Nell’anno appena trascorso ci sono state elezioni che hanno portato cambiamenti significativi: la cancelliera tedesca Angela Merkel ha posto fine a 16 anni ininterrotti di governo, il Cile ha eletto presidente un giovane socialista e gli honduregni hanno scelto il loro primo presidente donna. Le competizioni elettorali del 2022 si svolgeranno mentre i leader mondiali si trovano nel bel mezzo di due crisi globali: la pandemia di COVID-19 e un’emergenza climatica che diventa ogni anno che passa più evidente.
L’anno elettorale che si apre sarà cruciale anche per i destini dell’Unione Europe. Dal riformatore Emmanuel Macron al piantagrane Viktor Orbán, alcuni dei sostenitori e critici più accesi dell’Unione nel 2022 affronteranno dure sfide elettorali che potrebbero a loro volta scuotere le dinamiche politiche in tutto il continente. Nell’America Latina ci saranno importanti elezioni presidenziali in Colombia e in Brasile, che saranno cruciali per la salvaguardia della foresta amazzonica, dopo i danni causati dalla presidenza Bolsonaro, durante la quale la deforestazione ha raggiunto livelli devastanti. In USA le elezioni di medio termina saranno un test importante per Joe Biden che potrebbe vedere una o entrambe le camere del Congresso passare in mano al Partito Repubblicano, il che sarebbe un duro colpo alla capacità del presidente di far approvare i programmi del governo, in particolare quelli relativi agli investimenti destinati alle infrastrutture per la transizione energetica. Oltre all’Ungheria e al Brasile anche le elezioni nelle Filippine, decideranno il destino paesi guidati da leader con inclinazioni spiccatamente autoritarie.
Per quanto riguarda il resto del mondo, dalla Bosnia-Erzegovina alla Corea del Sud, il 2022 è pieno di elezioni presidenziali e parlamentari che potrebbero rimodellare radicalmente i sistemi politici e i destini dei rispettivi paesi. E questo senza dimenticare quelle che saranno le più grandi elezioni del mondo: non elezioni ma elezioni regionali nello stato indiano dell’Uttar Pradesh , i cui circa 200 milioni di residenti decideranno se il partito conservatore Bharatiya Janata Party, al governo anche a livello nazionale, rimarrà al potere per altri cinque anni.
Oltre che nelle Filippine, in Colombia e in Corea del Sud, altre elezioni, come quelle in Costa Rica e Kenya, vedono presidenti in carica non possono essere rieletti, il che porterà a competizioni elettorali dall’esito incerto. In Portogallo, Australia e Svezia invece, i governi di minoranza in carica, che affrontano seri problemi di bilancio, sperano di uscire rafforzati dal risultato delle elezioni.
Nelle pagine seguenti una panoramica sulle elezioni più interessanti dell’anno e, a seguire, il calendario elettorale completo .
1) FRANCIA. Il presidente in carica Emmanuel Macron dovrebbe cercare la rielezione nel voto presidenziale di aprile, prima che il gli elettori scelgano un nuovo parlamento a giugno. Anche se Macron vincesse un secondo mandato, il voto parlamentare sarà cruciale per attuare i cambiamenti che cerca, ma le sconfitte subite dal suo partito centrista La République En Marche alle elezioni locali da quando si è insediato non sono di buon auspicio per il voto di giugno. I sondaggi prevedono che Macron sarà in testa al primo turno e andrà al ballottaggio. La domanda è chi sarà il suo sfidante al secondo turno. Marine Le Pen del Raggruppamento Nazionale di estrema destra era stata a lungo destinata a diventare la sua principale rivale, in una ripetizione del voto del 2017, ma la sua popolarità è stata minacciata dall’ascesa di un’altra figura di estrema destra, lo scrittore e personaggio televisivo Eric Zemmour. La divisione dell’estrema destra potrebbe consentire di arrivare al ballottaggia alla candidata conservatrice di Les Républicains Valérie Pécresse. Pessime le prospettive per i partiti di sinistra. I candidati del Partito Socialista, un tempo uno dei due principali partiti politici francesi, del Partito Comunista, e del Partito dei Verdi sono dati tutti ben sotto il 10% nei sondaggi, superati dal candidato della sinistra populista Melencon. Sia che Macron affronti Le Pen o Pécresse, i sondaggi continuano a darlo vincente anche se con un margine ridotto.
