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Referendum 2026: la mappa interattiva dei risultati per comune e per collegio uninominale

BiDiMedia presenta la mappa del voto al referendum costituzionale: scoprite chi ha vinto e di quanto nel vostro comune e nel vostro collegio uninominale di Camera o Senato!

La mappa interattiva

La mappa interattiva mostra per ogni comune o collegio i risultati del sì e del no al referendum costituzionale sulla riforma Nordio. Dal menù in alto potete scegliere quale area visualizzare in mappa: comuni, collegi uninominali Camera o Senato. La scala di colore indica vittoria del No in rosso, più scuro all’aumentare del vantaggio, mentre la vittoria del sì è in eguale scala di verde.

Riportiamo ora un breve commento basato sulla mappa con le principali tendenze politiche comunali e per collegio.

A livello nazionale (estero escluso), questi sono stati i risultati complessivi:

Il voto per comune

La vittoria del No si evidenzia dalla mappa in 3 aree fondamentali: città, con il no che vince nei comuni capoluogo, zone “rosse” (Emilia e Toscana), Meridione e Isole. Il Sì tiene invece soprattutto nei centri medi e piccoli della Pianura Padana e della pedemontana lombardo-veneta, oltre che nelle aree interne del Centro Italia. La correlazione politica al Centro-Nord è evidente, con il No che vince dove sono più forti le opposizioni, mentre il Sì prevale nelle aree di forza del Centrodestra. Il Meridione e le Isole hanno invece un risultato molto più univoco a favore del No, a prescindere dal voto politico.

Nel complesso la vittoria del No è stata decisa innanzi tutto dal plebiscito nelle regioni del Sud (Sicilia in primis), ma anche dalle grandi città e dai risultati migliori delle attese al Nord-Ovest.

Il Nord

Partendo da Nord-Ovest, si nota come il No prevalga in buona parte della provincia di Torino, non solo nel comune capoluogo ma anche nella città metropolitana, in particolare in Val di Susa, nelle Valli Occitane, a Ivrea e nel Canavese. Anche nel resto del Piemonte il margine per il Sì è decisamente meno netto delle attese. Situazione simile in Liguria: a Genova trionfa il No di quasi 30 punti e vince nel Genovesato, in tutta la Riviera di Levante e a Ponente fino al golfo di Savona incluso. Piuttosto inattesa la vittoria del No a Imperia. Nel complesso, la regione pende nettamente verso il No, mentre le attese erano di una competizione serrata.

Lombardia, Veneto e Friuli sono le uniche regioni in cui ha vinto il Sì. In Lombardia il No arriva tuttavia a un ragguardevole al 47%, soprattutto grazie a Milano e alle altre città. Nel capoluogo meneghino, il No vince con il 58%. Una porzione importante degli elettori liberali milanesi ha votato in dissenso ai partiti di provenienza. Il No prevale anche in diversi comuni dell’area metropolitana milanese. Segnaliamo che Sesto San Giovanni è tornato a votare “più a sinistra” di Milano: 59% per il No nell’ex Stalingrado d’Italia. Il fronte del no prevale anche a Bergamo, Brescia, Pavia, Lodi, Mantova, Monza e Como. Solo a Varese, Lecco e Sondrio vince il Sì. La riforma della giustizia voluta in origine da Silvio Berlusconi viene bocciata di mezzo punto nella sua Arcore. Nel resto della regione domina invece il Sì.

Il Veneto si conferma la regione più salda per il Centrodestra, Sì al 58%. Qui troviamo una delle pochissime città di dimensioni ragguardevoli a votare Sì, Verona, con il 52% A Venezia invece prevale nettamente il No con il 55%, dato di notevole interesse in vista delle elezioni comunali di maggio. Nel Friuli il Sì vince in buona parte dei comuni ad eccezione dei capoluogo, mentre in Venezia-Giulia il No è avanti. In Trentino valli per il Sì, città e paesi del fondovalle lagarino per il No, a partire da Trento e Rovereto. Risultati molto frammentati in Alto Adige, dove gran parte della comunità tedescofona non si è recata alle urne.

Regioni Rosse e centro Italia

In Emilia e Toscana nessuna sorpresa: il voto referendario ricalca quello politico. No ampiamente avanti sull’asse della Via Emilia, a Firenze e provincia, a Livorno, Siena e in generale nelle aree più “rosse”; performa bene anche nel Nord-Ovest della Toscana in genere più spostato a destra. In Umbria e Marche, considerate politicamente “toss-up”, vince il No, con maggior margine nella regione adriatica che vede colorarsi di rosso pressochè tutta la fascia costiera. Differenza importante rispetto alle regionali recenti, in cui il Centrodestra aveva prevalso in tutto il sud della regione. In Umbria invece il Sì vince in diversi comuni rurali, ma a sorpresa il No è avanti, oltre che a Perugia, Gubbio e altre cittadine del nord della provincia, anche a Terni, nonostante il sindaco Bandecchi schierato per il sì.

