Sono 24 i partiti politici e le coalizione che partecipano a queste elezioni a livello nazionale. Ad essi vanno aggiunti le 19 formazioni politiche rappresentanti delle varie minoranze, per un totale di 43 liste, tre in più delle scorse elezioni. Delle liste presenti a livello nazionale si prevede che solo 6 di esse riusciranno a superare la soglia del 5% nazionale (o del 20% in 4 circoscrizioni) necessaria per eleggere rappresentanti in parlamento.
Partito Social Democratico (PSD)
Il Partito Social Democratico (PSD) è un partito di centrosinistra, fondato da Ion Iliescu , il primo presidente democraticamente eletto della Romania. Il PSD è attualmente il più grande partito in Parlamento con 104 deputati e 49 senatori. I suoi 11 eurodeputati siedono nel gruppo S&D del parlamento europeo. Il Partito Social Democratico fa parte del PSE, dell’Internazionale Socialista e dell’ Alleanza Progressista. Il PSDfa parte dell’attuale governo di grande coalizione assieme ai liberalconservatori del PNL e all’UDMR, il partito rappresentante della minoranza ungherese
Successivamente, è entrato all’opposizione tra il 2020 e il 2021, prima di tornare infine al governo all’interno della coalizione CNR alla fine del 2021.
Il PSD fa risalire le sue origini al Fronte di Salvezza Nazionale Democratico , un partito nato nel 1992 da una rottura nel Fronte di Salvezza Nazionale allora al potere tra i seguaci del presidente Ion Iliescu e quelli dell’ex primo ministro Petre Roman. Iliescu abbandonò il partito, fondando il FSND e vincendo nello stesso anno sia le elezioni parlamentari che quelle presidenziali,. Nel 1993 il PDSN si fuse con altri piccoli partiti per diventare il Partito della Socialdemocrazia in Romania (PDSR). Dal 1994 al 1996 il PDSR governò in coalizione con due formazioni di destra: il Partito di unità nazionale rumeno (PUNR) e il Partito della Grande Romania (PRM) oltre al il Partito socialista del lavoro (PSL) di sinistra . Il PDSR andò all’opposizione dopo le elezioni del 1996 , vinte dalla coalizione di centrodestra Convenzione democratica rumena (CDR).
Dopo 4 anni di disordini governativi e rovina economica, mal gestiti dai partiti del CDR, nel 2000 il PDSR vinse le elezioni in una coalizione denominata Polo SocialDemocratico della Romania (PSDR) ottenendo la guida del governo e la terza elezione di Iliescu alla presidenza. Nel 2001 il PSDR si fuse con il PDSR e il partito risultante prese il nome attuale, Partito Social Democratico (PSD). Alle elezioni del 2004 il PSD ottenne il 37% dei voti la maggioranza relativa dei seggi in parlamento ma non fu in grado di formare il governo, che passò in mano ad una coalizione di centrodestra. Nel 2008 il PSD scese al 33% dei voti pur rimanendo primo partito del paese. Il PSD fece parte per un anno assieme al Partito Democratico Liberale (PDL) del governo di Emil Boc, per poi passare all’opposizione. A maggio 2012 grazie ad un disinvolto cambio di alleanze, il PSD e il suo tradizionale avversario, il Partito Nazionale Liberale (PNL) formarono un nuovo governo guidato dal leader del PSD Victor Ponta. I due partiti si presentarono alle elezioni del 2012 sotto la lista Unione Social Liberale, che ottenne la maggioranza assoluta in parlamento. La coalizione resse fino al 2014, con l’uscita del PNL dal governo. Nel 2015 Victor Ponta si dimise dalla carica di primo ministro e leader del PSD a causa di accuse di corruzione (che poi furono successivamente ritirate). Liviu Dragnea fu eletto leader del partito e il governo fu affidato ad un primo ministro indipendente, Dacian Cioloș.