2) BRASILE . I brasiliani eleggeranno un nuovo presidente, vicepresidente e Congresso. Il presidente populista di destra in carica Jair Bolsonaro vuole essere confermato per un secondo mandato di quattro anni. Da quando è stato eletto presidente nel 2018, Jair Bolsonaro si è costruito una reputazione di negazionismo, prima della crisi climatica e poi della pandemia di Covid-19. La cattiva gestione da parte di Bolsonaro della pandemia (che lui chiamava “piccola influenza”) ha portato a un’ondata così terribile di casi di COVID-19 che una commissione del Congresso brasiliano lo ha accusato di crimini contro l’umanità. Bolsanaro, un sostenitore della dittatura militare che ha governato il Brasile dal 1964 al 1985, ha anche minato l’indipendenza giudiziaria, ha violato i diritti fondiari degli indigeni dell’Amazzonia ed è stato anche accusato di aver incoraggiato la distruzione della foresta pluviale amazzonica. La popolarità di Bolsonaro è crollata anche se di recente è leggermente risalita dopo che ha deciso di aumentare sostanzialmente l’assistenza finanziaria per le famiglie povere, anche se questo aumenterà sensibilmente il deficit di bilancio nazionale.Il principale sfidante di Bolsonaro sarà probabilmente l’ex presidente Luiz Inacio Lula da Silva, leader storico della sinistra brasiliana. È stato condannato per corruzione nel 2017, ma la condanna è stata annullata in appello. La maggior parte dei sondaggi mostra Lula in testam che tuttavia resta una figura divisiva. Tra gli altri sfidanti di Bolsonaro ci sono il socialdemocratico João Doria , il governatore di San Paolo, e l’ex giudice anticorruzione Sergio Moro , che ha supervisionato il processo di Lula nell’Operazione Car Wash e che corre sotto la bandiera del partito Podemos. I voti andati ai candidati minori saranno determinati nel secondo turno delle elezioni nel caso si vada al ballottaggio. Bolsonaro ha attaccato, senza offrire alcuna prova, la sicurezza del sistema di voto elettronico del Brasile, suggerendo che metterà in dubbio la legittimità di qualsiasi elezione che non gli dia la vittoria. Ha detto che “Solo Dio” può rimuoverlo dal potere, e che vede tre possibili strade per il suo futuro: arresto, assassinio o rielezione.
3) USA. L’8 novembre, due anni dopo che Joe Biden ha battuto Donald Trump, gli elettori statunitensi torneranno alle urne per eleggere i membri della Camera dei rappresentanti e un terzo del Senato. Le elezioni di medio termine sono tradizionalmente cattive notizie per il presidente in carica: negli ultimi sette decenni il partito del presidente ha perso in media venticinque seggi alla Camera . Il tasso di approvazione di Biden del 42%, secondo Gallup , è inferiore a quello di qualsiasi altro presidente recente in questo momento in carica tranne Donald Trump. Il democratico è gravato dal numero più alto al mondo di decessi per COVID-19 registrati, dall’aumento dell’inflazione, da una reputazione diplomatica offuscata e da un disegno di legge Build Back Better che non è stato approvato nonostante il suo partito controlli entrambe le camere. A peggiorare le cose, la riorganizzazione intrapresa dal Censimento 2020 favorisce repubblicani. I democratici cercano di limitare i danni ma danno la camera come quasi sicuramente perse. Il partito di Biden potrebbe cavarsela meglio al Senato, dove venti dei trentaquattro seggi in discussione sono occupati da repubblicani e nessuno dei seggi che i democratici difendono si trova negli stati che Donald Trump ha vinto nel 2020. Se i repubblicani riprenderanno una o entrambe le camere, la polarizzazione legislativa e lo stallo si approfondiranno nella corsa alle elezioni presidenziali del 2024. E c’è pure il rischio che se i repubblicani conquistano la camera possano nominare come speaker lo stesso Donald Trump. La Costituzione USA non richiede infatti che il presidente della Camera sia un membro del Congresso.
