lL GIRAMONDO – Uno sguardo a sondaggi ed elezioni in giro per il Mondo: Elezioni parlamentari e presidenziali in Zimbabwe, le prime del dopo-Mugabe. L’alba della democrazia o un ritorno alla dittatura?
Per le elezioni presidenziali di quest’anno si sono presentati ben 23 candidati, dei quali solo quattro di rilevanza nazionale.
Emmerson Dambudzo Mnangagwa (ZANU-PF)
Emmerson Dambudzo Mnangagwa è un ex leader rivoluzionario, attualmente terzo presidente dello Zimbabwe dal 24 novembre 2017. Precedentemente, ha ricoperto diversi incarichi di governo ed è stato Primo Vicepresidente dello Zimbabwe fino a novembre 2017, quando è stato licenziato, prima di salire al potere in un colpo di stato. È membro dello ZANU-PF ed è stato un alleato di lunga data dell’ex presidente Robert Mugabe.
Mnangagwa nacque nel 1942 a Shabani, nella Rhodesia del Sud, in una grande famiglia Shona. I suoi genitori erano contadini e negli anni ’50 dovette trasferirsi con la sua famiglia nella Rhodesia del Nord (l’attuale Zambia) a causa dell’attivismo politico di suo padre. Lì incontrò Robert Mugabe, che allora lavorava come insegnante, che ispirò Mnangagwa a diventare attivo nella politica anti-coloniale. Nel 1963, entrò a far parte della neonata Zimbabwe African National Liberation Army come combattente della guerriglia e tornò nella Rhodesia nel 1964. Alla guida di un gruppo chiamato “Crocodile Gang”, attaccò le fattorie di proprietà bianca nelle Highlands orientali. Nel 1965, bombardò un treno vicino a Fort Victoria e fu imprigionato per dieci anni, dopo di che fu rilasciato e deportato di nuovo in Zambia. Ha poi studiato giurisprudenza all’Università dello Zambia e successivamente all’Università di Londra, e ha esercitato la professione di avvocato. Dopo pochi anni lasciò lo studio legale privato e andò nel Mozambico portoghese per ricongiungersi alla guerriglia dello ZANU. Lì, incontrò di nuovo Robert Mugabe, e divenne il suo assistente e guardia del corpo, accompagnandolo all’accordo di Lancaster House che portò all’indipendenza dello Zimbabwe.
Dopo l’indipendenza, Mnangagwa ottenne una varie posizioni di governo di alto livello sotto Mugabe, incluso quella di Ministro della Sicurezza di Stato durante il cosiddetto “Gukurahundi”, lo scontro armato tribale tra il 1982 e il 1985 in cui almeno 10.000 persone, per lo più civili Ndebele, furono uccise dalla Quinta Brigata dell’Esercito Nazionale Zimbabwe. Ha poi ricoperto la carica di Presidente del Parlamento fino al 2005, quando è stato retrocesso in qualità di Ministro delle abitazioni rurali per aver fatto alcune battute sull’invecchiamento di Mugabe. Ritornò nelle grazie di Mugabe durante le elezioni generali del 2008, durante le quali condusse la campagna elettorale dello ZANU-PF, orchestrando la violenza politica contro il movimento di opposizione MDC di Tsvangirai. Mnangagwa è stato Ministro della Difesa dal 2009 fino al 2013, quando è diventato Ministro della Giustizia. Nel 2014 fu nominato primo vicepresidente, diventando il candidato principale per la successione a Mugabe. Mnangagwa fu avversato dalla moglie di Mugabe, Grace Mugabe e dalla sua fazione detta “Generazione 40”. È stato licenziato come vicepresidente il 6 novembre 2017 da Mugabe ed è fuggito in Sudafrica. Poco dopo, il generale Constantino Chiwenga ha lanciato un colpo di stato che ha provocato le dimissioni di Mugabe, permettendo a Mnangagwa di tornare in Zimbabwe per assumere la presidenza.
Mnangagwa è soprannominato “Garwe” o “Ngwena”, che significa “coccodrillo” nella lingua Shona, inizialmente perché quello era il nome del gruppo di guerriglieri da lui fondato, ma in seguito a causa della sua accortezza politica. La fazione all’interno di ZANU-PF che lo supporta si chiama Lacoste come la società di abbigliamento francese il cui logo è proprio un coccodrillo.
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