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Epidemia Covid-19: dove è nata e dove si è sviluppata? L’analisi Bidimedia

L’epidemia di coronavirus in Italia è ufficialmente cominciata il 20 febbraio quando il cosiddetto paziente 1, poi definito il runner di Codogno, fu scoperto positivo. Non il primo positivo in Italia, ma il primo di cui si aveva notizia certa che si fosse contagiato qui, e non all’estero.

Ormai però è chiaro che l’epidemia di coronavirus andava già montando da qualche settimana quando il paziente 1 fu scoperto (anche lui stesso si era rivolto al pronto soccorso già dal 14 febbraio). Uno dei dati che più ci danno sicurezza di questa ipotesi sono i dati dei decessi, aumentati nettamente rispetto agli anni passati, come vedremo in questo articolo.

Se è vero infatti che per un certo periodo i test sono rimasti bassi e molti dei malati sono sfuggiti così dal totale dei positivi italiani, la traccia lasciata dal virus sui morti è incontrovertibile.

Da qualche giorno l’ISTAT ha messo a disposizione i dati dei decessi giorno per giorno dei primi mesi di quest’anno e degli anni passati, per molti dei comuni italiani. Piuttosto che concentrarci sul dato complessivo delle morti sommerse, su cui fa già luce l’ottimo report INPS che consigliamo di leggere (https://www.inps.it/docallegatiNP/Mig/Dati_analisi_bilanci/Nota_CGSA_mortal_Covid19_def.pdf) preferiamo concentrarci sui dati dei singoli comuni, per provare a ricostruire il percorso del virus, dai primi focolai e per tutto il primo mese di diffusione della pandemia.

Occorre però porre alcune avvertenze. Per prima cosa i decessi che crescono rispetto agli anni passati non fotografano una situazione attuale ma con un paio di settimane di ritardo, che è il tempo medio che passa secondo i dati ISS da quando si contrae il virus a quando si muore.

Seconda avvertenza, per far sì che i decessi differiscano significativamente dai dati degli anni passati serve comunque che l’epidemia sia un minimo diffusa. Diciamo 2/3 decessi giornalieri in più nei comuni più piccoli fino a 15/20 in quelli più grandi, che potrebbero corrispondere a circa 40/80 persone contagiate nei primi e a 400/500 per i secondi. Numeri ancora contenuti, ma comunque non proprio nulli. Andando più indietro sarebbe molto difficile distinguere i decessi dovuti al Covid rispetto al rumore di fondo. Sia chiaro quindi che non si sta dando la caccia ai primissimi pazienti, ma a qualcosa di temporalmente successivo.

Terza e ultima avvertenza, qui stiamo contando tutti i decessi in più rispetto agli anni passati, sia quelli direttamente dovuti al Covid sia i così detti decessi indiretti. Chi scrive crede che i secondi siano ben minori dei primi, ma comunque è bene tenere a mente la cosa.

 

I PRIMI FOCOLAI:

Seguendo un naturale ordine è bene partire dai primi comuni che hanno cominciato a manifestare significativi cambiamenti rispetto all’ordinario andamento dei decessi, e cioè i focolai iniziali. Possono essere individuati almeno in tre aree distinte del paese, sebbene sull’ultima ci sarà da discutere.

CODOGNO – CREMONA – PIACENZA

Il primo dei tre epicentri del contagio italiano di cui ci occupiamo è stato anche il primo ad essere scoperto, anche se solo in minima parte. Ci troviamo tra la provincia di Lodi, quella di Cremona e quella di Piacenza.

Codogno

Partiamo dal primo luogo di cui siamo venuti a conoscenza, il comune di Codogno. Possiamo guardare nel grafico a sinistra l’andamento dei decessi nel 2020 rispetto alla media dei 5 anni passati (2015-19). Osservando i decessi si nota che questi fanno il primo strappetto verso l’alto a fine febbraio. Ricordando ciò che abbiamo accennato in precedenza questo fotografa una situazione di due settimane prima, quindi un virus che comincia ad essere abbastanza diffuso attorno al 13/16 febbraio.
Il runner di Codogno verrà scoperto positivo il 20, ma già allora, stando al grafico del decessi, dovevano esserci un buon numero di contagiati, almeno 400. A destra vediamo la differenza tra i casi del 2020 e la media degli anni passati, quindi indicativamente finché qui i numeri stanno attorno allo zero non c’è una grossa discrepanza tra i numeri degli anni passati e quelli di quest’anno.

Piacenza

Forse quello che non tutti sanno è che quel 20 febbraio, assieme a Codogno, il virus era già presente in altri comuni italiani, ben più grandi, uno tra questi è Piacenza. Il suo grafico dei decessi è interessante infatti soprattutto per far vedere che si tratta del medesimo focolaio di Codogno, quello iniziale. Infatti le curve dei due comuni, si inseguono all’inizio della crescita a 1/2 giorni di distanza, quando non si sovrappongono. Lo vediamo dal grafico a destra, in cui sono mostrate la differenza tra i decessi 2020 e la media per gli anni passati di Piacenza (curva rosa) e quelli di Codogno (curva grigia).

Con Piacenza vediamo anche subito gli effetti del lockdown lombardo, applicato l’8 marzo. Questo doveva intervenire sulla curva dei decessi circa il 23, a 15 giorni di distanza, e proprio in quel momento il grafico dei morti di piacenza comincia a calare.

Cremona

Con Cremona chiudiamo in un certo senso la lista dei principali centri di questo primo focolaio. La curva della differenza tra i decessi di quest’anno e quelli degli anni passati (grafico a destra, curva verde) è sovrapponibile a Codogno e a Piacenza (mostrati in grigio), tutti focolai cominciati a qualche giorno di distanza l’uno dall’altro, e quindi, per dirla meglio, tutti pezzi di un unico focolaio.

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