Alle elezioni del 2016 il PSD ottenne un netto successo, ottenendo il 45,5% dei voti, sfiorando la maggioranza assoluta dei seggi in parlamento. Il PSD formò una coalizione di governo con il partito liberale ALDE. Nel gennaio 2018 la socialdemocratica Viorica Dăncilă fu la prima donna ad assumere la guida del governo in Romania. Tra il 2018 e il 2019 il PSD fu investito da un’ondata di scandali e di inchieste per corruzione e finanziamento illecito che hanno travolto i vertici del partito. Nel maggio 2019 vaste proteste popolari costrinsero Liviu Dragnea ad abbandonare la dirigenza del PSD che fu affidata alla stessa Viorica Dancila. Poco dopo Dragnea fu arrestato per abuso d’ufficio. Ad ottobre 2019 il governo cadde a seguito di un voto di sfiducia parlamentare. Venne formato un governo monocolore guidato dal PNL e il PSD andò’ all’opposizione.. Nelle elezioni presidenziali del november 2019 Viorica Dancila si candidoò contro il presidente uscente Klaus Iohannis, venendo sconfitta nettamente al secondo turno. La guida del partito passò quindi a Marcel Ciolacu.
Alle elezioni del 2020 il partito ottenne il 28,9% dei voti alla camera, confermandosi il primo partito del paese e rimase all’opposizione del successivo governo di centrodestra guidato da Florin Cîțu. A seguiti della crisi politica rumena del 2021 , il PSD è entrato a far parte di un governo di grande coalizione con PNL e UDMR, guidato dal leader del PNL Nicolae Ciucă. Nel giugno 2023 la guida del governo è passata al leader del PSD Marcel Ciolacu.
Quest’ultimo si è candidato alle elezioni presidenziali della scorsa settimana, arrivando in terza posizione con il 19,1% dei voti, venendo quindi escluso dal ballottaggio. Dopo la sconfitta elettorale Ciolacu ha annunciato le sue dimissioni da leader del partito.
Il Partito socialdemocratico promuove una politica di welfare spesso clientelare e il rafforzamento dello stato sociale. Si basa su un’ideologia nettamente nazionalista ed è tendenzialmente euroscettico, pur dichiarando di sostenere l’adesione all’UE e alla NATO. Il partito è uno dei più conservatori del PSE quando si tratta di questioni sociali. A differenza della maggior parte dei partiti socialdemocratici europei, il PSD è contro il progressismo sociale. Ad esempio. per quanto riguarda i diritti LGBT , il PSD si oppone al riconoscimento dei matrimoni tra persone dello stesso sesso e delle unioni civili . Il PSD è stato l’unico grande partito presente in parlamento a sostenere il cambiamento della Costituzione con l’inclusione nella Legge fondamentale del divieto di matrimonio tra persone dello stesso sesso nel referendum del 6 e 7 ottobre 2018 (i partiti di centrodestra hanno sostenuto l’astensione).
Il PSD ha forti legami con la Chiesa ortodossa rumena. I socialdemocratici hanno stanziato ingenti risorse finanziarie per la cattedrale di Bucarest, decisione alla quale si è opposta l’Unione per la Salvezza della Romania. Il suo elettorato comprende molti anziani e persone rurali, una larga fascia degli elettori meno istruiti i di quelli più poveri.
Alleanze per l’Unità dei Rumeni (AUR)
L’ Alleanza per l’Unione dei Romeni ( in rumeno : Alianța pentru Unirea Românilor , AUR , che significa “oro” in rumeno ) è un partito di destra nazionalista, conservatore e populista, attualmente presente nel parlamento rumeno con 25 deputati e 13 senatori. AUR fa parte del Partito dei Conservatori e Riformisti Europei.
Il partito stato fondato nel 2019 da George Simion. Nelle elezioni legislative rumene del 2020, alla sua prima prova elettorale, l’AUR ha ottenuto il 9,1% dei voti. Nelle elezioni europee del 2024, l’AUR ha ottenuto il 14,9% dei voti e 5 eurodeputati.
