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IL GIRAMONDO – Uno sguardo ad elezioni e sondaggi in giro per il mondo. Il calendario elettorale del 2023

Com’è tradizione di questa rubrica, iniziamo il 2023 con uno sguardo agli appuntamenti elettorali internazionali più importanti dell’anno. Prima pero’ facciamo un breve riassunto  degli avvenimenti elettorali più significativo dell’anno appena trascorso.  I sudcoreani hanno eletto presidente il candidato conservatore Yoon Suk-Yoel. Viktor Orbán è rimasto il primo ministro ungherese mentre il suo partito di estrema destra Fidesz ha vinto un’elezione formalmente libera ma decisamente non equa. Emmanuel Macron ha vinto la rielezione in Francia, diventando così il primo presidente francese in due decenni a vincere la rielezione. Gli elettori nelle Filippine hanno eletto presidente Ferdinand “Bongbong” Marcos, Jr., figlio del dittatore estromesso dal potere nel 1986. Anthony Albanese e l’Australian Labour Party hanno vinto le elezioni parlamentari australiane, ponendo fine a nove anni di governo della coalizione di centrodestra Liberal/Nationals. I colombiani hanno eletto il loro primo presidente di sinistra, Gustavo Petro, ex guerrigliero. Il Movimento popolare per la liberazione dell’Angola (MPLA)  ha mantenuto il potere nelle elezioni più combattute della storia dell’Angola. William Ruto ha vinto la corsa presidenziale del Kenya con meno di due punti percentuali. Il presidente brasiliano Jair Bolsonaro ha perso un ballottaggio aspramente combattuto contro l’ex presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva. Gli israeliani si sono recati alle urne per la quinta volta in meno di quattro anni e hanno dato all’ex primo ministro Benjamin Netanyahu l’opportunità di formare un nuovo governo. Le elezioni di medio termine del Congresso degli Stati Uniti hanno visto i Democratici mantenere il controllo del Senato mentre i Repubblicani hanno ripreso il controllo della Camera dei Rappresentanti.

Il prossimo anno potrebbe essere considerato elettoralmente un anno di passaggio in vista del 2024, quando si rinnoveranno i parlamento di giganti come India e Indonesia, si eleggeranno i presidenti di USA e Messico e si rinnoverà il Parlamento Europeo. Tuttavia il 2023 ha in serbo elezioni interessanti.  Il leader autoritario turco Erdogan, si troverà di fronte alla sua sfida piu’ difficile da quando è andato al potere nel 2003.  In Europa ci saranno elezioni dall’esito molto incerto in Spagna, Grecia, Polonia, Estonia e Finlandia.  L’Argentina andrà alle urne in un momento di grave crisi del modello peronista. Le elezioni in grandi paesi asiatici come Pakistan, Thailandia e Bangladesh potrebbero portare sia al ritorno della  democrazia che all’instaurazione di un regime autoritario.

E ovviamente ci saranno, come negli anni passati, anche imprevisti e sorpredenti cambi di governo, a causa di manovre parlamentari, proteste di piazza o veri e propri colpi di stato.  Abbiamo scelto di indicare quelle che secondo noi saranno le elezioni piu’ significative. Al termine di questo articolo troverete il calendaio completo delle elezioni di quest’anno.

 

Le  elezioni di cui parleremo nel 2023

 

 

flag of Turkey | Britannica

TURCHIA

Il dominio ventennale di Recep Tayyip Erdoğan sulla politica turca dovrà affrontare la sua prova più dura nelle elezioni del prossimo 18 giugno per eleggere un nuovo presidente e i membri della Grande Assemblea nazionale. Erdoğan è stato primo ministro turco dal 2003 al 2014. Nel 2014 si è candidato alla presidenza, un incarico fino ad allora in gran parte cerimoniale nel sistema parlamentare turco. Nel 2017 ha fatto modificare la costituzione per passare ad un sistema presidenziale, eliminando la figura del primo ministro. È stato  quindi rieletto alla presidenza nel 2018 diventando sia capo di stato che di governo. Nonostante la costituzione turca metta un limite di due mandati alla presidenza, Erdogan si può candidare per una terza volta, dato che il limite dei due mandati non è retroattivo e quindi non vale per la sua prima elezioni a presidente nel 2014.

Con il passare degli anni il regime di Erdogan ha assunto aspetti sempre più autoritari, erodendo la democrazia e la libertà dei cittadini turchi. La svolta si è avuta nel 2016, dopo un tentativo fallito di colpo di stato. Erdogan ha proclamato uno stato di emergenza di due anni che ha sospeso lo stato di diritto e ha lanciato un’epurazione totale delle istituzioni governative e degli enti pubblici. Circae 130.000 funzionari del settore pubblico sono stati licenziati  e quasi 80.000 membri del governo, della magistratura e dei media sono stati arrestati per presunti legami con  “organizzazioni terroristiche”.  Negli ultimi anni, tuttavia Erdoğan ha perso molto della sua popolarità anche se ha reso più difficile per gli oppositori sfidare il suo governo. Oltre a erodere la democrazia turca, negli ultimi anni Erdogan ha anche gestito male l’economia, in particolare opponendosi all’aumento dei tassi di interesse, il che ha portato l’inflazione annuale a superare l’ 80%, con una  disoccupazione che ha raggiunto il 10% .

