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Elezioni USA – La Corte Suprema influenza davvero le elezioni?

Da quasi tre mesi negli Stati Uniti gran parte del dibattito pubblico si è concentrato sulla Corte Suprema, il massimo organo giudiziario, e sugli effetti che può avere sulle elezioni di metà mandato che si terranno il 6 novembre.

Cerchiamo di capire se davvero le può influenzare, ma prima una breve premessa.

Perché si parla di Corte Suprema?

Il 27 giugno il giudice Anthony Kennedy ha deciso di ritirarsi dalla Corte Suprema, andando così in pensione. Kennedy è stato nominato dal presidente repubblicano Ronald Reagan nel 1987 e confermato dal Senato con una maggioranza schiacciante: 97 a 0. Kennedy era considerato un moderato ed il centro della Corte, in quanto è stato più volte il voto decisivo che ha determinato l’emanazione di sentenze di stampo conservatrici o liberal.

Il presidente Donald J. Trump ha scelto il giudice Brett Kavanaugh per sostituire Kennedy. Kavanaugh però è decisamente più conservatore e la sua conferma dal Senato, che sta subendo un importante rallentamento per via di un’accusa di tentato stupro, sposterebbe la Corte Suprema molto a destra.

Quali effetti potrebbero esserci alle elezioni?

Bisogna distinguere due casi. Il primo vede la conferma di Kavanaugh arrivare prima delle elezioni, lo scenario più probabile al momento, mentre il secondo vede il voto del Senato rimandato al prossimo anno, dopo che si saranno insediati i nuovi senatori.

Vediamo il primo caso.

Se la conferma di Brett Kavanaugh avvenisse prima delle elezioni ci potrebbero essere degli effetti sui candidati più a rischio a novembre. Quelli che rischiano di essere sconfitti sono i democratici Joe Donnelly in Indiana, Claire McCaskill in Missouri, Jon Tester in Montana, Heidi Heitkamp in North Dakota e Joe Manchin III in West Virginia, perché si trovano in stati vinti da Trump nel 2016.

Questi democratici devono quindi affrontare una difficile scelta. Kavanaugh è infatti, come detto, molto conservatore e quindi dovrebbero in teoria votargli contro. Il problema è che alcuni di loro, in particolar modo McCaskill, Heitkamp e Manchin, temono di perdere i voti repubblicani, che sono fondamentali per vincere, se gli si opporranno. Allo stesso tempo un voto favorevole rischia di deludere gli elettori democratici, anch’essi essenziali. Trovare un equilibrio non è semplice.

Cosa ci dicono i sondaggi? Fox News Poll, un istituto di ricerca molto affidabile, ha provato a sondare sia un voto contrario sia a favore in alcuni stati. Ad esempio, in North Dakota un elettore su tre dice che è meno probabile che voti Heitkamp se si dovesse opporre a Kavanaugh, mentre il 21% dice che sarebbe più disposto a votarla. Delle cifre simili si sono riscontrate anche in Indiana per il senatore Donnelly. In Missouri invece il 32% sarebbe meno propenso a votare McCaskill in caso di voto contrario e il 15% invece sarebbe più disposto a sostenerla.

Passiamo ora al secondo caso.

Qui l’analisi diventa più complessa e forse un po’ aleatoria. Molti repubblicani sostengono l’idea secondo la quale la questione Corte Suprema potrebbe colmare il cosiddetto “enthusiasm gap”, cioè la differenza di entusiasmo nell’idea di recarsi al voto tra democratici e repubblicani. Questa tesi, che ha una certa sensatezza e coerenza, è però probabilmente fallace per due motivi:

  • Il vero problema per i repubblicani non è questo gap. Dall’analisi dei sondaggi emerge infatti che anche tra coloro che non dicono di essere particolarmente entusiasti, i democratici vincono nettamente in quanto stanno erodendo parte dell’elettorato repubblicano, in particolar modo le donne e i più istruiti, e perché vincono tra gli indipendenti.
  • C’è poi la questione del ciclo delle notizie. L’idea secondo cui una nomina alla Corte Suprema possa galvanizzare la base dei repubblicani per settimane o mesi è probabilmente un’illusione. Le notizie cambiano costantemente e a meno che non succeda qualcosa di importante non si parla di Corte Suprema. Di conseguenza è difficile che la questione rimanga al centro dell’attenzione.