L’AUR mira all’unificazione di tutti i rumeni della Romania e delle zone limitrofe popolate da rumeni, e al sostegno della diaspora rumena in altri paesi. Il partito aspira all’ unificazione della Moldavia e della Romania e mira all’indipendenza energetica della Romania. Nonostante il partito sostenga l’adesione della Romania alla NATO, molti dei suoi esponenti hanno posizioni filorusse. In politica estera ha posizioni filo-serbe e filo-israeliane e critica la fornitura di armi all’Ucraina da parte della Romania.
Il partito afferma che i suoi quattro pilastri principali sono ” famiglia , nazione , fede cristiana e libertà “. Esso definisce i suoi membri come “i difensori della Chiesa”. Si oppone a quella che definisce “ideologia di genere ” e crede che una nazione non abbia possibilità di sopravvivere “a meno che non coltivi il modello originale della famiglia classica”.
I rappresentanti del partito sono diventati popolari sui social media a seguito del loro posizionamento contro le misure adottate dal governo durante la pandemia di COVID-19 . L’AUR è stata descritta come sostenitrice della retorica “anti-medicina, anti-vaccinazione”. I partiti a cui si ispira AUR sono Diritto e Giustizia in Polonia e Fidesz in Ungheria.
Partito Nazionale Liberale (PNL)
Il Partito Nazionale Liberale ( PNL) è un partito di centrodestra liberalconservatore europeista. Rifondato nel 1990, rivendica l’eredità dell’omonimo partito, attivo tra il 1875 e la fine degli anni ’40 nel Regno di Romania. Fino al 2014 il partito era ufficialmente membro dell’ALDE, successivamente è entrato nel PPE. Il PNL è anche membro dell’Internazionale Democratica Centrista e dell’Unione Democratica Internazionale. Attualmente è presente in parlamento con 76 deputati e 31 senatori e fa parte del governo di Coalizione Nazionale guidato da Marcel Ciolacu.
Il Partito fu fondato poi giorni dopo la fine della rivoluzione rumena del 1989. Nelle elezioni del 1990 il partito ottenne il 6,4% dei voti, entrando in parlamento e ponendosi all’opposizione del governo del Fronte di Salvezza Nazionale, per poi entrare nel 1991 all’interno di un governo di unità nazionale. Nel 1992 ottenne il 2,6% dei voti, perdendo tutti i propri seggi parlamentari. Per le elezioni del 1996 organizzò una lista unica dei partiti di centrodestra, la Convenzione Democratica Rumena, che vinse le elezioni e guidò il governo per i successivi 4 anni. Contemporaneamente il leader della coalizione, Emil Contantinescu, veniva eletto presidente.
A causa della mancanza di coerenza politica all’interno dei partiti della coalizione di governo, il PNL decise di ritirarsi dall’alleanza poco prima delle elezioni generali del 2000 dove, correndo dato solo, ottenne solo il 6,9% dei voti, tornando all’opposizione. In vista delle elezioni del 2004 il PNL formò un’alleanza elettorale con il Partito Democratico (Alleanza per la Giustizia e la Verità) che ottenne il 31,3% dei voti e riuscì a formare un governo di centrodestra. Nello stesso anno il candidato dell’alleanza, Traian Băsescu, veniva eletto presidente. Nel 2007, a causa di contrasti interni alla coalizione il PD uscì dal governo, costringendo il PNL a formare un governo di minoranza.
Nelle elezioni del 2008 il PNL si presentò nuovamente con una propria lista che ottenne il 18,6% dei voti, tornando all’opposizione. Nel 2012, a seguito di una crisi di governo, il PNL tornò al governo grazie ad accordo con gli avversari del PSD. I due partiti formarono un’alleanza alle elezioni parlamentari dello stesso anno, l’Unione Social Liberale, che ottenne la maggioranza assoluta dei seggi in parlamento e governò fino al 2014, quando dopo un’ennesima giravolta, il PNL tornò all’opposizione. Nel 2015 un esponente del PNL, Klaus Iohannis, è stato eletto presidente (poi riconfermato nel 2019). Nel 2016 il PNL ha ottenuto il 20% dei voti, confermandosi come seconda forza del paese dopo il PSD. Nel 2014, a seguito di una crisi di governo, il PNL è stato in grado di tornare al potere con un governo di minoranza guidato da un proprio esponente, Ludovic Orban.
