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Sondaggi d’America – Rinvio delle primarie in molti stati. Nonostante le ultime sconfitte, Sanders rimane in corsa.

Lo stravolgimento del calendario delle primarie

La pandemia di COVID-19 in atto ha, tra le altre cose, comportato anche uno stravolgimento del calendario delle elezioni primarie nei vari stati, i quali si stanno attrezzando per evitare il voto in persona a favore del voto postale (mail voting).

Il Wisconsin ha confermato le primarie per il 7 aprile, mentre il 10 aprile sarà il turno dell’Alaska, che ha cancellato il voto in persona previsto per il 4 aprile e ha esteso il periodo per votare via posta. Stessa cosa ha fatto il Wyoming, dove però il periodo per il voto postale è stato esteso fino al 17 aprile. A Porto Rico le primarie si terranno il 26 aprile (invece del 29 marzo), due giorni più tardi sarà il turno di New York, dove gli elettori dovranno votare tramite mail voting e dove comunque si sta considerando uno spostamento al 23 giugno, e Ohio, per il quale le primarie erano state spostate inizialmente dal 17 marzo al 2 giugno, mentre pochi giorni fa si è arrivati ad un accordo per il voto il 28 aprile (anche qui il voto verrà condotto quasi interamente via posta). Il 2 maggio si terranno le primarie in Kansas, con i democratici che hanno incoraggiato il voto postale, e i caucus a Guam. Dieci giorni più tardi si voterà in Nebraska e West Virginia, mentre l’Oregon ha confermato le primarie per il 19 maggio, data a cui si è aggiunta anche la Georgia (primarie originariamente previste il 24 marzo). Nelle Hawaii, dove si doveva votare il 4 aprile, il termine per l’invio delle schede è stato fissato al 22 maggio.

Il 2 giugno si è trasformato in un nuovo Super Tuesday, con ben 11 stati al voto e 686 delegati in palio. Oltre ai 4 stati (Montana, New Jersey, New Mexico e South Dakota) e Washington DC che avevano già previsto il voto per questa data, si sono aggiunti altri 6 stati: Connecticut, Delaware, Maryland, Pennsylvania, Rhode Island (originariamente con le primarie fissate per il 28 aprile) e Indiana (5 maggio). I 5 stati del Nordest che dovevano votare il 28 aprile hanno già previsto che il voto avverrà interamente via posta, mentre gli altri stati si stanno attrezzando. 4 giorni più tardi si voterà nelle Isole Vergini, mentre a chiudere il calendario delle primarie saranno Louisiana (20 giugno, originariamente 4 aprile) e Kentucky (23 giugno, originariamente 19 maggio). La situazione rimane comunque in evoluzione e non sono esclusi ulteriori cambiamenti.

I risultati di Arizona, Florida, Illinois e il conteggio dei delegati

Lo scorso 17 marzo si è votato in 3 stati (Arizona, Florida, Illinois), i quali hanno visto una grande vittoria di Joe Biden, oramai sempre più indirizzato verso la nomination.

In Arizona e Illinois, l’ex vicepresidente ha vinto con un margine leggermente inferiore alle aspettative, mentre in Florida il margine di vittoria è stato in linea con le nostre previsioni, che assegnavano a Biden un vantaggio compreso tra i 38,7 e i 41,3 punti percentuali. Infine, vittoria per Biden anche in Illinois. Tulsi Gabbard ha deciso di ritirarsi ed a dichiarato il proprio sostegno per Biden.

Dopo i risultati delle primarie del 17 marzo e i risultati delle primarie svoltesi tra i democratici residenti all’estero, che hanno visto la vittoria di Sanders (57,9% e 9 delegati) su Biden (22,7% e 4 delegati), questa è la situazione nel conteggio dei delegati:

Joe Biden si porta a quota 1.236 delegati (il 53,5% del totale dei delegati assegnati), mentre Sanders si trova a quota 939 delegati (il 40,6%). L’ex vicepresidente ha bisogno di 754 delegati per vincere la nomination, ossia il 45,2% del totale dei delegati rimasti a disposizione, percentuale che scende al 41% se consideriamo anche i delegati ottenuti nei distretti congressuali dai candidati non più in corsa ma che sostengono Biden. Il senatore del Vermont ha bisogno invece del 63% dei delegati rimasti per vincere.

La situazione a livello nazionale

Variazioni di poco rilievo nei sondaggi svolti a livello nazionale. Il vantaggio di Joe Biden scende sotto i 20 punti percentuali: l’ex vicepresidente è al 58,4% (- 1,1% rispetto all’ultimo aggiornamento), mentre Bernie Sanders sale al 38,9% (+ 1,5 punti percentuali). Dopo i risultati delle primarie del 17 marzo, Sanders ha avviato una valutazione dei possibili scenari per il futuro, dovendo decidere tra un ritiro o continuare la campagna in modo “aggressivo” o in maniera più soft. Nonostante la matematica ci dica che una vittoria di Sanders sia ormai matematicamente quasi impossibile, per ora il senatore del Vermont ha deciso di andare avanti, considerato anche il maggiore sostegno per politiche a lui care, come il Medicare for All, in questo periodo difficile per gli Stati Uniti.

Le previsioni per tutti gli stati

Da un punto di vista aritmetico, Biden potrebbe vincere la nomination il 19 maggio (quando voteranno Georgia e Oregon), ma per la realizzazione di tale scenario, l’ex vicepresidente dovrebbe ottenere l’89,3% dei delegati in palio dal 7 aprile al 19 maggio (percentuale che scende all’81% considerando anche i candidati non più in corsa), ma ciò è impossibile in una sfida a due con distribuzione proporzionale dei delegati. Secondo le nostre previsioni, l’ex vicepresidente sarà invece in grado di superare il magic number il 2 giugno.

Alla fine delle primarie, Joe Biden dovrebbe ottenere almeno 2.208 delegati, mentre Sanders si dovrebbe fermare a quota 1.621 (il 40,7% del totale). Con una situazione così chiara, scongiurato il rischio di una contested convention, potrebbe essere permesso ai superdelegati (originariamente esclusi) di votare già a partire dalla prima votzione.

Per oggi è tutto. Appuntamento al prossimo post!

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