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Sondaggio Winpoll – Verona – Sboarina (Cdx) nettamente favorito, sfida tra Tosi e Tommasi (csx) per il posto al ballottaggio

A Verona le elezioni amministrative si terranno nel 2022, ma la sfida è molto attesa e già fioccano i sondaggi.

Infatti, per la prima volta, sembra astrattamente contendibile una città considerata politicamente e socialmente stanziata fermamente a destra, anche più di tutti gli altri capoluoghi di Provincia dello stesso Veneto.

Come spesso accade quando si parla di miti, anche quello sulla Verona nera è solo parzialmente fondato: il capoluogo resta il territorio comunale in cui la destra è meno forte tra quelli della provincia, e alle elezioni politiche ed europee questa preponderanza sembra meno rilevante che alle elezioni amministrative.

Elezioni che del resto, negli ultimi anni, sono state contraddistinte dalla mancanza di unità a sinistra, aspetto che ha indubitabilmente fatto il gioco della destra maggioritaria.

Durante la prima Repubblica, a parte il primo sindaco della Verona liberata, Aldo Fedeli (PSI), tutti i sindaci che si sono susseguiti appartenevano alla Democrazia Cristiana, in piena sintonia con quello che era denominato il “Veneto bianco”, regione rurale che si affacciava all’industrializzazione della vicina Lombardia tentando di eguagliarne l’avanzamento. Il centro-destra è stato visto, dalla società eminentemente borghese e imprenditoriale, come continuazione ovvia di questo sviluppo sotto l’ala democristiana, per cui si è passati ad un sindaco di Forza Italia fino al 2002.

Nel momento in cui il centro-destra ha iniziato un processo di maggiore radicalizzazione, per un breve periodo Verona ha scelto il centro-sinistra (moderato in salsa Margherita), dal 2002 al 2007, con Paolo Zanotto, che però ha rappresentato un’eccezione. Dal 2007 le varie forze sociali e politiche della città hanno deciso per una svolta molto più rilevante. Le componenti cittadine, i mondi dell’imprenditoria, della tifoseria e dei media locali, hanno scelto di aderire a una destra sempre più consapevole di se stessa e di sostenere quello che all’epoca ne era l’esponente principale, il leghista Flavio Tosi.

Con Tosi è iniziata una vera e propria nuova era, in cui Verona ha visto un’unità mai sperimentata prima. Un sistema amministrativo, sociale, politico e mediatico totalmente concentrato sull'”uomo solo al comando”, che sembrava rappresentare la sintesi di tutte quelle esigenze che la città manifestava, in primo luogo la liberissima impresa, la lotta alla burocrazia, la vicinanza al mondo del calcio, unita a un’esigenza di sicurezza a tratti tanto iperbolica da risultare a qualcuno poco credibile (visto il grado già  relativamente basso di microcriminalità in città, anche rispetto ad altre città venete).

Un impero di grande successo che ha iniziato ad affievolirsi nel secondo mandato del sindaco, mandato colpito da accuse e criticità di vario tipo (da ricordarsi la disfida mediatica con Report), dal malcontento creato dalle opere di cementificazione e dalla politica dei centri commerciali, nonché dalle divisioni interne alla maggioranza, ed infine dal ruolo di esponente “moderato” che Tosi ha deciso di ritagliarsi soprattutto sul panorama nazionale a dispetto della Lega nazionale, per aumentare il consenso e implementare quella indubbia capacità di sintesi che lo aveva reso protagonista.

Maggioranza che si è divisa e si è ri-presentata in due blocchi: quello di Federico Sboarina, avvocato, a capo della coalizione di centrodestra (Lega-Fratelli d’Italia-Forza Italia- civici di destra) “classica”, e quello di Flavio Tosi, sostituito dalla compagna Patrizia Bisinella. Un patatrack di dimensioni epiche, che ha visto un’unità apparentemente inscalfibile rompersi, con i diversi esponenti principali della politica cittadina distribuirsi tra i due blocchi.

Tuttavia, il centrosinistra non ha saputo cogliere quell’unità richiesta per battere la destra imperante, pure quando ne aveva la possibilità. Si è presentato, così, altrettanto diviso, tra il rosso-verde, ambientalista di sinistra, Michele Bertucco, e il PD, con un approccio più moderato, rappresentato da Orietta Salemi, PD (poi consigliere regionale Italia Viva). Il Partito Democratico è stato poi accusato di non aver escluso di domandare l’appoggio a tutte le forze volenterose (ivi comprese quelle tosiane) al secondo turno. Due errori mortali per il centrosinistra, finito addirittura terzo, con il conseguente ballottaggio tutto interno all’ex maggioranza di destra.

Il vincitore è stato Federico Sboarina, che sembrava, agli occhi dei cittadini anche di centro-destra, profilarsi come elemento di novità ma senza abbandonare la continuità ideologica rispetto all’amministrazione precedente.

La nuova amministrazione e maggioranza si è tuttavia, come prevedibile vista l’identità di alcuni dei maggiori esponenti, posta, nei fatti, in parziale prosecuzione con la gestione dell’era tosiana, perseguendo simili obiettivi politico-amministrativi, con i conseguenti apprezzamenti di chi ne era ammiratore e critiche di chi ne era detrattore. Con la distinzione di avere un profilo visto come molto meno di “sintesi” sul piano nazionale, ma apparso, mediaticamente, come ricondotto con fermezza e decisione alla destra radicale.

La difficoltà di sintesi e la non univocità del consenso interno alla città, come era nell’era Tosi, inizia a farsi vedere anche nei sondaggi.

Il centrosinistra cerca un candidato vincente, e pensa che un profilo tecnico e/o imprenditoriale possa costituire la chiave del successo in una città come Verona. Un profilo collegato al mondo del calcio, in una città così tifosa, ancora di più: per questo è in ballo il nome di Damiano Tommasi, il dirigente sportivo ed ex calciatore che negli anni 90 aveva contribuito a portare il Verona in serie A. Possibili alternative sono Michele Bertucco, della sinistra rosso-verde, molto attivo e popolare sebbene limitatamente al campo di centrosinistra, e Gian Pietro Dal Moro, storico deputato del PD, meno conosciuto e come tale un candidato meno probabile.

Il fatto è che le esigenze reclamate dai cittadini “in contrasto” con le politiche dell’attuale amministrazione (in particolare l’ambientalismo in una città vittima dell’inquinamento da polveri sottili e ozono, di ipercementificazione e di abbandono e/o riduzione degli spazi verdi – anche per ragioni non artificiali, come la storica tempesta dell’agosto 2020 che ha fatto strage degli alberi della città), sono meglio rappresentate da Michele Bertucco, che però, appunto, si determina come un profilo meno tecnico e anche meno di sintesi di Damiano Tommasi.
I temi sono diversi: l’implementazione del discusso progetto della filovia, la costruzione di un nuovo stadio, il traforo nelle colline della città.

La polarizzazione è divenuta molto più forte di quella che vi era all’epoca di Tosi. A proposito di Tosi, quest’ultimo riscuote ancora un notevole consenso personale in una parte della città ancorata al suo ricordo.

La sfida non sarà dunque a due, ma più probabilmente a tre: la prima vera battaglia non è per la vittoria, ma è per il ballottaggio.

 

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