Nuovo sondaggio politico nazionale BiDiMedia, presentato in anteprima agli abbonati al canale YouTube BiDiMedia il 22 aprile 2026. In questa rilevazione abbiamo sondato intenzioni di voto, fiducia nel governo e nei principali leader politici.
BiDiMedia e i suoi sondaggisti hanno presentato questi dati, insieme ad altri contenuti in esclusiva per gli abbonati come il voto per le varie coalizioni ed aree politiche, durante una trasmissione live mercoledì 22 aprile: Sondaggio ESCLUSIVO: Calenda e Vannacci sono decisivi?Il video resta disponibile per gli abbonati a livello “Pollo ruspante” con il sondaggio completo, comprendente la simulazione di voto per coalizioni con diverse ipotesi di alleanza. Abbonatevi al canale a livello “Pollo ruspante” per vederlo.
Le intenzioni di voto ai partiti
Rispetto al sondaggio BiDiMedia di fine marzo, le intenzioni di voto ai partiti mostrano alcune variazioni rilevanti all’interno di un quadro stabile a livello di aree politiche. Sostanziale pareggio intorno al 46% dei voti tra liste di Centrodestra-Destra e liste del Campo Largo. Ricordiamo che questo valore è dato dalla sola somma delle percentuali dei partiti; la simulazione con il voto alle coalizioni, con diverse opzioni (ad es. Vannacci dentro e fuori dal Cdx, liste liberali dentro e fuori dal Campo Largo) è riservata ai nostri abbonati.
La variazione più importante del sondaggio è interna al Cdx-Destra: Fratelli d’Italia perde infatti 7 decimi, recuperati da Futuro Nazionale di Vannacci. Si tratta di probabili elettori di destra delusi dal governo che si rifugiano in un partito d’area almeno in parte critico verso l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni. Gli effetti di una eventuale fuoriuscita di Vannacci dal perimetro del Cdx sono stati sondati negli scenari riservati agli abbonati. Crescono di un paio di decimi sia FI che la Lega, lieve calo per NM. La somma delle liste del Cdx nel complesso sale di 3 decimi qualora FN venga incluso alla compagine di governo, ma scende di quasi mezzo punto se lo si esclude.
Nel Campo Largo salgono di 3 decimi entrambi i partiti principali – PD e M5S – mentre CR-IV e +EU calano rispettivamente di 3 e 2 decimi. Stabile AVS, l’area del Campo Largo cresce nella somma delle liste di un decimo di punto. Pochi movimenti di rilievo nelle altre liste fuori dai poli. Stabili AZ, ORA!, PaP e i partiti minori raggruppati alla voce “Un’altra lista”, giù di 1 decimo PLD e DSP, di 2 decimi Rifondazione Comunista.
Affluenza stabile, stimata tra 54 e 58% degli aventi diritto, valore sempre piuttosto basso. Scendono invece nettamente bianche-nulle e gli indecisi, ora al 23% (-2%).
La fiducia nel governo
BiDiMedia torna a sondare la fiducia nel governo. Le variazioni sono espresse rispetto all’ultima rilevazione equivalente del 17 febbraio.
Negli ultimi due mesi circa il gradimento per l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni è sceso di 2 punti percentuali e si attesta ora al 35%. Ricordiamo che la fiducia viene rilevata tra l’intero elettorato e non solo tra chi esprime un voto ai partiti, includendo quindi anche tutti gli astenuti e gli indecisi. Ciò fa si che valori relativamente bassi di gradimento possano rivelarsi sufficienti se l’apprezzamento si concentra nell’elettorato attivo. Per questo motivo la fiducia del governo, rimasta per tutta la legislatura attorno al 40% complessivo, era positiva per la maggioranza, risultando elevata tra gli elettori d’area sicuri di andare al voto, maggioranza relativa dell’elettorato attivo.
Per l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni si aprono però ora alcune crepe. Il consenso è sceso ormai ben sotto al 40%, ma soprattutto è in calo proprio tra gli elettori di Cdx. Ad esprimere parere positivo sul governo è il 92% di chi vota per i partiti di maggioranza; valore ancora elevato ma in calo (-2%), che si riflette come abbiamo visto anche nelle intenzioni di voto con i passaggi verso FN. La fiducia nel governo è ormai pressoché nulla tra le opposizioni di Csx e M5S; solo nei partiti centristi sopravvive una piccola sacca di consenso per l’esecutivo (13%). Da segnalare la quota di chi esprime “nessuna fiducia”, il 44% dell’elettorato, valore che supera la somma di chi ha “abbastanza” e “molta” fiducia. Se dopo la sconfitta referendaria la fiducia nel governo sia destinata a tracollare o tornerà a stabilizzarsi come negli ultimi anni sarà un dato essenziale in vista delle politiche 2027.
La fiducia nei leader politici
BiDiMedia ha rilevato anche il gradimento dei principali leader politici. Dal sondaggio emerge l’assenza di figure in grado di intercettare trasversalmente l’elettorato ed essere apprezzate dalla maggioranza della popolazione. Nessun politico supera infatti il 36% di fiducia.
Al primo posto con il succitato 36% troviamo la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni con conoscenza pressoché universale (98%). Il valore di fiducia in sé non è elevato, ma nemmeno così basso tenendo conto che è ampiamente gradita tra l’elettorato di Cdx. Va inoltre considerato che Giorgia Meloni è in carica da quasi 4 anni, periodo che spesso porta a un forte logoramento per chi governa. Questo crollo di fiducia per la Pdc ancora non si è visto, segno di un buon consenso personale, un “tesoretto” utile in vista delle prossime politiche.
Giuseppe Conte è il più apprezzato leader delle opposizioni, gradito al 32% degli elettori e conosciuto dal 95% di essi. Seguono il segretario FI Antonio Tajani e la segretaria PD Elly Schlein, vicini sia come fiducia (28 e 27%) sia come conoscenza prossima al 90%. Il fatto che i due principali leader delle opposizioni abbiano un indice di gradimento più basso di Giorgia Meloni è senza dubbio un tema rilevante per il Campo Largo.
Tutti gli altri leader sono sotto al 25% di fiducia, a partire da Salvini (24%), Calenda (23%), Bonelli e Fratoianni accomunati dal partito come dalla percentuale (21%) e Magi (18%), fino a Matteo Renzi, fanalino di coda con il 17%. L’ex segretario PD sconta gli anni di governo da cui uscì con un gradimento molto negativo. Solo Fratoianni, Bonelli e Magi hanno bassa conoscenza, circa 70% per il duo AVS e 55% per il segretario di +EU. Un vantaggio o uno svantaggio, se sapranno proporsi agli elettori che non li conoscono.
Nello scenario politico attuale non è quindi presente nessuna leadership estremamente forte, con la parziale eccezione di Giorgia Meloni. Una situazione in cui nuovi nomi potrebbero farsi strada, se sapranno proporsi all’elettorato con efficacia, in particolare nel Campo Largo privo di leader solidi. Se questo succederà o meno, lo scopriremo nei prossimi sondaggi BiDiMedia.
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