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Ma prima ancora delle alleanze, la lotta è per essere prima forza all’interno del PE: ricordiamo infatti che con le attuali regole – più un Gentlemen’s agreement a dire il vero – il primo partito esprime il ruolo più importante, quello di Presidente della Commissione Europea, indipendentemente da quali alleanze vengano alla fine stabilite. Se questa regola verrà mantenuta almeno in parte come pare – la questione è infatti al centro di un acceso dibattito all’interno del PE – sarà essenziale in primis arrivare primi sui rivali, al di là dalle possibili maggioranze.

In questa competizione il PPE resta grande favorito nonostante il recente forte calo: per colpa del crollo di alcuni dei principali partiti della famiglia socialista, come il PS francese ed il PD nostrano, nonché per via della Brexit che ha privato il gruppo S&D del fondamentale apporto dei forti Laburisti Britannici, il Partito Socialista Europeo non sembra infatti in grado da solo di impensierire i Popolari, come si può vedere dall’ultimo grafico in basso che mostra l’andamento del vantaggio del PPE sui S&D (impennatosi proprio per via della Brexit).

Proprio in questo contesto si inserisce un’ipotesi suggestiva, che voci insistenti da insider del PE vogliono in stadio piuttosto avanzato di elaborazione: l’idea di creare un grande partito Democratico Europeo, sul modello dei Democratici USA, che includa l’ala moderata di GUE/NGL (rappresentata soprattutto dalla greca SYRIZA di Alexīs Tsipras), tutto il gruppo S&D e “l’ala sinistra“, potremmo dire liberalsocialista e liberal-progressista, dell’ALDE, rappresentata ad es. da LREM di Macron, C’s di Rivera e gli olandesi D66. L’obbiettivo sarebbe proprio, se non raggiungere la maggioranza assoluta, almeno sorpassare il PPE ed ottenere così il diritto di esprimere la guida della prossima Commissione.

E’ bene sottolineare come si tratti solo di idee tutt’altro che sicure e voci, all’interno di un contesto ad oggi di grande incertezza come testimoniato dalle ipotesi – pur bocciate – di ripartire parte dei seggi rimasti vacanti per via della Brexit a liste transnazionali: nulla di sicuro dunque, ma un contesto politico europeo in rapida evoluzione da tenere attentamente d’occhio anche da parte italiana visto il potenziale ruolo che potrebbero avere noti politici nostrani (sempre le stesse voci citano di frequente Matteo Renzi) a seconda dei risultati delle imminenti elezioni politiche.


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