4) AUSTRALIA. Gli elettori australiani andranno alle urne per eleggere tutti i 151 seggi alla Camera dei rappresentanti e quaranta dei settantasei seggi al Senato. Il primo ministro Scott Morrison, che guida la coalizione nazional-liberale di centrodestra, nota semplicemente come “la coalizione”, spera di ottenere la maggioranza per un quarto mandato triennale consecutivo governato dal centrodestra. Il partito laburista australiano di opposizione, guidato da Anthony Albanese, spera di tornare al potere per la prima volta dal 2013. La Coalizione è stata ampiamente criticata per i gravi ritardi nella vaccinazione contro il COVID-19 e per l’inefficienza nel contrastare i i devastanti incendi di inizio 2020. Il cambiamento climatico dovrebbe essere un problema importante nelle elezioni. I laburisti hanno recentemente pubblicato un piano per ridurre le emissioni di gas serra del 43% entro il 2030, un obiettivo decisamente più ambizioso di quello della Coalizione. L’Australia è uno dei maggiori produttori mondiali di combustibili fossili e Morrison, che è appoggiato dagli imprenditori del settore intende continuare a far estrarre combustibili fossili per i prossimi decenni. In politica estera negli ultimi anni Morrisno ha rafforzato i rapporti con gli Stati Uniti ha portato avanti una politica aggressiva nei confronti della Cina. Un governo a guida laburista avrebbe un atteggiamento più moderato, pur confermando l’alleanza con gli USA. I sondaggi danno in testa i laburisti, anche se mostrano che gli australiani preferiscono Morrison ad Albanese come primo ministro.
5) COREA DEL SUD. I sudcoreani eleggeranno un successore del presidente in carica Moon Jae-in, il quale, secondo la costituzione non può ripresentarsi per un secondo mandato consecutivo. Il suo partito, il Partito Democratico di Corea (DPK), di centro sinistra, è in calo di popolarità dopo aver perso le elezioni per i sindaci nelle due più grandi città del paese, Seoul e Busan. Queste elezioni sono state infatti vinte dai candidati del People’s Power Party (PPP), nuovo nome del partito conservatore sudcoreano. Moon non è riuscito a fare progredire le relazioni con la Corea del Nord ed è stato incapace di frenare i prezzi delle case, che sono aumentati di quasi il 58% da quando è entrato in carica nel 2017. Il candidato del DPK nel 2022 è Lee Jae-myung, un avvocato per i diritti civili, ammiratore di Bernie Sanders, che fino allo scorso ottobre è stato governatore della provincia di Gyeonggi. Lee propone l’ istituzione di un reddito di base universale e la costruzione di più di un milione di case a basso costo. In politica estera Lee vuole mantenere buone relazioni sia con la Cina che con gli Stati Uniti. Il candidato del PPP è Yoon Seok-youl , un ex pubblico ministero diventato famoso per aver fatto incriminare per corruzione un ministro del governo Moon. Yoon vuole abolire il salario minimo ed eliminare il tetto per il numero di ore di lavoro settimanali. In politica estera si è detto favorevole a schierare armi nucleari UNSA nel paese se necessario. Sia Lee che Yoon sono stati tuttavia accusati di corruzione. Tra i candidati di partiti minori, ci sono Ahn Cheol-soo del Partito Popolare di centro e Sim Sang-jung del Partito della Giustizia, di centrosinistra.
