Nella Prima Repubblica, la Liguria era una delle poche regioni in cui il Partito Comunista Italiano riusciva ad essere maggioritario, per quanto non arrivando a dominare la politica locale come nelle vicine Emilia-Romagna e Toscana. Era perciò, a buona ragione, considerata tra le cosiddette Regioni Rosse. Il PCI aveva le sue roccaforti nell’area metropolitana di Genova, nello spezzino e nel savonese. La DC, invece, prevaleva nel territorio compreso tra Genova e La Spezia e nel Ponente ligure. In nessuna di queste zone però arrivava a livelli di consensi simili a quelli di altre zone del Nord Italia, ottenendo vittorie ampie ma non esagerate.
La Seconda Repubblica ampliò il divario tra il Ponente e il Levante. Il primo si spostò nettamente a destra divenendo uno dei territori più fedeli al Centrodestra berlusconiano, mentre nel secondo, il Centrosinistra riuscì a conservare il dominio ereditato dal PCI. In generale, la regione rimase più vicina al Centrosinistra che, infatti, vinse le elezioni regionali del 1995 con un vantaggio di circa 5 punti percentuali. Il risultato si ribaltò 5 anni dopo con la vittoria di Sandro Biasotti (FI) del Centrodestra. La Liguria fu solo una delle diverse regioni che il Centrosinistra perse nel 2000, una tornata molto favorevole al Centrodestra.
Ora daremo uno sguardo più approfondito agli ultimi tre appuntamenti elettorali.
2005: Vittoria del Centrosinistra
Figura 1
Le elezioni regionali del 2005 segnano uno dei momenti più alti del Centrosinistra che riesce a vincere in tutte le regioni al voto meno due, Lombardia e Veneto. Anche la Liguria viene investita da quest’ondata che porta Claudio Burlando (DS) a sconfiggere il presidente uscente Sandro Biasotti (FI). Il margine non è ampissimo ma è comunque abbastanza confortevole.
Nella Figura 1, osserviamo che Burlando conquista tutte le zone in cui il Centrosinistra è tradizionalmente più forte, l’area metropolitana di Genova, il savonese e lo spezino. È interessante che in tutti questi territori, i distacchi maggiori vengono registrati nei comuni periferici e non nei tre capoluoghi. A Biasotti resta il Ponente ligure dove il Centrodestra domina incontrastato, e il territorio compreso tra Genova e La Spezia.
2010: La rivincita fallita di Biasotti
Figura 2
Le successive elezioni regionali sono a tutti gli effetti un tentativo di rivincita. L’ex presidente Biasotti (PdL) è il candidato del Centrodestra per sfidare il presidente uscente Burlando (PD). Questa volta il clima nazionale dovrebbe favorire il Centrodestra ma la Liguria sembra del tutto inerte e il risultato è quasi lo stesso di 5 anni prima, con un lieve avvicinamento tra i due sfidanti. A questo risultato contribuisce forse la decisione dell’Unione di Centro di cambiare schieramento e sostenere il presidente uscente. Comunque, si tratta, ancora una volta, di un distacco non molto ampio, sotto il 5%, ma, considerando altre sfide di quella tornata, è sicuramente da considerare un successo di Burlando e del Centrosinistra ligure.
Territorialmente non ci sono grandi variazioni rispetto a 5 anni prima e i due schieramenti mantengono le rispettive zone di forza e debolezza come si evince dalla Figura 2.
2015: Il Centrodestra vince sul caos
Figura 3
Dopo il 2010, il Centrosinistra ligure comincia a subire una progressiva crisi di consenso. L’alluvione di Genova del 2011 colpisce duramente l’immagine dell’amministrazione locale e alcuni esponenti della giunta di Centrosinistra di Genova, tra cui l’ex sindaco Vincenzi (PD), vengono indagati nella successiva vicenda giudiziaria (che si è conclusa pochi mesi fa con il patteggiamento di Vincenzi e altri imputati). Una nuova alluvione a Genova nel 2014 incrina ulteriormente il governo locale del Centrosinistra con nuovi indagati, tra cui l’assessore regionale alle Infrastrutture Raffaella Paita (PD) (assolta definitivamente nel 2019). Si arriva quindi al 2015 con un clima piuttosto teso che esplode quando l’ex sindacalista Sergio Cofferati (PD) viene sconfitto alle primarie del Centrosinistra per decidere il successore del presidente uscente Burlando (PD). Risulta vincitrice proprio Paita (PD), sostenuta dallo stesso Burlando e dalla segreteria nazionale del PD. Cofferati non accetta il risultato e denuncia irregolarità nel voto. Alla fine, il Centrosinistra candida Paita mentre Cofferati e l’ala più a sinistra della coalizione si presentano in solitaria sostenendo il deputato Luca Pastorino (Possibile).
Il Centrodestra non è molto in forma in quell’anno e sulla carta non dovrebbe avere molte possibilità in Liguria. La scelta del candidato cade sull’ex giornalista Giovanni Toti (FI) da poco designato da Berlusconi come guida del partito. La candidatura di un personaggio così in vista sul piano politico nazionale, è probabilmente indicativa del fatto che il Centrodestra non si aspettava di poter vincere la guida della regione.
A frammentare ulteriormente il quadro politico, è la candidatura per il MoVimento 5 Stelle di Alice Salvatore (M5S) che riesce nell’impresa di confermare sostanzialmente il cospicuo numero di voti che i 5 Stelle avevano ottenuto alle europee dell’anno precedente. Questo, insieme alla scissione a sinistra, fanno conseguire un risultato terribile al Centrosinistra che viene superato, in retromarcia, dal Centrodestra di Toti.
Rispetto a 5 anni prima, la mappa elettorale della Liguria in Figura 3 appare stravolta. L’area metropolitana di Genova viene conquistata, seppur di poco, dal M5S. Il Centrosinistra frana nel savonese a favore del Centrodestra e conferma sul filo di lana lo spezzino. Paradossalmente, Paita riesce a imporsi in diversi piccoli comuni del Ponente ligure dove, in generale, il Centrodestra appare più debole che in passato.
Ci chiediamo adesso se il risultato del 2015 sia stato solamente frutto del caso o se sia stato l’inizio di un cambiamento della dinamica di voto della Liguria, e, soprattutto, se questo cambiamento sia perdurato fino ad oggi? Risponderemo a queste domande nella prossima pagina.
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