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lL GIRAMONDO – Uno sguardo a sondaggi ed elezioni in giro per il Mondo: Elezioni parlamentari e presidenziali in Zimbabwe, le prime del dopo-Mugabe. L’alba della democrazia o un ritorno alla dittatura?

Alleanza MDC

L’Alleanza MDC Alliance è un blocco elettorale formato tra 7 partiti politici nel 2017 in vista delle elezioni di quest’anno. La maggior parte dei partiti membri sono provengono da fazioni del Movimento per il Cambiamento Democratico (MDC).  I partiti principali sono tre partiti socialdemocratici: l’MDC-Tvsangirai (membro dell’Internazionale socialista), l’MDC-Ncube e il Partito Democratico del Popolo. L’alleanza ha nominato come proprio candidato presidenziale Nelson Chamisa, leader del MDC-T.

Il Movimento per il Cambiamento Democratico (MDC) fu fondato nel 1999 dal leader sindacale Morgan Tsvangirai, per raccogliere le principali forze di opposizione al regime di Robert Mugabe che parteciparono alla campagna per il “No” al referendum costituzionale del 2000.  Nelle successive elezioni parlamentari dello stesso anno l’MDC ottenne 57 dei 120 seggi in palio, solo 5 in meno dello ZANU-PF.  L’MDC, di tendenza socialdemocratica e membro dell’Internazionale Socialista, aveva i suoi punti di forza tra la popolazione urbana di Harare e Bulawayo e nella regione del Matabeleland. Nel 2002 Tsvangirai sfidò Mugabe alle elezioni presidenziali arrivando secondo con il 42% dei voti.

Nel 2005, il partito si divise in due fazioni, l’MDC-T, guidato da Tscangirai e l’MDC-N, guidato da Arthur Mutambara e successivamente da Welshman Ncube.   I due partiti si presentarono separati alle elezioni del 2008. L’MDC-T ottenne 100 seggi al parlamento, superando per la prima volta lo ZANU-PF con 99, e l’MDC-N ne ottenne 10. Le contemporanee elezioni presidenziali videro il prevalere al primo turno di Tsvangirai con il 47,9%. Mugabe, fermo al 43%, venne accusato di brogli, tanto che in un primo momento sembrò volersi ritirare. Il presidente, però avviò una vera e propria campagna di intimidazione ai danni dei militanti di MDC, tanto che Tsvangirai pur di evitare che le violenze proseguisse preferì lasciare il paese. Mugabe, ormai senza rivali, ottenne l’83% dei voti al ballottaggio. Grazie alla mediazione Sudafricana si arrivò ad un accordo per un governo di unità nazionale per fronteggiare la crisi economica, con Morgan Tsvangirai come primo ministro.

A causa dei dissidi interni ai partiti di opposizione, alimentati dallo ZANU-PF e alla impossibilità di Tsvangirai di governare effettivamente il paese, l’MDC-T perse molto del proprio supporto popolare. Nelle elezioni presidenziali del 2013 Tsvangirai prese solo il 34% dei voti e Welshman Ncube meno del 3%. In parlamento l’MDC-T ottenne 70 seggi su 270 e l’MDC-N solo 2.

Tsvangirai e altri dirigenti dell’MDC-T furono sospesi dal partito per il fallimento della loro leadership. Uno di essi, l’ex ministro delle finanze Tendai Biti, abbandonò l’MDC e fondo il Partito Democratico del Popolo (PDP).

Tsvangirai rimase comunque formalmente presidente dell’MDC-T fino alla sua morte, avvenuta ad inizio di quest’anno. Suo successore ad interim è stato nominato Nelson Chamisa.

Chamisa quindi, insieme alle altre fazioni dell’MDC, ha formato l’Alleanza MDC che lo ha nominato candidato alle elezioni presidenziali di quest’anno.

Coalizione dei Democratici (CODE)

Coalizione dei Democratici (Coalition of Democrats – CODE) è un’alleanza di opposizione nata nel 2017 in appoggio alla candidatura di Elton Mangoma alle elezioni presidenziali. Il gruppo è guidato dal leader del partito ZAPU Dumiso Dabengwa che coordina la campagna elettorale.

Il CODE è composto da nove partiti politici, i piu’ importanti del quali sono l’Unione Popolare Africana dello Zimbabwe (ZAPU) e  Mavambo-Kusile-Alba, il partito fondato da Simba Makoni, ex ministro delle finanze di Mugabe dal 2000 al 2002.

L’Unione Popolare Africana dello Zimbambe (Zimbabwe African People’s Union- ZAPU) è uno storico partito di ispirazione socialista. Fu fondato nel 1961 da Joshua Nkomo come organizzazione politica per il rovesciamento del regime della minoranza bianca in Rhodesia. Primo segretario organizzativo fu Robert Mugabe. Dopo la messa al bando nel 1962, passò alla lotta armata, fondando l’Esercito Rivoluzionario Popolare dello Zimbabwe (ZIPRA).

Il fronte nazionalista si divise tra i sostenitori di Nkomo, favorevoli alla costituzione di un governo in esilio, ed i sostenitori del reverendo Ndabaningi Sithole, che preferivano continuare la lotta nel paese. Tali conflitti portarono nell’agosto del 1963 alla formazione dello ZANU (Unione Nazionale Africana di Zimbabwe, di cui divenne capo Robert Mugabe.

Alle elezioni del 1980, lo ZAPU ottenne il 24% dei consensi, contro il 63% dello ZANU guidato da Robert Mugabe. Lo scontro tra Nkomo e Mugabe si inasprì negli anni successivi. Nel 1983 la Quinta brigata dell’esercito, addestrata da consulenti nord-coreani, entrò nell’area a maggiore concentrazione di sostenitori dello ZAPU, il Matabeleland, dando luogo alla repressione detta massacro del Gukurahundi che provocò migliaia di morti.

Alle politiche del 1985 lo ZANU incrementò i propri voti al 77%, mentre lo ZAPU scese al 19%.

Nel 1987 ormai fortemente indebolito, lo ZAPU accettò di entrare nell’Unione Nazionale Africana dello Zimbabwe – Fronte Patriottico (ZANU-FP), con Mugabe come presidente e Joshua Nkomo come vicepresidente.

Nel 2009 il partito decise di rompere l’alleanza con Mugabe e di presentarsi autonomamente alle elezioni successive. Tuttavia il risultato del 2013 fu estremamente deludente, dato che sia il partito che il proprio candidato presidenziale ottennero meno dell’1% dei voti.

Partito Popolare Nazionale (NPP)

Il Partito Popolare Nazionale (National People’s Party, NPP) è il partito fondato nel 2017 dall’ex vicepresidente dello Zimbabwe Joice Mujuru in appoggio alla sua candidatura alle elezioni presidenziali di quest’anno.

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