Il titolo di questo articolo è volutamente una provocazione. Nessun sondaggio può dirci se gli elettori di centrodestra soffrano davvero meno il caldo di quelli di centrosinistra. Ma i dati raccolti da BiDiMedia durante questi mesi estivi restituiscono un’evidenza difficile da ignorare: la percezione del caldo e del cambiamento climatico si distribuisce in modo tutt’altro che uniforme lungo l’asse politico.
Se il 94% degli elettori di centrosinistra ritiene che le estati siano diventate più calde rispetto a dieci anni fa, la stessa convinzione è condivisa solo dal 56% degli elettori di Futuro Nazionale-Vannacci. Un divario che si allarga ulteriormente quando si parla delle cause: il riscaldamento globale è attribuito principalmente all’uomo dall’89% degli elettori di centrosinistra, contro appena il 17% di quelli di Futuro Nazionale-Vannacci. Andiamo nel dettaglio
La percezione del caldo è ormai maggioritaria e trasversale…o quasi
Il 72% degli italiani ritiene che le estati siano diventate “molto” o “un po'” più calde rispetto a un decennio fa, contro appena l’1% che le percepisce più fresche. Il dato più interessante emerge però dal confronto per elettorato: se tra centrosinistra (94%), M5S (90%) e Centro (93%) la percezione di un innalzamento delle temperature è quasi unanime, tra l’elettorato di centrodestra scende al 69% e tra quello di Futuro Nazionale-Vannacci si ferma al 56%. Una percezione, quindi, che pur essendo maggioritaria in ogni area politica, resta condizionata dall’orientamento ideologico.

Sul riscaldamento globale il consenso scientifico non è ancora consenso universale
Il 74% degli intervistati riconosce il riscaldamento globale come fenomeno reale legato, in tutto o in parte, all’attività umana, mentre solo il 6% lo nega apertamente. Ma è la lettura per elettorato a raccontare la spaccatura più profonda del sondaggio: tra gli elettori di centrosinistra l’89% attribuisce all’uomo la causa principale, percentuale che crolla al 22% nel centrodestra e al 17% in Futuro Nazionale-Vannacci, dove prevale invece l’idea di una responsabilità umana solo parziale o nulla. Il cambiamento climatico si conferma quindi, anche in Italia, un tema fortemente polarizzato lungo l’asse politico.
Il clima entra nelle valigie, ma non sconvolge le abitudini
Quasi un italiano su due (46%) ritiene che il cambiamento climatico stia influenzando “molto” o “abbastanza” le scelte di vacanza degli italiani, un dato sostanzialmente in equilibrio con chi lo ritiene un fattore marginale (47%). L’opinione pubblica appare quindi divisa a metà, segno che la consapevolezza del fenomeno non si è ancora tradotta in una percezione univoca del suo impatto reale sulle abitudini di viaggio.

Alla domanda diretta sulle proprie scelte personali, la maggioranza (55%) dichiara di non aver modificato nulla nelle proprie abitudini di vacanza a causa delle temperature. Tra chi invece ha adattato i propri piani, prevale il cambio di periodo (16%) rispetto al cambio di destinazione verso mete più fresche (13%); solo il 6% ha rinunciato del tutto a partire. Da segnalare il 14% che dichiara di non andare mai in vacanza, un dato che pone l’accento anche sulle disparità economiche legate al turismo estivo.
Le temperature previste pesano, ma raramente sono decisive
Per il 41% degli italiani (somma di “criterio principale” e “conta molto”) le temperature previste hanno un peso significativo nella scelta della meta estiva, ma per la maggioranza relativa (34%) non contano affatto. Il dato suggerisce che, nonostante la crescente consapevolezza climatica, altri fattori — prezzo, tradizione, comodità — continuano a prevalere nelle decisioni di viaggio.
Aria condizionata contro valigie: un italiano su cinque ha già scelto casa
Il 19% degli intervistati ammette di aver effettivamente rinunciato a partire preferendo restare a casa con l’aria condizionata, e un ulteriore 19% ci ha quantomeno pensato. Nel complesso, quasi 4 italiani su 10 hanno preso in considerazione questa alternativa, un segnale che il caldo estremo sta iniziando a ridefinire il concetto stesso di “vacanza” per una parte non trascurabile della popolazione.
La “coolcation” conquista terreno, ma resta un fenomeno di nicchia
Solo il 19% degli italiani ha già scelto una meta più fresca al posto delle classiche destinazioni balneari, mentre un ulteriore 15% dichiara di starci pensando: nel complesso, poco più di un terzo della popolazione si mostra sensibile a questa tendenza. Colpisce però il 26% che dichiara di non conoscere affatto il fenomeno, segno che il concetto di “coolcation” — pur affermato nel dibattito mediatico — non è ancora entrato pienamente nel linguaggio comune.
La sostenibilità ambientale in vacanza si scontra ancora con il portafoglio
Solo il 12% degli italiani sarebbe disposto a pagare fino al 20% in più per una vacanza a minor impatto ambientale, mentre quasi un intervistato su due (47%) indica il prezzo come criterio imprescindibile. Il dato conferma come la sensibilità ambientale, pur diffusa a livello dichiarativo, incontri ancora forti limiti quando si traduce in una reale disponibilità di spesa.
Il Sud Italia resta una meta estiva vivibile per la maggioranza, ma cresce la cautela
Il 54% degli italiani ritiene che il Sud Italia continuerà a essere una meta turistica vivibile d’estate come oggi, ma un ulteriore 20% pensa che lo sarà solo nei mesi di giugno e settembre, spostando di fatto la stagione turistica ideale al di fuori del pieno agosto. Solo l’8% ritiene che il Sud diventerà invivibilmente troppo caldo, ma il 18% di indecisi segnala un’incertezza diffusa sul futuro del turismo balneare meridionale.
Scheda metodologica
Soggetto che ha realizzato il sondaggio: BiDiMedia srl
Soggetto committente: BiDiMedia srl
Periodo di rilevazione: interviste eseguite tra il 4 e il 6 luglio 2026
Metodo di raccolta delle informazioni: CAWI (Computer Assisted Web Interviewing) / da panel
Popolazione di riferimento: popolazione maggiorenne residente in Italia
Metodo di campionamento: campione rappresentativo della popolazione di riferimento per genere, istruzione, età, provincia, dimensione del comune di residenza e condizione lavorativa, ponderato per voto pregresso
Consistenza numerica del campione: 1.000 intervistati su 1.703 contatti totali
Tasso di risposta utile complessiva: 59%
Rappresentatività del campione: +/- 3,1% per una percentuale stimata del 50,0%, con un intervallo di confidenza al 95%






