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lL GIRAMONDO – Uno sguardo a sondaggi ed elezioni in giro per il Mondo: Elezioni presidenziali in Colombia. La “vendetta di Uribe” mette a rischio il processo di pace.

Gli elettori colombiani sono chiamati il 27 Maggio all’elezione del Presidente della Repubblica, Se nessun candidato riceve la maggioranza dei voti, il 17 giugno si terrà un secondo turno di ballottaggio. Il presidente uscente colombiano Juan Manuel Santos non è eleggibile per la rielezione, avendo già scontato due mandati. Il candidato eletto avrà una durata di quattro anni, che inizierà il 7 agosto 2018 e terminerà il 7 agosto 2022.

SISTEMA POLITICO

La Colombia è una repubblica democratica rappresentativa presidenziale basata su un sistema multipartitico, in cui il Presidente della Colombia è al contempo capo di stato e capo di governo.
Il potere esecutivo è esercitato dal governo. Il potere legislativo spetta al governo e alle due camere del congresso, al Senato e alla Camera dei rappresentanti. Il potere giudiziario è indipendente dal potere esecutivo e legislativo.

Il Democracy Index dell’Economist Intelligence Unit classifica  la Colombia come “democrazia imperfetta” al livello di paesi tipo Polonia, Ungheria, Filippine e Croazia.

LA STORIA POLITICA RECENTE

La storia politica della Colombia dal 1886 (anno dell’indipendenza) fino agli anni recenti è sempre stata dominata dal Partito Liberale e dal Partito Conservatore, che si sono alternati al governo  del paese, oppure hanno governato insieme come nell’ esperienza del Fronte Nazionale tra il 1958 e il 1974, nato per porre fine alla dittatura militare seguita alla guerra civile dei primi anni ’50.

A causa della mancanza di una reale alternativa politica e alla violenza delle formazioni paramilitari di destra, alcune formazioni di estrema sinistra organizzarono nei primi anni sessanta, in alcune regioni nel centro della Colombia, alcune comunità contadine autonome. Il governo le qualificò come “inaccettabili repubbliche indipendenti” e lanciò contro di esse nel 1964 una vasta operazione militare che impegnò 16.000 uomini, nel maggio del 1964. A seguito di questa offensiva nacque il gruppo guerrigliero delle FARC, a cui seguì di lì la creazione, sotto l’influsso della teologia della liberazione della formazione guerrigliera, dell’ELN.

Nel 1984 furono firmati gli “Accordi della Uribe” con le FARC, che prevedevano un cessate il fuoco, l’istituzione di elezioni popolari per sindaci e governatori, la decentralizzazione amministrativa e garanzie per l’attività politica di tutti i movimenti. In conseguenza di ciò le FARC lanciarono nel 1985 il movimento politico Unión Patriótica. Alle elezioni del 1986 l’Unión Patriótica elesse 14 parlamentari, ma in seguito a questa affermazione iniziò una vera e propria campagna di sterminio nei suoi confronti, conosciuta come il “genocidio politico dell’UP”. In pochi anni vennero sterminati più di 5.000 membri e dirigenti di questo partito in tutta la Colombia, compresi due candidati alla presidenza del paese. Questi eventi portarono le FARC a concludere che in Colombia non vi erano spazi per la lotta politica legale e a riprendere l’attività guerrigliera.

Gli ani ’90 videro alternarsi fasi di dialogo tra governo e guerriglieri con fasi di aperto conflitto armato.

Nel 2002 fu eletto presidente Álvaro Uribe Vélez, candidato indipendente ma appoggiato dai gruppi di destra del paese, con la promessa di porre fine alla violenza dei paramilitari e di sconfiggere militarmente i gruppi guerriglieri. Uribe estese la guerra contro le guerriglie delle FARC e dell’ELN, ma anche contro tutte quelle popolazioni considerate la base di appoggio della guerriglia. Durante il suo periodo crebbero enormemente le violazioni dei diritti umani, quali massacri paramilitari e dell’esercito, sparizioni forzate, omicidi di sindacalisti e di attivisti contadini, indigeni e dei partiti di sinistra.

La coalizione di governo riuscì a riformare la Costituzione permettendo un secondo mandato presidenziale e Uribe riuscì a farsi rieleggere per il periodo 2006-2010. Un tentativo per autorizzare un terzo mandato fu bocciato dalla Corte Costituzionale.

Nel 2010 Uribe dovette quindi cedere il potere di Presidente a Juan Manuel Santos, ex Ministro della Difesa e Vicepresidente, con l’intenzione di continuare nella lotta senza quartiere contro i gruppi guerriglieri presenti nel paese. I militari assestarono tra il 2008 e il 2011 alcuni colpi alla guerriglia delle FARC, uccidendo alcuni dei suoi capo storici.

Tuttavia data l’impossibilità di terminare il conflitto per via militare Santos decise di aprire nel 2012 dei dialoghi di pace con la guerriglia.

Il trattato di pace con le FARC fu firmato nel 2016. Fu sottoposto a referendum popolare ma fu clamorosamente bocciato dagli elettori, soprattutto a causa dell’opposizione di Uribe, ancora popolare nel paese.

Il trattato fu allora parzialmente modificato e ratificato dal parlamento, senza tenere nessun nuovo referendum.