria Democratica” resta stabile al 12,8%. Risultati che evidenziano un forte ridimensionamento delle forze tradizionali che hanno dominato la politica degli ultimi anni del paese e confermano il carattere eccezionale e di rottura del voto di questa ottava tornata elettorale dal 2021.

Nonostante la maggioranza assoluta, il nuovo governo dovrà comunque cercare un’intesa con altre forze politiche su alcune riforme cruciali. In particolare, per modifiche costituzionali legate all’indipendenza della magistratura sarà necessaria una maggioranza qualificata dei due terzi, obiettivo raggiungibile solo attraverso accordi parlamentari. La sfida per Radev infatti sarà ora trasformare il consenso elettorale in una guida stabile del Paese, in grado sia di portare avanti le riforme promesse sia di mantenere un equilibrio tra queste aspettative interne e le pressioni internazionali.

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