Indicate da molti commentatori e analisti politici come una delle sfide più incerte e appassionanti della tornata elettorale 2021, le elezioni per la successione di Chiara Appendino a sindaco di Torino non hanno tradito le attese, da un lato confermandosi una delle consultazioni più equilibrate, e dall’altro riservando qualche sorpresa pregna di significato per quello che sarà il ballottaggio.
Nel 2016 il MoVimento 5 Stelle aveva conquistato la città dopo una lunga successione di sindaci di centrosinistra: Chiara Appendino aveva infatti sconfitto al ballottaggio l’uscente Piero Fassino, catalizzando su di sé, oltre ai voti dei suoi sostenitori, anche l’appoggio di un centrodestra più desideroso che mai di dare la spallata al centrosinistra e al PD. Cinque anni dopo, l’esperienza grillina al governo del capoluogo piemontese può essere archiviata come una semplice parentesi: saranno infatti Stefano Lo Russo del centrosinistra e Paolo Damilano del centrodestra a sfidarsi tra pochi giorni al ballottaggio.
Se il ballottaggio era un esito del primo turno previsto da tutte le case sondaggistiche, piuttosto sorprendenti sono stati i risultati conseguiti dai candidati: tutte le rilevazioni sondaggistiche vedevano infatti Damilano prevalere di misura al primo turno, salvo poi indicare un ribaltamento della situazione in favore di Lo Russo – anche se sempre all’interno della forchetta del margine di errore – al secondo. Invece il candidato di centrosinistra si è dimostrato particolarmente tonico, riuscendo non solo a sopravanzare il diretto competitor al primo turno, ma di staccarlo di circa 5 punti percentuale, fattore che ha portato molti commentatori a considerare già chiusa la partita del ballottaggio.
Ma come, e dove, è maturato il risultato oltre le attese di Lo Russo?
Il primo elemento da tenere in conto è il crollo verticale del MoVimento 5 Stelle. Nel 2016 il M5S era riuscito nell’impresa di titolarsi primo partito cittadino, sopravanzando il PD di qualche decimale e raccogliendo oltre 107.000 preferenze pari al 30% dei voti validi. Ancora meglio aveva fatto Chiara Appendino, piazzata circa un punto sopra la sua lista. Una legislatura dopo, il quadro in casa grillina è completamente diverso. I cittadini torinesi hanno punito duramente la giunta uscente, e la decisione di Appendino di non correre per il secondo mandato ha ulteriormente affossato il risultato della candidata pentastellata Valentina Sganga, già capogruppo in consiglio comunale. Il MoVimento si ferma ad appena 24.000 voti, bruciando quindi circa 75% delle proprie preferenze. Letta in un altro modo, i grillini perdono oltre 75.000 voti in uno scenario in cui il calo dell’affluenza dei voti alle liste è di “appena” 60.000 voti. Si tratta naturalmente di una mera comparazione aritmetica e non un flusso di voto, ma di indubbia efficacia per dimensionare l’entità della batosta subita dal M5S.
Passando al centrodestra, i numeri sono, pur con luci e ombre, decisamente più lusinghieri: nel 2016 la coalizione si era politicamente suicidata presentandosi divisa in tre: si erano infatti candidati a sindaco Alberto Morano, sostenuto da Lega e FdI, Osvaldo Napoli per Forza Italia e Roberto Rosso per l’UdC. I tre avevano preso nel complesso poco meno del 19%, per un totale di 71.000 voti circa. Nel 2021 Damilano totalizza 124.000 voti pari al 39% delle preferenze, quindi un balzo in avanti estremamente consistente per la coalizione, soprattutto se contestualizzato nello scenario di sensibile calo dell’affluenza sopra citato. A livello di singoli partiti, come già in altre città si rileva l’exploit di FdI, che moltiplica per sei i consensi ottenuti nel 2016 e risulta in forte avanzata anche rispetto alle Europee 2019. Ripiega invece sui valori del 2016 FI mentre la Lega, pur potendo vantare un risultato positivo rispetto alle precedenti comunali, si ritrova comunque in fortissimo calo sulle Europee. Assolutamente degno di nota il risultato della lista civica del sindaco, addirittura prima lista della coalizione, che quindi ha sicuramente occupato spazio che in elezioni politiche ed europee sarebbe andato ai partiti classici della coalizione. Seppure ottimo in termini assoluti – il miglior piazzamento ottenuto da un candidato di centrodestra a Torino dal 44% di Roberto Rosso nel 2001 – il risultato di Damilano appare smorzato dall’essersi attestato al di sotto delle attese che lo volevano davanti al competitor di centrosinistra dopo il primo turno.
