Per la prima volta da quando Giorgia Meloni è alla guida del governo italiano, Donald Trump ha rivolto critiche dirette e particolarmente dure nei suoi confronti. L’occasione è un’intervista rilasciata oggi, martedì 14 marzo, al Corriere della Sera, in cui il presidente americano ha segnato una netta rottura rispetto ai toni del passato.
Trump ha criticato apertamente la Premier sostenendo che Roma non stia contribuendo abbastanza alle iniziative occidentali, soprattutto in relazione alla sicurezza energetica e alle tensioni in Medio Oriente. Secondo lui, l’Italia beneficerebbe indirettamente degli sforzi americani senza però assumersi responsabilità proporzionate. Ha inoltre lasciato intendere che in generale i rapporti con Giorgia Meloni si siano raffreddati, affermando di non avere contatti con lei da tempo e di essere rimasto deluso dal suo atteggiamento.
Nel corso della conversazione, l’ex presidente ha anche attaccato le politiche europee su energia e immigrazione, definendo l’Europa un continente in difficoltà che starebbe “distruggendosi dall’interno”. Ha sottolineato come i Paesi europei paghino costi energetici elevati pur non essendo, a suo dire, disposti a difendere snodi strategici fondamentali come lo stretto di Hormuz.
Trump ha poi espresso posizioni molto critiche nei confronti della NATO, arrivando a definirla inefficace e accusando alcuni alleati di non voler contribuire concretamente alle operazioni comuni. In questo contesto, ha ribadito di aver chiesto supporto militare agli alleati europei, ricevendo però risposte poco convincenti.
Non sono mancate dichiarazioni controverse anche su temi geopolitici più ampi. Parlando dell’Iran, Trump ha insistito sulla minaccia nucleare rappresentata da Teheran, accusando alcuni leader occidentali e religiosi di sottovalutarla. In particolare, ha criticato le prese di posizione del Papa, sostenendo che non avrebbe piena consapevolezza della situazione. Infine, Trump ha commentato anche la situazione politica in Ungheria, esprimendo apprezzamento per Viktor Orbán, definito un “amico” e lodato per la sua gestione delle politiche migratorie.
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