6) FILIPPINE. La costituzione filippina vieta al presidente uscente, il populista Rodrigo Duterte di essere eletto per un secondo mandato. Tuttavia Duterte, che ha condotto una guerra violenta e spesso illegale contro i trafficanti di droga e ha cercato legami più stretti con la Cina, non vuole lasciare del tutto il potere. Duterte ha infatti deciso di candidarsi per un seggio nel potente Senato del paese (composto solo da 24 membri), mentre la propria figlia, Sara Duterte, si è candidata alla vicepresidenza. Duterte ha anche deciso di sostenere la candidatura alla presidenza di Ferdinand “Bongbong” Marcos Jr., figlio dell’ex dittatore Ferdinand Marcos, in netto vantaggio nei sondaggi. La partnership Marcos-Duterte è probabilmente destinata a perpetuare le rispettive dinastie politiche e non farä altro che peggiorare la cultura dell’impunità per le uccisioni extragiudiziali e le violazioni dei diritti umani che ha caratterizzato la sanguinosa guerra alla droga di Duterte. Altri candidati presidenziali includono Manny Pacquiao, un ex pugile campione del mondo che in seguito è stato senatore; Leni Robredo, l’attuale vicepresidente; Isko Moreno, sindaco di Manila; e il senatore conservatore Panfilo Lacson.
7) COLOMBIA. I colombiani si recheranno alle urne per eleggere un nuovo Congresso e il loro prossimo presidente. La costituzione vieta al presidente in carica, Ivan Duque, che rappresenta l’ala destra dello schieramento politico di presentarsi per un secondo mandato consecutivo. Duque, che nel 2017 aveva sconfitto al ballottaggio l’ex guerrigliero marxista Gustavo Petro, è estremamente impopolare in particolare a causa dell’aumento della disoccupazione e delle disuguaglianze sociali degli ultimi anni. Le elezioni dimostreranno se la polarizzazione politica che attanaglia altri paesi dell’America Latina si estende alla Colombia. Gustavo Petro, che ha deciso di candidarsi nuovamente è in testa nei sondaggi e potrebbe diventare il primo presidente di sinistra della Colombia. I suoi maggiori avversari sono Sergio Fajardo, un ex governatore progressista alla sua terza candidatura alla presidenza; l’ex senatore liberale Juan Manuel Galán, l’ex ministro della salute Alejandro Gaviria, l’ex sindaco conservatore di Medellin Federico Gutierrez, la leader ecologista Ingrid Betancourt e l’uomo d’affari e leader populista Rodolfo Hernández. I temi della campagna elettorale oltre alla situazione economica riguarderanno il problema della criminalità, della corruzione e della violenza legata ai gruppi guerriglieri ancora presenti nel paese e al traffico di droga. I candidati di destra useranno la crisi economica in Venezuela che ha prodotto un enorme afflusso di immigrati nel paese, come uno spauracchio contro il rischio dell’instaurazione di un regime “chavista” in caso di vittoria di Petro.
8) UNGHERIA. Il leader populista di destra Viktor Orbán affronta la sua elezione più difficile da quando è tornato al potere come primo ministro nel 2010. Orban, che si presenta come un difensore dei valori cristiani è accusato di distruggere le basi della democrazia ungherese, limitando la libertà di stampa ed erodendo l’indipendenza della magistratura. Orbán è stato accusato anche di una serie di violazioni dei diritti umani, in particolare contro i migranti e i membri della comunità LGBTQ+. Per la prima volta, i suoi avversari si sono uniti nel tentativo di estrometterlo dall’incarico sostenendo un unico candidato.Iil partito Fidesz di Orbán affronterà la variegata coalizione che compone l’Opposizione Unita, guidata da Péter Márki-Zay , sindaco conservatore della città meridionale di Hódmezővásárhely. Per vincere, Márki-Zay dovrà mantenere unita la sua coalizione, in gran parte di sinistra, senza alienarsi gli elettori conservatori. Oltre ad eleggere i 199 membri dell’Assemblea nazionale ungherese, e con essa il primo ministro, gli ungheresi voteranno su quattro quesiti referendari che limiterebbero ciò che le scuole possono insegnare sull’omosessualità e sulle questioni transgender. I referendum, sostenuti da Orbán, hanno lo scopo di alimentare i timori culturali e aumentare le possibilità di vittoria di Fidesz. Una vittoria dell’opposizione cambierebbe la temperatura politica a Budapest ma anche le dinamiche negli incontri dell’Ue con gli altri Paesi membri, dove l’Ungheria ha spesso svolto il ruolo di ribelle. Avrebbe anche implicazioni geopolitiche visti i legami di Orbán con Pechino e Mosca. Un nuovo governo probabilmente si allineerebbe più strettamente con l’UE, gli Stati Uniti e la NATO. Una nuova vittoria di Orbán, invece, rafforzerebbe il suo potere e gli consentirebbe di continuare a costruire un’alleanza di forze di estrema destra ed euroscettici in tutto il continente.