Il Lazio come consueto vede una netta spaccatura tra Roma, dove trionfa il No, e resto della regione con il Sì vincente. Viterbo è il comune capoluogo con il Sì più alto in tutta Italia (57%) e il Lazio è l’unica regione con più capoluoghi per il Sì che per il No (Viterbo, Rieti, Frosinone e Latina). Il peso di Roma è però dominante, e in regione a prevalere è il No.

Il meridione

Al di sotto del Lazio, è plebiscito per il No: in tutto il Meridione è evidente l’ondata per la bocciatura della riforma, che travalica le consuete divisioni politiche. Il risultato più sorprendente è senza dubbio quello siciliano; la regione doveva essere in bilico e invece il No prevalere di oltre 20 punti. Proprio tra Sicilia, Calabria e Campania si trovano i comuni con i picchi percentuali più alti per il No: Napoli tra le grandi città (75%), ma in alcuni paesi calabresi e siciliani si supera l’80%, come a San Martino di Finita e Donanico (CS) o a Cassaro (SR). Sono questi i comuni con i migliori risultati nazionali per il No. Solo a Reggio Calabria vince il Sì, ma con un margine risicato, 53% in tutta la provincia e appena 50,8% nel capoluogo.

In Puglia il Sì riesce a vincere in alcuni comuni del Salento, a partire da Otranto (59%) ma a Bari, Brindisi, Taranto e relative province domina il No con oltre il 60% dei voti. Il risultato pugliese è comunque meno netto di Campania e Sicilia: “solo” il 57% per il No. Senza voti di preferenza, in Basilicata buona parte dell’elettorato di Azione ha evidentemente votato No se in regione la riforma viene bocciata con il 60%. Sopravvivono alcune isole per il Sì solo nella parte centrale della provincia di Potenza. A Matera invece il No sfiora il 70%. Sardegna quasi tutta rossa come da attese. Qui troviamo uno dei comuni capoluogo più favorevoli al No: si tratta di Lanusei in Ogliastra, che boccia la riforma al 71%.

 

I collegi uninominali

Il trionfo del No al Sud, la sua avanzata nelle aree metropolitane e in altre zone pone un importante tema politico per il Centrodestra. Senza dubbio i voti dell’eterogeno fronte del No non sono assegnabili in automatico al Campo Largo; le elezioni politiche saranno una partita diversa, con ampie possibilità di vittoria per l’attuale maggioranza che ha diversi punti di forza. Tuttavia l’esito del referendum segnala un problema. Se i 15 milioni di voti contro il governo venissero canalizzati dal Campo Largo, il Centrodestra si troverebbe in svantaggio, come mostra la proiezione dei voti del No nei collegi uninominali di Camera e Senato.

Il Centrodestra infatti non solo perderebbe tutti i collegi del Sud, con l’eccezione di Reggio Calabria, ma arretrerebbe in maniera significativa anche in altre aree. Tutti gli uninominali in Toscana, Emilia, Marche ed Umbria andrebbero al “fronte del No”, ad eccezione di Piacenza, Ferrara e Macerata (le ultime due in bilico). Anche nelle aree metropolitane l’arretramento sarebbe importante. Un Campo Largo coincidente con il No vincerebbe tutti i collegi di Roma, Milano, Napoli e Torino. Si colorerebbero di rosso anche le intere città metropolitane di Roma, Genova, Torino e Napoli, i collegi di Cologno Monzese e Sesto San Giovanni a Milano, fino ad arrivare a Trento, Gorizia e Trieste. Addirittura due collegi veneti, quelli di Padova e Venezia, sarebbero contendibili.

Al Centrodestra rimarrebbero in definitiva solo i collegi extraurbani del Nord e poco altro tra Lazio e Abruzzo: non abbastanza per pensare di vincere le elezioni. Tuttavia, anche l’attuale proposta di modifica della legge elettorale ha una controindicazione per il Centrodestra. Con i risultati referendari, sarebbe infatti il Campo Largo a conquistare il premio di maggioranza. Un rebus politico non facile da sciogliere per Giorgia Meloni e i partiti di governo.

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Sam
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