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LA STORIA POLITICA RECENTE

L’attuale sistema democratico rumeno nasce nel 1990, dopo la caduta del regime comunista di Nicolae Ceasuscu,  ch fu fucilato il giorno di Natale del  1989  a seguito di un colpo di stato innescato da una rivolta popolare che aveva provocato in poche settimane oltre mille morti. Il potere fu assunto dal cosiddetto Fronte di Salvezza Nazionale (FNS), formato da ex funzionari del partito comunista, guidati da Ion Iliescu. Primo ministro fu nominato Petre Roman, un ingegnere e professore universitario, a capo di un governo formato prevalentemente da ex funzionari di stato comunisti.

Il nuovo governo introdusse il multipartitismo, la libertà di stampa  e una moderata liberalizzazione del mercato e pochi mesi dopo furono indette libere elezioni sia per il presidente che per il parlamento. Ion Iliescu fu eletto presidente con l’85% dei voti e il FNS ottenne oltre i due terzi dei seggi in parlamento.  L’opposizione, formata da vari partiti di centrodestra  conservatori e democristiani, organizzò vaste manifestazioni di protesta richiedendo che gli ex funzionari comunisti fossero esclusi dalla vita politica del paese. Le manifestazioni  degenerarono in violenza; alcuni dei manifestanti hanno attaccato il quartier generale della polizia, la televisione nazionale e il ministero degli Esteri. In soccorso del governo arrivarono i sindacati  che organizzarono vaste contromanifestazioni dei minatori di carbone, che attaccarono le sedi dei partiti di opposizione. Dopo vari mesi di tensione, nel settembre 1991 Petre Roman diede le dimissioni e fu nominato un governo tecnico per portare il paese a nuove elezioni.

Il Fronte di Salvezza Nazionale si divise tra i sostenitori di Roman e quelli di Iliescu. Questi ultimi fondarono il Fronte Democratico di Salvezza Nazionale (FDSN) che ottenne la maggioranza relativa dei seggi alle elezioni anticipate del 1992, mentre Iliescu veniva rieletto alla presidenza. Il nuovo governo fu formato da una coalizione comprendente il FDSN, i nazionalisti del Partito dell’Unità della Nazione Romena (PUNR) e l’estrema destra del Partito della Grande Romania (PRM).  Nel 1993 il FDSN cambiò  il proprio nome in Partito della Democrazia Sociale in Romania (PDSR).

La coalizione tra ex comunisti e nazionalisti di destra non ebbe vita facile e il PDSR subì  varie scissioni.  Alle elezioni del 1996 Iliescu, che si presentava per un terzo mandato, fu clamorosamente sconfitto al ballottaggio da Emil Constantinescu, del Partito Nazionale Contadino Cristiano Democratico (PNTCD) candidato della Coalizione Democratica Rumena, che raggruppava i maggiori partiti di centrodestra, la quale ottenne la maggioranza relativa dei seggi in parlamento. Fu formato un governo che includeva  oltre al PNTCD anche il Partito Nazionale Liberale (PNL, liberaldemocratici) , l’Unione Democratica dei Magiari di Romania (UDMR) e il Partito Democratico (PD, ex FNS) di Petre Roman,. realizzando la prima transizione pacifica di governo tra maggioranza e opposizione nella storia del paese. Questa coalizione diede il via a varie riforme economiche  in senso liberiste, ad una ristrutturazione dello stato rumeno e ad un avvicinamento all’Unione Europea e alla NATO

Le elezioni del 2000 riportarono al potere il PDSR di Iliescu. Quest’ultimo vinse  un terzo mandato come presidente del paese. Adrian Năstase, del PDSR divenne primo ministro di un governo che comprendeva il PDSR e alcuni partiti minori. L’anno successivo il partito cambiò nuovamente nome, diventando l’attuale Partito Social Democratico (PSD).  Il nuovo governo non modificò la politica filo-occidentale del paese, aprendo la strada all’entrata della Romania nella NATO nel 2004 e nell’Unione Europea nel 2007.

Le elezioni del 2004 videro un nuovo cambio di maggioranza. Traian Băsescu, sindaco di Bucarest, candidato del PD e fu formato un governo di centrodestra formato dal PNL, dal PD,  dall’UDMR e dal Partito Conservatore (PC).  Nel 2007 il Partito Democratico, insieme ad alcuni partiti di centrodestra fondando il Partito Democratico Liberale (PDL).  Alle elezioni parlamentari del 2008 il PDL ottenne la maggioranza relativa dei seggi in parlamento e un suo esponente, Emil Boc, divenne primo ministro di un governo di “grande coalizione” che comprendeva il PDL e il PSD, lasciando all’opposizione il PNL.  Nel 2009 Basescu fu rieletto presidente.