Gli avversari di Erdogan pensano che questo potrebbe essere il momento giusto per spodestarlo. Si è formata una coalizione di 6 partiti di opposizione, chiamata “Alleanza Nazionale”, il cui principale componente è il Partito Repubblicano (CHP) di centrosinistra.  Questa coalizione sfiderà la coalizione di governo chiamata “Alleanza del Popolo” formata dal partito di Erdogan, l’AKP e dal partito di estrema destra MHP.   Terzo incomodo è la cosiddetta “Alleanza per il Lavoro e per la Libertà” formata dal partito filocurdo HDP e da vari partiti di sinistra radicale.

L’attuale legge elettorale per il parlamento è un sistema proporzionale con una  soglia di sbarramento del 7%, che tuttavia può essere aggirata nel caso che un partito si presenti all’interno di una coalizione che supera il 7% dei voti.  E’ quindi possibile che l’attuale alleanza di governo di destra perda la maggioranza alle elezioni parlamentari, rimando tuttavia la coalizione più forte in parlamento. La posta in gioco principale sono tuttavia le elezioni presidenziali.

Le due coalizione di opposizione  non hanno ancora scelto i loro candidati, ma i sondaggi indicano che in caso di ballottaggio, Erdogan perderebbe quasi sicuramente contro tutti i maggiori esponenti dell’Alleanza Nazionale”.  Questi includono il leader del partito Kemal Kilicdaroglu,  il sindaco di Ankara Mansur Yavas e soprattutto il popolarissimo  sindaco di Istanbul Ekrem Imamoglu . Erdogan sta quindi cercando di mettere fuori gioco i suoi principali avversari grazie al suo controllo dei media e della magistratura.  A metà dicembre un tribunale ha condannato Imamoglu a due anni di carcere con l’accusa di “insulto a personaggi pubblici”. Sebbene Imamoglu abbia intenzione di ricorrere in appello, se la sentenza fosse confermata questo gli impedirebbe di candidarsi e ricoprire cariche pubbliche. Un altro possibile candidato presidenziale, Selahattin Demirtasl leader dell’HDP, è stato imprigionato con l’accusa di complicità con il gruppo guerrigliero curdo del PKK.

E’ difficile fare previsioni sull’esito di queste elezioni, che se fossero completamente libere ed eque, segnerebbero molto probabilmente la fine del “regno” di Erdogan.  Ma da qui a giugno Erdogan  non esiterà ad usare tutti i mezzi, leciti ed illeciti, per conservare il potere.

 

 

flag of Spain | Britannica

SPAGNA

Le elezioni parlamentari, che si tengono ogni quattro anni, dovrebbero tenersi entro il 10 dicembre e potrebbero segnare la fine della coalizione di governo del primo ministro Pedro Sánchez. Sánchez , che guida il Partito socialista operaio spagnolo di centrosinistra (PSOE), è salito al potere nel 2018 dopo che un voto di sfiducia aveva provocato la caduta del governo di Mariano Rajoy del Partito popolare di centrodestra (PP). Sánchez è poi  sopravvissuto a due elezioni parlamentari, formando una coalizione con il partito di sinistra radicale Podemos dopo le elezioni di novembre, sostenendosi con l’appoggio esterno o l’astensione della maggior parte dei partiti regionali presenti in parlamento.

Le elezioni della Camera dei Deputati, si basano su un sistema proporzionale su base regionale con sbarramento al 3% senza recupero dei resti. Questo sistema avvantaggia i grandi partiti nazionali e i partiti con una forte base regionale, i quali in particolare  quelli catalani e baschi, possono diventare determinanti per far passare i provvedimenti governativi in parlamento.  Il rapporto con i partiti indipendentisti calatani, il maggiore dei quali è la Sinistra Repubblica (ERC) è stato molto controverso e ha probabilmente contribuito all’ascesa del partito di destra nazionalista VOX.  Anche il fatto che Sánchez ha sostenuto con orgoglio cause progressiste, ad esempio legalizzando il suicidio assistito e approvando una legge sui diritti delle persone transgender, può avere contribuito alla reazione conservatrice della quale VOX sembra essere il portavoce.

Al momento i sondaggi danni il Partito Popolare avanti al PSOE e VOX davanti a Podemos, ma ci sono vari ostacoli tra il PP e il suo ritorno al potere. Il primo è VOX.  Anche se il PP accettasse di fare un accordo di governo con la destra nazionalista, difficilmente potrebbe avere l’appoggio dei partiti regionalisti, i quali considerano VOX il loro peggiore avversario e preferiscono un governo guidato dal PSOE. Quindi il PP potrebbe tornare al potere solo in caso di una netta vittoria che portasse PP + Vox ad avere la maggioranza assoluta dei seggi o quasi.  Inoltre Sanchez, che ha il vantaggio di essere Primo MInistro in carica, potrebbe recuperar consensi da qui a dicembre. Non è quindi scontato che a dicembre il PSOE vada all’opposizione.

Nelle pagine seguenti continua la panoramica sulle elezioni più interessanti dell’anno e, a seguire, il calendario elettorale completo .

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