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Elezioni locali in Inghilterra – Disastro Conservatori e delusione Labour. LibDem molto bene.

Giovedì in Inghilterra si sono tenute le elezioni locali per eleggere 248 consigli, assemblee locali con vari compiti che variano in base alle disposizioni del luogo, 6 sindaci direttamente eletti e 11 consigli in Irlanda del Nord.

Risultati elettorali in Inghilterra

Rosso: Labour
Blu: Conservatori
Nero: Nessuna maggioranza
Arancione: LibDem
Verde: Green Party
Grigio: in attesa dei risultati
Azzurro: in attesa dei risultati
Bianco panna: non si votava.

I risultati definitivi sono arrivati solo dopo quasi 24 ore dalla chiusura dei seggi, ma fin da subito si è profilato un disastro per il Partito Conservatore di Theresa May, che ha perso il controllo di 44 consigli (-10,6%) e 1334 consiglieri (-27,25%). Si tratta della peggiore sconfitta in termini assoluti dal 1995, quando sotto John Major furono persi 2018 seggi.

A uscire fortemente sconfitto è anche l’UKIP, l’ex partito di Nigel Farage, che perde 145 consiglieri (-82,39%). Non controllava nessun consiglio prima e continua a non controllarne ora.

I grandi vincitori sono i Liberal Democrats, che conquistano 703 seggi (+108,7%) e 10 consigli (+125%), e il Green Party, che guadagna 194 consiglieri (+273,2%). C’è stata anche una forte crescita dei candidati indipendenti, che guadagnano 606 seggi (+138%).

C’è infine il caso del Labour Party, il cui risultato è stato estremamente deludente. Jeremy Corbyn, il leader del partito, sperava in grandi risultati, ma così non è stato. Il partito ha perso 82 consiglieri (-3,9%) e il controllo di sei consigli (-9%). Per un partito all’opposizione da nove anni ci si sarebbe aspettato un risultato decisamente migliore.

Storicamente per avere speranze di prendere il controllo della Camera dei Comuni serve fare un ottimo risultato alle elezioni locali, secondo un’analisi di Tony Travers per la LSE.

A livello di “voto popolare” il Labour e i Conservatori si sono fermati al 28% con i LibDem al 19%. I due partiti principali insieme sono quindi al 56%, contro l’82% delle precedenti elezioni generali del 2017 e il 73% delle elezioni locali del 2018.

Bisogna comunque ricordare che l’affluenza è stata pari solo al 36% e che non erano presenti gli ultimi due partiti arrivati sulla scena politica, il Brexit Party di Farage, e Change UK, il partito degli scissionisti.

Brexit c’entra qualcosa?

Il Financial Times sulla base dei dati di Press Association ha pubblicato un’interessante analisi che spiega cos’è successo dove nel 2016 prevalse il Remain e dove il Leave al referendum su Brexit.

I Conservatori hanno subito le peggiori perdite nelle zone più pro-Remain, segno che gli elettori europeisti stanno abbandonando il partito. Solo nelle zone più schierate per l’uscita, il aprtito di Theresa May è riuscito a limitare (più o meno) le perdite.

Il Labour invece perde proprio nelle zone che nel 2016 si schierarono per Brexit. Il tentativo corbyniano di tenere tutti insieme, dai giovani europeisti alla classe lavoratrice del nord, non sembra aver funzionato del tutto. Ma se avesse sostenuto pienamente un secondo referendum o se avesse scelto di schierarsi completamente per Brexit, cosa sarebbe successo?

Infine, i LibDem guadagnano ovunque, con un incredibile +76% di seggi dove il Remain vinse con il 65-60% dei voti. Solo nelle zone schieratissime per Brexit (Leave oltre al 70%) non hanno ottenuto seggi.