Lasciano spazio sicuramente a speculazioni le parole di Pier Silvio Berlusconi, pronunciate durante l’ultimo incontro annuale con la stampa negli studi Mediaset: questa volta, dopo aver ringraziato il segretario Tajani per la leadership di Forza Italia in questi anni, ha deciso di sbilanciarsi più del solito con una chiara invocazione di “facce nuove” ai vertici dello schieramento forzista. Sorge istantaneamente l’idea di un cambio al comando del partito e il nome che fa maggiormente il giro in queste ore è sicuramente quello di Roberto Occhiuto, presidente della regione Calabria, da poco rinnovato nel suo incarico dopo le elezioni regionali di ottobre. Ex capogruppo forzista alla Camera e successore di Jole Santelli alla guida della regione, Occhiuto si è distinto per la sua presenza carismatica sui social e per il suo dissenso (seppur moderato) nei confronti di alcune scelte del governo: ne fanno testimonianza le sue critiche in merito alla definizione dei LEP della riforma sull’autonomia differenziata. Immaginato da tutti come un soggetto appartenente ad un’area più liberale e moderata, presenterà ufficialmente la sua corrente a palazzo Grazioli il 17 dicembre. “In Libertà” è il nome scelto e tra i possibili primi nomi che aderiranno alla stessa ci potrebbero essere quelli di Mario Occhiuto, senatore di FI e fratello del presidente di regione, e Matilde Siracusano, compagna di Roberto e sottosegretaria ai rapporti con il Parlamento. L’affermazione dell’Occhiuto nell’ultima tornata elettorale in Calabria, la scelta politica di chiedere espressamente una riconferma ai cittadini calabresi dopo essere stato coinvolto in indagini per corruzione (riguardanti nomine di persone a lui vicine), e il suo alto gradimento rilevato dal report 2025 de Il Sole 24 Ore (top five tra i governatori più apprezzati), lo hanno portato ad assumere una posizione rilevante sia nel partito che a livello nazionale. Il possibile cambio di passo del partito in merito ad alcuni temi, sempre parlando dell’eventualità di una sua leadership, lo si potrebbe dedurre anche da un’intervista di settembre, rilasciata al quotidiano “La Verità”, dove lo stesso si sarebbe mostrato aperto ad una visione maggiormente liberale sui diritti civili riferendosi alle idee della presidente di Fininvest (Marina Berlusconi), più volte dimostratasi favorevole ad una politica più progressista sul tema. Tra i nomi che risulterebbero ugualmente interessanti nella sfida delle “facce nuove” ad una leadership del partito non sarebbe da meno la menzione di Simone Leoni, giovane rampollo e segretario della giovanile del partito, conosciuto per la proposta di un “nuovo approccio sociale inclusivo” in aperta critica alle posizione del leghista generale Vannacci. Non è da lasciare sicuramente nel campo dell’impossibile anche la scelta di un’eventuale discesa in campo degli stessi figli del Cavaliere, cosa che però più volte gli stessi hanno smentito, a causa della zelante dedizione all’amministrazione delle aziende di famiglia. Lasciando il campo dei fatti e passando a quello delle speculazioni in concreto, se volessimo immaginare un riposizionamente di Forza Italia in un’area più liberale e centrista, e quindi la creazione di una coalizione terza, quanto varrebbe quest’area? La risposta è possibile trarla da un sondaggio BiDiMedia effettuato non tanto sui voti ai singoli partiti, quanto alle coalizioni. Il nostro istituto di sondaggi ha valutato l’area al momento composta soltanto da Azione, Partito Liberaldemocratico e la nuova formazione politica di Boldrin “Ora” al 4,3%. Se volessimo meramente effettuare una somma algebrica della percentuale dell’area a quella di Forza Italia (8,1%), derivante dall’ultimo sondaggio BiDiMedia sui partiti, attesteremmo la coalizione intorno addirittura al 12%. Un risultato davvero interessante, che potrebbe cambiare totalmente le sorti delle prossime elezioni legislative del 2027. Ovviamente il calcolo combinato risentirebbe di molte variabili: a partire dal programma di coalizione, dalle effettive performance di tutti i partiti e anche dalle scelta degli elettori di FI di
volersi effettivamente staccare dalla coalizioni di centrodestra, scelta che potrebbe punire il partito, quanto premiarlo. Il vero nodo, più che la leadership, potrebbe essere quello di capire se Forza Italia vuole tornare a essere un partito di equilibrio o accettare il rischio di una marginalità strategica nel centrodestra.
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