9) SVEZIA. Magdalena Andersson , la prima donna primo ministro svedese, entrata in carica ad inizio novembre 2021 a capo di un governo monocolore di minoranza, spera di portare i suoi socialdemocratici alla vittoria nelle elezioni di settembre, ma sta affrontando una grave minaccia da parte della destra. Il suo predecessore, Stefan Löfven, si è dimesso lo scorso novembre, sperando che l’insediamento di un nuovo leader del partito pochi mesi prima del voto potesse aumentare i consensi per il suo partito e sbloccare il recente stallo in parlamento. Ma Andersson ora deve affrontare una serie di dure sfide per raggiungere il suo scopo. Il principale rivale di Andersson è il leader del partito dei moderati di centrodestra Ulf Kristersson, ormai alleato dell’estrema destra dei Democratici svedesi (SD) di Jimmie Åkesson. I socialdemocratici sono in testa nei sondaggi , ma hanno bisogno di alleati che appoggino il loro governo. I Verdi rischiano di rimanere sotto la soglia del 4% per entrare in parlamento, mentre la Sinistra e il Partito di Centro hanno programmi economici contrapposti. I contrasti tra i partiti alleati del governo hanno portato all’approvazione da parte del parlamento della legge finanziaria della destra. Il piccolo paese scandinavo non è una potenza globale, ma una vittoria dei partiti di centrodestra dell’opposizione sarebbe un notevole successo per la destra populista in Europa occidentale.
10) PORTOGALLO. il primo ministro socialista António Costa, al potere dal 2015, spera di mantenere il potere in queste elezioni anticipate, indette dopo che il suo governo di minoranza è stato sconfitto in un voto chiave sul bilancio. Il rivale più serio di Costa è Rui Rio, presidente del principale partito di opposizione di centrodestra del Portogallo, il Partito Social Democratico (PSD). Il Partito Socialista (PS) di Costa è ancora molto avanti nei sondaggi , intorno al 37 per cento contro il 30 per cento dei socialdemocratici, ma questo divario si è lentamente ridotto negli ultimi mesi. Durante il voto di bilancio che ha dato il via alle elezioni, Costa ha perso il sostegno di due partiti di sinistra che avevano permesso al suo governo di rimanere al potere, il Partito Comunista e il Blocco della Sinistra. I due partiti si sono infatti opposti alla riduzione delle imposte proposta dal governo, chiedendo invece più spesa sociale per alleviare la povertà e per il sistema sanitario. Rio ha proposto un accordo per consentire un governo di minoranza a guida socialista appoggiato dal centrodestra dopo le elezioni, ma Costa ha rifiutato tale ipotesi. Nel frattempo il partito di estrema destra Chega (che significa “abbastanza”), che in precedenza aveva un solo seggio in parlamento, potrebbe diventare il terzo partito più grande del paese, con circa il 7%. Un altro partito che potrebbe avere un buon risultato sono i centristi di “iniziativa liberale”. Fuori dai giochi sembra invece il vecchio partito conservatore del CDS-PP. Il prossimo governo dipenderà quindi non tanto dal partito che avrà più seggi ma da quello che sarà capace di trovare un accordo di governo con i partiti minori.
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