– Shock in Armenia: come da copione, il Primo Ministro Serzh Sargsyan, padre padrone del Paese, aveva tentato di superare il limite dei due mandati presidenziali cambiando la Costituzione. E fin qui tutto normale. Ha quindi – furbamente – cambiato la Costituzione NON cancellando il limite, come fanno normalmente gli aspiranti dittatori, ma trasformando la Repubblica presidenziale in Repubblica parlamentare, con un referendum che gli ha dato ragione. Il sistema parlamentare gli avrebbe quindi consentito di rimanere Primo Ministro, e titolare del potere esecutivo, a vita.
Così non è andata. Ovviamente, Sargsyan prima del referendum aveva fatto agli Armeni la poco credibile promessa di non salire al potere al posto di Karen Karapetyan dopo la fine del proprio mandato da Presidente. E, altrettanto ovviamente, era una palese balla.
Quindi, una settimana fa, Sargsyan si è fatto nominare Primo Ministro. In seguito alle proteste adirate dell’opposizione, che ha scatenato manifestazioni di piazza contro l’ex Presidente, Sargsyan ha pensato di poter fare quello che vuole (come accade nei vicini Turchia e Azerbaijan), conscio anche del saldo appoggio della Russia di Putin, e ha fatto arrestare i leader dell’opposizione.
A quanto pare, non poteva finire in questo modo. Dopo i fermi, la piazza ha indetto una rivoluzione di velluto, non tanto di velluto in realtà, visto che ha tentato di entrare nel Parlamento. Yerewan è diventata una città bloccata, e lo stesso Sargsyan ha rischiato di finire linciato. E così, dopo soli sei giorni di governo, si è dimesso.
Stiamo forse assistendo alla fine dell’era Sargsyan in Armenia? E, in tal caso, stiamo anche assistendo all’inizio di una nuova democrazia? Lo scopriremo nelle prossime puntate. Ma sappiamo che nel Caucaso e sulle rive del Caspio quasi mai si muove pietra che Vladimir Putin non voglia.
Per questa settimana è tutto. Alla prossima elezione!
Skorpios
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