La coabitazione al governo tra i due grandi partiti rivali, PDL e PSD dovette subire i contraccolpi della doppia crisi economica del 2008 e del 2011. Ad inizio 2012 ci furono vaste manifestazioni di protesta contro il governo. Il PSD abbandonò la coalizione e fu sostituito dall’UDMR.

Le elezioni del dicembre 2012  furono vinte da una inedita coalizione tra PSD, PNL e PC, che ottenne il 60% dei voti e oltre due terzi dei seggi in parlamento. Primo ministro fu nominato Victor Ponta del PSD. Nel 2014  a causa dei contrasti all’interno della coalizione il PNL passò all’opposizione e fu sostituito dall’UDMR e altri partiti minori. Forte della sua personale popolarità, Ponta si candidò alle elezioni presidenziali del 2014, ma fu sconfitto a sorpresa da Klaus Iohannis, candidato del PNL sindaco della città di Sibiu, appartenente alla minoranza tedesca del paese.

Dopo la sconfitta alle elezioni presidenziali di Ponta, l’UDMR abbandonò la coalizione di governo e Ponta dovette affidarsi all’appoggio dell’Alleanza dei Liberali e Democratici (ALDE) partito liberale erede del Partito Conservatore.  Nel 2015 Ponta fu incriminato per evasione fiscale e riciclaggio. L’incendio in una discoteca di  Bucarest che causò la morte di 64 persone diede il via ad una serie di manifestazioni di piazza contro il governo, che costrinsero Ponta a dimettersi dalla guida del PSD e del governo. Iohannis nominò allora un governo tecnico per gestire il periodo rimanente della legislatura fino alle elezioni.

Nonostante le accuse di corruzione, nelle elezioni del 2016 il PSD, adesso guidato da  Liviu Dragnea, ottenne una eclatante vittoria alle elezioni, ottenendo il 45% dei voti e sfiorando la maggioranza assoluta dei seggi in parlamento. Il PSD poté quindi continuare a governare in collaborazione con l’ALDE. Nel 2018 Victor Ponta, nel frattempo prosciolto dalle accuse di corruzione, torno sulla scena politica, fondando un proprio partito di centrosinistra chiamato PRO Romania.  Nel gennaio 2018 primo ministro fu nominata Viorica Dancila, prima donna a guidare il governo nella storia della Romania.

Nel frattempo il PSD era colpito in pieno da un’ondata di inchieste giudiziarie che coinvolgevano il suo gruppo dirigente.    Nel maggio 2019 vaste proteste popolari costrinsero Liviu Dragnea ad abbandonare la dirigenza del PSD che fu affidata a Viorica Dancila. Ad ottobre il governo cadde a seguito di un voto di sfiducia parlamentare. Il presidente Iohannis, dichiarato avversario del PSD, ne approfittò per  nominare capo del governo Ludovic Orban di etnia ungherese, leader del PNL, il quale formò un governo monocolore di minoranza, in attesa delle elezioni parlamentari del 2020. Nelle elezioni presidenziali del 2019  Klaus Iohannis fu riconfermato alla presidenza battendo agevolmente al secondo turno la stessa Dancila, la quale dopo la sconfitta si dimise dalla guida del PSD, venendo sostituita da Marcel Ciolacu.

Le elezioni del 2020 videro un notevole arretramento del PSD, che rimase comunque il primo partito del paese, e una crescita di PNL e USR, oltre all’ingresso a sorpresa in parlamento della destra nazionalista dell’Alleanza per l’Unione della Romania (AUR). Fu formato un governo di centrodestra con PNL, USR e UDMR, guidato da Florin Cîțu del PNL. Nel settembre 2021, l’USR ha abbandonato il governo, innescando una crisi politica che è stata risolta solo con la creazione di un nuovo governo di Coalizione Nazionale (CNR) formato da PSD, PNL e UDMR e guidato da  Nicolae Ciucă del PNL.  Quest’ ultimo è poi stato eletto  leader del partito.  Con la nascita del nuovo governo di  CNR guidato da Ciucă , la Romania ha vissuto uno spostamento verso l’autoritarismo e l’illiberalismo . Il 12 giugno 2023, secondo gli accordi presi in precedenza, Ciucă si è dimesso ed è stato sostituito come primo ministro da Marcel Ciolacu, leader del PSD.  Nel frattempo la Romania si è trovata suo malgrado in prima fila tra i paesi della UE e della NATO nel supporto all’Ucraina contro l’aggressione russa.  Il 2 settembre 2024 il governo Ciolacu ha approvato una proposta legislativa per trasferire uno dei sistemi di difesa aerea della Romania all’Ucraina, a seguito di una serie di attacchi aerei da parte delle forze russe.

 

Nelle prossime pagine i risultati delle precedenti elezioni parlamentari e presidenziali, i principali partiti politici e gli ultimi sondaggi.

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