Alle elezioni del 2020 il partito è salito al 25,2% dei voti e ha formato un governo di centrodestra insieme a USR PLUS e UDMR guidato da Florin Cîțu. Verso la fine del 2021 l’USR-PLUS ha deciso di uscire dal governo, causando una crisi politica durata tre mesi, fino a quando non è stato formato un nuovo governo di “coalizione nazionale” composto da PNL, PSD e UDMR, guidata Nicolae Ciucă, che nell’aprile del 2022 è diventato leader nazionale del PNL. A metà giugno 2023, Ciucă si è dimesso come parte del protocollo di coalizione precedentemente concordato tra PNL e PSD e ha lasciato che Marcel Ciolacu ( leader del PSD) diventasse il Primo Ministro. Nel frattempo, anche l’UDMR è stato rimosso dal governo, lasciando al potere solo PSD e PNL.
Ideologicamente il PNL è economicamente liberista, a favore delle privatizzazioni e della diminuzione delle tasse, anche se negli ultimi anni si è spostato economicamente più a sinistra, mentre è moderato e per alcuni versi conservatore dal punto di vista sociale (ad esempio per quanto riguarda i diritti LGBT, le unioni civili e i rapporti con la chiesa ortodossa). Il partito propone un decentramento della struttura politica della Romania, con una maggiore autonomia regionale. In politica estera il PNL è europeista, favorevole all’appartenenza della Romania alla NATO e al supporto all’Ucraina anche se rimane decisamente nazionalista.
Unione per la Salvezza della Romania (USR)
L’ Unione per la Salvezza della Romania (USR) è un partito liberale di centrodestra Europeista, fondato nel 2016, membro dell’ALDE. L’USR è attualmente presente nel parlamento rumeno con 38 deputati e 20 senatori. I suoi due eurodeputati siedono nel gruppo Renew Europe a Strasburgo.
Il partito è stato fondato in seguito al successo della lista civica Unione per la Salvezza di Bucarest, alle elezioni amministrative del 2016, dove ottenne il 25% dei voti per il consiglio comunale di Bucarest. Alle elezioni politiche, tenutesi pochi mesi dopo, il partito ottenne l’8,9% dei voti conquistando 30 seggi alla camera e 13 al senato. Alle elezioni presidenziali del 2019 il leader del partito, Dan Barna, arrivò in terza posizione con il 15,1% dei voti.
Nel 2019 l’USR ha stabilito un’alleanza politica con il Partito della Libertà, dell’Unità e della Solidarietà (PLUS) guidato dall’ex Primo Ministro Dacian Cioloș. Alle elezioni parlamentari del 2020 la nuova lista liberale USR-PLUS ha ottenuto il 15,4% dei voti. L’anno successivo il PLUS si è sciolto ed è entrato a far parte dell’USR 2021.
A seguito delle elezioni del 2020 è stato formato un governo di centrodestra formato da PNL, USR e UDMR. Nel novembre 2021 l’USR è uscito dal governo ed è stato sostituito dal PSD, andando all’opposizione. Dacian Cioloș ha poi lasciato l’USR con un gruppo di seguaci (in particolare diversi eurodeputati ) nel maggio 2022 per formare un nuovo partito chiamato REPER.
Alle elezioni europee dello scorso giugno l’USR ha ottenuto l’8,7% dei voti. Nel primo turno delle elezioni presidenziali della scorsa settimana la candidata dell’USR, Elena Lasconi, ha ottenuto il 19,2% dei voti andando al ballottaggio contro Călin Georgescu.