La chiave del buon risultato di Lo Russo risiede probabilmente nell’essere riuscito a costruire un’immagine attrattiva, in grado di ricompattare intorno alla sua figura buona parte dell’elettorato di centrosinistra del 2016. Sebbene la prima lista della coalizione – e primo partito cittadino – sia il PD, è innegabile come per i dem questa tornata elettorale segni un punto di arretramento tanto in termini di voti assoluti (-21.000) quanto di punti percentuale (-1) sul 2016. Al contrario la lista personale di Lo Russo ottiene un buon 5% dei voti, superando di qualche centinaio di voti – ma in un contesto di forte calo di affluenza – la lista di Fassino di cinque anni prima. L’altra compagine della coalizione che ha motivo di esultare è l’ala sinistra, le cui due liste sopravanzano unite di oltre 5.000 preferenze i voti ottenuti dalla corrispondente lista del 2016. Pessima battuta d’arresto invece per la storica formazione dei Moderati, che vede dimezzare in cinque anni le proprie preferenze. Pur in un contesto di calo complessivo dei voti, Lo Russo riesce a limitare l’emorragia perdendo meno di quanto prevederebbe un’applicazione lineare del calo dell’affluenza, riuscendo pertanto a performare meglio di Fassino in termini percentuali.
Andando a esaminare lo spaccato geografico della città, si possono distinguere tre macroaree. La prima, comprendente il centro storico e la zona pedecollinare e collinare ad est del Po, in cui i due candidati si dividono le sezioni in maniera più o meno equa; l’area occidentale e meridionale della città, che vede una netta prevalenza di Lo Russo, e le zone semiperiferiche e periferiche settentrionali in cui è invece dominante Damilano.
In particolare, Lo Russo ottiene i migliori risultati lungo la riva occidentale del Po, seguendo quindi la direttrice che da Moncalieri costeggia il Valentino, poi i Murazzi e il lungofiume di Vanchiglia, e poi lungo la direttrice di Corso Francia che collega il centro cittadino con Grugliasco. Sono invece Barriera di Milano, Crocetta e alcune delle aree collinare i feudi elettorali di Damilano. Dal canto suo Sganga, pur attestandosi su percentuali nettamente inferiori, ottiene buoni risultati in zona Mirafiori e nelle periferie settentrionali della città.
Scendendo nel dettaglio dei singoli partiti, si nota come il PD – in quanto partito largamente maggioritario della coalizione – segua senza troppe sorprese l’andamento generale di Lo Russo. Analogo comportamento hanno la civica del sindaco e Sinistra Ecologista, mentre tanto i Moderati quanto Torino Futura, la civica di Tresso, si discostano abbastanza dal leit-motiv, essendo la prima relativamente in grado di fare breccia nella periferia nord e la seconda di ottenere invece i suoi massimi in zona collinare.
Passando al centrodestra, FdI performa molto bene in tutto il settore occidentale della città, mentre la Lega ottiene i suoi massimi nelle periferie nord e sud. Forza Italia, dal canto suo, mantiene uno schema più da centrodestra classico, andando meglio nei settori centrale e collinare della città, comportamento questo ancora più evidente se si passa ad analizzare la lista del sindaco. Proprio la geografia del voto di quest’ultima lista contribuisce quindi in maniera determinante a inquadrare il profilo moderato di Damilano, rendendolo piuttosto atipico nel quadro dei candidati sindaci scelti dal centrodestra in questa tornata elettorale.
Che vi possa essere o meno una convergenza al secondo turno tra centrosinistra e M5S, la strada per lo scranno di sindaco sembra essere in discesa per Lo Russo al ballottaggio.
La plausibile riconquista del comune da parte del centrosinistra non deve però nascondere i segnali che il comune sta lanciando al centrosinistra: l’epoca Chiamparino aveva lasciato una città estremamente sbilanciata a sinistra, ma l’uscita di scena del ciclone M5S ha restituito l’immagine di una città, che seppur nel suo complesso può continuare a dirsi di tendenza progressista, non più così sbilanciata come un decennio fa. Le lancette della storia di Torino sembrano tornate, sia pur con i dovuti distinguo, esattamente a vent’anni fa, e al ballottaggio Chiamparino-Rosso del 2001. Il centrosinistra saprà costruire un nuovo ciclo vincente?
Sostieni Sondaggi Bidimedia!
Puoi farlo nei modi che ti descriviamo in seguito… E, se puoi, disattiva il tuo ad-blocker, grazie!
Modalità preferita: donazione tramite bonifico tramite al conto dell’Associazione Bidimedia
Conto di BIDIMEDIA
IBAN IT65F0623012782000036505055
Fai una donazione tramite PayPal
Sondaggi BiDiMedia è un sito nato nel 2010. Se vi piace e siete contenti del nostro servizio gratuito potete farci una piccola donazione. Anche di pochi euro. Grazie a chi ci permetterà di crescere sempre di più cliccando sul banner “Dona con PayPal”!
Offrici un caffé con
Ko-fi
Ci leggi da tanto tempo? Ci hai appena scoperti? In entrambi i casi, se ti piace il nostro lavoro, puoi contribuire alla nostra sopravvivenza donandoci anche solo un piccolo caffè. Grazie!
Tramite Ko-fi puoi fare una micro-donazione ed essere sicuro che essa finanzierà interamente Sondaggi Bidimedia, senza percentuali di intermediazione.
Fai i tuoi acquisti cliccando sui banner
In qualità di Affiliato Amazon, Sondaggi Bidimedia riceve un guadagno dagli acquisti idonei.
In qualità di Affiliato Amazon, Sondaggi Bidimedia riceve un guadagno dagli acquisti idonei.