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Elezioni in Sudafrica – L’ANC verso una nuova vittoria.

Mercoledì i 26,7 milioni di elettori sudafricani saranno chiamati a votare per rinnovare l’Assemblea Nazionale. Si tratta della sesta elezione dalla fine dell’apartheid nel 1994.

Sistema istituzionale

In Sudafrica c’è un sistema parlamentare. L’Assemblea Nazione è composta 400 membri eletti in modo proporzionale. Duecento sono eletti su base nazionale, mentre gli altri duecento su base provinciale. Il presidente del Sudafrica è eletto dall’Assemblea nazionale dopo le elezioni.

Anche le legislature provinciali, che hanno dimensioni variabili da 30 a 80 membri, sono elette in modo proporzionale con liste chiuse. I premier di ogni provincia saranno eletti dalle rispettive legislature provinciali. Queste poi nominano i propri rappresentanti al Consiglio Nazionale delle Province.

L’Assemblea Nazionale rimane in carica cinque anni e il suo mandato scade esattamente cinque anni dopo le elezioni, anche se poi continua a funzionare fino a che non subentrano i nuovi eletti.

I partiti

A queste elezioni partecipano 48 patiti, diciannove in più di quanti si presentarono nel 2014. Ma quelli importanti sono solo tre: Congresso Nazionale Africano, Alleanza Democratica e Combattenti della Libertà Economica.

Congresso Nazionale Africano

Il Congresso Nazionale Africano (African National Congress, ANC) è il più importante partito del paese. È stato fondato nel 1912 ed è rimasto ininterrottamente al governo del Sudafrica dal 1994 ad oggi. È di centro-sinistra si rifà alla socialdemocrazia, al nazionalismo africano e al populismo. Aderisce all’Internazionale Socialista.

Nel 1994 si presentò alle elezioni con il Partito Comunista Sudafricano e con il Congresso di Sindacati. L’ANC ottenne il 62,6% dei seggi e Mandela fu eletto primo Presidente del Sudafrica. Cinque anni dopo incrementò ulteriormente i propri voti, arrivando al 66,4%, ma decise di allearsi con il Nuovo Partito Nazionale (NNP), erede del Partito Nazionale.

Nei primi anni 2000 si assiste a una svolta liberale, che gli permette di aumentare ancora i voti e ottenere il 69% dei voti. I rapporti con i sindacati peggiorano e il partito sembra attraversare una fase di relativa difficoltà, anche dovuta alla scissione del Congresso del Popolo. Ma nel 2009 prende il 65% dei voti.

Il partito ha la sua base elettorale tra le etnie “nere” del paese (Zulu, Xosa, Bashoto, etc..) nelle zone rurali e tra le classi con basso reddito e basso tasso di istruzione.

Presidenti del Sudafrica con l’ANC sono stati Nelson Mandela (1994-1999), Thabo Mbeki (1999-2008), Kgalema Motlanthe (2008-2009) e Jaboc Zuma (2009-2018).

Con il passare degli anni, soprattutto sotto la presidenza Zuma, il partito è diventato sempre più corrotto e inefficiente, incapace di gestire l’economia del paese e di affrontare l’alto tasso di criminalità che affligge soprattutto le grandi città.

L’ANC attualmente è guidato da Cyril Ramaphosa, che ha sconfitto in un voto interno al partito il suo rivale, Nkosazana Dlamini-Zuma, con uno stretto margine. Il 14 febbraio, Ramaphosa è diventato presidente, dopo che Jacop Zuma ha deciso di dimettersi.

Ramaphosa, ex sindacalista, ricco uomo d’affari e politico di lunga esperienza, ha fatto sperare in una svolta positiva per il governo del paese.

Alleanza Democratica

L’Alleanza Democratica (Democratic Alliance, DA) è il secondo partito del Sudafrica. È nato nel 2000 come erede del Partito Democratico ed è un partito liberale di centro che a volte guarda a sinistra e a volte a destra.

Dal 2004 è il principale partito di opposizione, anche se prende cifre irrisorie rispetto all’ANC.

Nel 2006 la DA vinse le elezioni a Città del Capo, l’unica grande città sudafricana non governata dall’ANC. Helen Zille fu eletta sindaca e l’DA ottenne il 41,8% dei voti, formando un’alleanza con 6 partiti minori. Nello stesso anno Tony Leon, che aveva guidato il partito dal 1994, si dimise e Zille fu eletta segretaria del partito. Alle elezioni del 2009 ha ottenuto il 16,5% dei voti e a quelle del 2014 il 22,20%, il massimo mai raggiunto.

Hellen, che è stata anche premier della Western Cape Province, non è riuscita a togliere alla Democratic Alliance l’etichetta di “partito dei bianchi”. Nel 2015 si dovette dimettere a causa di una sua dichiarazione in cui diceva che il regime dell’Apartheid “aveva fatto anche cose buone”. Mmusi Maimane, pastore protestante, ne ha preso il posto. È il primo leader “nero” della DA, ma manca del carisma di Zille e ha spostato il partito verso destra dal punto di vista sociale.

La Democratic Alliance è votata soprattutto dalle minoranze etniche del paese (bianchi e indiani). Ha la sua roccaforte nella Western Cape Province, nelle città e tra gli strati sociali più istruiti.

Alle elezioni amministrative del 2016, la DA ha vinto in quasi tutti i distretti della Western Cape Province (inclusa Cape Town). Nei distretti cittadini di Johannesburg e di Tshwane (Pretoria) è andata al governo un’inedita alleanza tra DA, EFF e altri partiti minori, mentre l’ANC è rimasto al potere nel distretto di e Thekwini (Durban).

Combattenti della Libertà Economica

I Combattenti della Libertà Economica (Economic Freedom Fighters, EFF) sono un partito politico di ispirazione panafricana fondato nel 2013 da Julius Malema, già esponente del Congresso Nazionale Africano ed ex leader della federazione giovanile.

Ideologicamente sono di estrema sinistra. Si riconoscono nel comunismo, nel marxismo-leninismo e nell’anti-imperialismo. Il loro slogan è: “People’s Power for Economic Freedom in Our Lifetime”. Il partito è a favore dell’espropriazione delle terre di proprietà della minoranza bianca, alla nazionalizzazione delle aziende del settore minerario e alla reintroduzione della pena di morte. Il partito è stato accusato in passato di atteggiamenti razzisti e incitamento all’odio razziale verso i bianchi e le minoranze etniche.

L’EFF ha forti legami con lo ZANU-PF, il partito al potere in Zimbabwe. Malema è un estimatore del regime venezuelano e ama presentarsi in pubblico con un berretto simile a quello tradizionalmente indossato da Hugo Chavez, il leader venezuelano morto sei anni fa.

Alle elezioni del 2014 hanno ottenuto il 6,35% dei voti, pari a circa 1,1 milioni.

I sondaggi

Si tratta di un’elezione scontatissima, secondo i sondaggi. La vittoria dell’ANC è sicura, ma non è chiaro con quale margine.

L’ultimo sondaggio IRR dà l’ANC al 49,5%, l’AD al 21,3% e l’EFF al 14,9%. Un sondaggio Ipsos del 17 aprile invece dà l’ANC al 52,9%, l’AD al 15,2% e l’EFF al 9,5%.