Il programma del partito ha come priorità la lotta alla corruzione, la protezione dell’ambiente (in particolare fermando la deforestazione ), maggiore sostegno alla sanità pubblica e investimenti nelle infrastrutture in collaborazione con la UE. Il partito è molto vicino al Partito d’Azione e Solidarietà della Moldavia, guidato da Maia Sandu, recentemente rieletta presidente del paese per un secondo mandato. Nel 2018 l’USR è stato l’unico partito in parlamento ad opporsi al referendum costituzionale sostenuto dalla chiesa ortodossa russa per vietare costituzionalmente il matrimonio tra persone dello stesso sesso (referendum poi fallito per mancanza di quorum).
Il partito è nettamente a favore alla permanenza della Romania alla NATO e sostiene l’adesione sia alla NATO che alla UE per la Repubblica di Moldavia e l’Ucraina .
SOS Romania
SOS Romania è un partito populista nazionalista di estrema destra fondato nel 2021, che si presenta per la prima volta alle elezioni parlamentari.
Il partito, fondato da alcuni ex membri del Partito Socialista Rumeno (PRS), formazione di estrema sinistra, è diventato noto nel maggio 2022 dopo che la senatrice Diana Șoșoacă , eletta nella lista dell’Alleanza per l’Unione dei Romeni (AUR), si è unita al partito e ne è diventata in seguito la leader.
Alle elezione europee dello scorso giugno il partito ha ottenuto il 5 % dei voti eleggendo due eurodeputati, (tra i quali la stessa Diana Șoșoacă) che sono andati nel gruppo dei non-iscritti.
Il partito è considerato populista di destra , socialmente conservatore e fortemente nazionalista . Il partito è sostenitore della “Grande Romania”, che comprenderebbe la Moldavia e parte dell’Ucraina. Esso chiede il ritiro della Romania dall’Unione Europea e dalla NATO. SOS Romania è stato descritto come un partito strettamente legato alla Russia. La presidente del partito, Diana Șoșoacă , è stata accusata di promuovere teorie cospirative antisemite ,
Unione Democratica Magiara di Romania (UDMR)
L’ Unione Democratica degli Ungheresi in Romania (UDMR in rumeno, RMDSZ in ungherese) è un partito di centrodestra liberale, rappresentante gli interessi della minoranza ungherese, attualmente presente con 20 deputati e 9 senatori nel parlamento rumeno. Il partito è membro del PPE e dell’Internazionale Democratica Centrista. Ha inoltre stretti rapporti con il Fidesz, il partito al governo in Ungheria e, implicitamente, con il Primo Ministro ungherese Viktor Orbán.
L’UMDR fu fondata nel 1989, subito dopo la caduta del regime di Ceausescu, e ha partecipato a tutte le elezioni in Romania dal 1990 ad oggi, ottenendo risultati abbastanza stabili nel tempo, compresi tra il 5,1% e il 7,5% dei voti. Dopo essere stato all’opposizione dei governi del Fronte di Salvezza Nazionale, dal 1996 al 2000 il partito ha fatto parte del governo assieme ad altri partiti di centrodestra. Nel 2000 il partito appoggiò dall’esterno il governo del Polo Social Democratico di Iliescu, mentre dal 2004 al 2008 e poi di nuovo dal 2009 al 2012 e per alcuni mesi nel 2014 tornò di nuovo al governo con i partiti di centrodestra. Dal 2015 al 2019 ha appoggiato dall’esterno il governo di centrosinistra tra PSD e ALDE. Dal 2020 al 2023 ha appoggiato il governo di coalizione nazionale tra PSD e PNL.
Gli obiettivi più importanti dell’UDMR sono la conservazione e lo sviluppo della comunità ungherese in Transilvania e il raggiungimento dell’autonomia culturale e territoriale. Il partito richiede l’uso della lingua ungherese in tutti i segmenti della vita privata e pubblica nelle zone abitate dalla minoranza magiara. A questo proposito l’UDMR ha in passato spesso collaborato con i vari governi che si sono succeduti in Romania, entrando in alcuni casi direttamente nel governo con propri ministri.
Il programma del partito prevede inoltre anche la restituzione totale della comunità e delle proprietà della Chiesa confiscate durante il regime comunista, il decentramento amministrativo e l’autonomia per i territori abitati dalle minoranze non magiare.
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