Nella Prima Repubblica, Bologna era indubbiamente una roccaforte del Partito Comunista Italiano che raggiungeva anche il 45% dei voti. Questo dominio si rifletteva anche a livello amministrativo con il PCI (e poi il suo erede PDS) che espresse tutti i sindaci bolognesi tra il 1946 e il 1999.
Con la Seconda Repubblica il posizionamento politico di Bologna non cambiò, restando decisamente spostata a sinistra. L’unica eccezione fu la vittoria risicata del Centrodestra alle elezioni comunali del 1999 con il civico Giorgio Guazzaloca (Ind), che interruppe il dominio amministrativo del Centrosinistra durato 53 anni.
Ora daremo uno sguardo più approfondito agli ultimi quattro appuntamenti elettorali.
2004: la rivincita del Centrosinistra
Figura 1
L’amministrazione Guazzaloca si rivela solamente una parentesi nella storia amministrativa della città. Nel 2004, infatti, forte di un clima nazionale piuttosto favorevole, il Centrosinistra guidato dall’ex segretario della CGIL, Sergio Cofferati (DS), sconfigge al primo turno il sindaco uscente.
Nella Figura 1 osserviamo che Cofferati si impone con forza soprattutto nei quartieri periferici a nord della città. Guazzaloca prevale invece nei due quartieri più meridionali a ridosso delle colline mentre il centro cittadino è piuttosto conteso tra i due candidati.
2009: si riconferma il Centrosinistra
Figura 2
Le successive elezioni amministrative si svolgono in anno nettamente favorevole al Centrodestra. Ciononostante, il Centrosinistra si conferma agevolmente alla guida del comune con il vice presidente del’Emilia-Romagna, Flavio Delbono (PD), che per poco non riesce a chiudere la partita già al primo turno, ma si impone nettamente al ballottaggio. Il Centrodestra si presenta diviso tra il candidato ufficiale Alfredo Cazzola (PdL) e l’ex sindaco Guazzaloca (Ind) sostenuto dai centristi. Infine Bologna è uno dei primi comuni in cui si presenta una candidato riconducibile a ciò che di lì a poco diventerà il MoVimento 5 Stelle. Il risultato di Favia (M5S), per quanto numericamente modesto, viene percepito come una grande novità.
La distribuzione del voto nei quartieri (Figura 2) non cambia molto rispetto a cinque anni prima. Il Centrosinistra si conferma più forte nei quartieri periferici e più debole in quelli collinari. Al primo turno Delbono riesce comunque a prevalere in tutti i quartieri mentre al ballottaggio Cazzola conquista di poco il quartiere più meridionale della città.
2011: vince il Centrosinistra nonostante gli scandali
Figura 3
Il mandato di Delbono (PD) non dura neanche un anno. Ad inizio 2010, Delbono si dimette per delle indagini su fatti risalenti a quando era vicepresidente della regione Emilia-Romagna (successivamente Delbono patteggerà in due processi). Il comune viene quindi commissariato e torna alle urne nel 2011. Si tratta di un anno molto favorevole al Centrosinistra che in termini di consenso sta incassando l’opposizione ad un Governo Berlusconi ormai impopolare e in disfacimento. Forse anche per questo, il Centrosinistra sembra non risentire degli scandali del suo ex sindaco e chiude la partita già al primo turno con l’ex assessore Virginio Merola (PD). Anche stavolta i centristi decidono di correre separatamente dal resto del Centrodestra che conferma sostanzialmente il risultato di due anni prima. Migliora invece nettamente il M5S che con Bugani (M5S) raggiunge quasi il 10% dei voti.
Ancora una volta, la distribuzione del voto bolognese (Figura 3) si dimostra molto stabile con il Centrosinistra più forte nella periferia settentrionale e orientale della città, e il Centrodestra che riesce a prevalere nella parte collinare del comune.
2016: il Centrosinistra rischia
Figura 4
Le successive elezioni comunali si tengono in un clima decisamente diverso dal 2011. Il Centrosinistra guidato da Matteo Renzi, che ha raggiunto il suo apice di popolarità nel 2014, sta subendo un arretramento di consensi ma il campo dell’opposizione è ancora molto frammentato e disorganizzato. Di conseguenza, il sindaco uscente Merola (PD) è nettamente il candidato più votato al primo turno ma il Centrosinistra non supera il 40% dei voti. A questo contribuisce anche la decisione della sinistra bolognese di correre autonomamente ottenendo un buon risultato. Anche il Centrodestra si presenta diviso con la candidatura di Lucia Borgonzoni (LN), consigliera comunale, e quella dell’ex leghista Manes Bernardini (Ind), già candidato cinque anni prima e questa volta sostenuto dalla parte più centista della coalizione. Tra i due candidati si rivela nettamente più forte Borgonzoni che accede al ballottaggio contro Merola. Buon risultato per Max Bugani (M5S) che riesce quasi a raddoppiare i consensi ottenuti alle precedenti elezioni.
La partita del ballottaggio si rivela abbastanza ostica per Merola che vede verificarsi, a Bologna come in molti altri comuni quell’anno, una convergenza degli elettorati di Centrodestra e 5 Stelle contro il Centrosinistra. Nonostante gli sforzi, il tentativo di spallata nel capoluogo emiliano non ha successo e Merola riesce a prevalere al secondo turno, staccando Borgonzoni di quasi 10 punti percentuali.
Dal punto di vista territoriale (Figura 4), al primo turno Merola riesce a prevalere in tutti i quartieri mentre al ballottaggio Borgonzoni risulta avanti solo nel quartiere più collinare della città. Tuttavia rispetto alle più recenti elezioni osserviamo una situazione meno polarizzata. Il Centrosinistra infatti tiene maggiormente nei quartieri del centro e della collina (storicamente più a destra) ma sembra perdere terreno nei quartieri più periferici.
Complessivamente il Centrosinistra bolognese si prese un grosso spavento e anche a Bologna si parlò di uno scollamento tra le periferie e il Centrosinistra. Ma come vedremo nella prossima sezione, questo fenomeno fu in realtà molto circoscritto. Nella prossima pagina infatti, analizzeremo il posizionamento politico di Bologna e capiremo come si è evoluto negli ultimi anni.
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