La storia della Georgia contemporanea inizia nel 1990, quando nell’allora Repubblica Socialista Sovietica Georgiana, iniziarono a farsi sempre più imponenti le manifestazioni popolari e gli scioperi che chiedevano l’indipendenza del paese dall’URSS. Il governo comunista dovette cedere e il 28 ottobre 1990 si tennero le prime elezioni libere del paese, che videro la vittoria della lista “Tavola Rotonda / Blocco della Georgia Libera”, che raggruppava i maggiori partiti di opposizione. Il leader nazionalista ex-dissidente Zviad Gamsakhurdia divenne il capo del Consiglio supremo della Repubblica di Georgia . Il 9 aprile 1991 il nuovo stato dichiaro ando la propria indipendenza. Il governo di Gamsakhurdia si oppose fermamente a qualsiasi traccia del dominio russo, come le rimanenti basi militari sovietiche nella repubblica, e (dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica ) il suo governo rifiutò di aderire alla Comunità degli Stati Indipendenti (CSI).
Nelle prime elezioni presidenziali del 1991 Gamsakhurdia fu eletto con l’86% dei voti. Lo stile di governo di Gamsakhurdia, irregolare e autoritario, lo pose presto in contrasto sia con la corrente nazionalista che con quella riformista della nuova classe dirigente post-comunista del paese. La situazione di tensione fu aggravata dal crescente potere dei gruppi paramilitari che avevano a disposizione buona parte degli armamenti appartenuto all’esercito ex-sovietico. La situazione precipitò il 22 dicembre 1991, quando gruppi armati di opposizione lanciarono un violento colpo di stato militare , assediando Gamsakhurdia ei suoi sostenitori negli edifici governativi nel centro di Tbilisi. Gamsakhurdia riuscì sfuggire rifugiandosi nell’allora repubblica russa separatista di Cecenia.
Il nuovo governo invitò quindi Eduard Shevardnadze , ex ministro degli esteri dell’URSS e cittadino georgiano, a diventare il capo del Consiglio di Stato – in effetti, presidente – nel marzo 1992, dando un volto moderato al regime. Il nuovo governo non ebbe vita facile. Nell’agosto 1992, nella repubblica autonoma georgiana dell’Abkhazia i gruppi paramilitari separatisti filorussi presero il potere, sconfiggendo le truppe regolari dell’esercito georgiano dando il via ad una guerra civile regionale che si concluse nel 1993 con 14’000 vittime e 300’000 cittadini di etnia georgiana costretti ad abbandonare l’Abkhazia.
La violenza etnica divampò anche in Ossezia meridionale, ma alla fine fu repressa, sebbene a costo di diverse centinaia di vittime e 100.000 rifugiati in fuga verso l’Ossezia settentrionale russa. Dì a poco, nella Georgia sud-occidentale, anche la repubblica autonoma di Ajaria divenne di fatto indipendente sotto il governo di Aslan Abashidze.
Nel settembre 1993, sulla scia del disastro dell’Abkhazia, Zviad Gamsakhurdia tornò dall’esilio per organizzare una rivolta contro il governo. I suoi sostenitori presero il controllo di gran parte della Georgia occidentale. Ciò allarmò Russia, Armenia e Azerbaigian, e unità dell’esercito russo furono inviate in Georgia per assistere il governo. La ribellione di Gamsakhurdia fu rapidamente soffocata e si concluse con l’uccisione dello stesso Gamsakhurdia. Il prezzo da pagare da parte di Shevardnadze per il supporto russo fu l’ingresso della Georgia nel CSI.
Shevardnadze sopravvisse per un pelo a un attentato dinamitardo nell’agosto 1995, organizzato da gruppi paramilitari nazionalisti, al quale seguì una dura repressione del governo delle principali milizie armate. Nell’ ottobre dello stesso anno vinse le elezioni presidenziali con il 77% dei voti, mentre nelle elezioni parlamentari il suo partito, l’Unione dei Cittadini di Georgia (centrosinistra) diventava la maggior forza politica nel paese.
I buoni rapporti tra Shevardnadze il governo degli Stati Uniti di Bill Clinton, provocarono attriti crescenti con la Russia, in particolare dopo che il governo georgiano acconsentì a ricevere aiuti militari dagli USA, firmò un partenariato strategico con la NATO, e dichiarò l’intenzioni di aderire all’Unione Europea. Nelle elezioni del 2000 Shevardnadze fu rieletto con l’82% dei voti.
Nel 2003, in occasione delle elezioni parlamentari, l’opposizione riformista di centrodestra formò una potente coalizione, guidata da Mikheil Saakashvili e Zurab Zhvania. Le elezioni furono contraddistinte da vasti brogli e furono fortemente criticate dagli osservatori dell’OSCE. in risposta, l’opposizione organizzò imponenti manifestazioni di piazza che si conclusero con le dimissioni di Shevardnadze, in quella che fu definita la “Rivoluzione delle Rose”.
Una nuova elezione si tenne nel marzo 2004. dove Il Movimento Nazionale – Democratici, il partito liberalconservatore guidato Mikheil Saakashvili, ottenne il 67% dei voti. Nel 2004 Saakashvili vinse le elezioni presidenziali con il 96% dei voti. Forte del suo enorme consenso personale, Saakashvili portò avanti una modifica costituzionale che istituiva la carica di Primo Ministro.
Il nuovo presidente dovette affrontare i problemi ereditati da Shevardnadze, in particolare il problema dei. 230.000 rifugiati provenienti dalle repubbliche separatiste tenute in piedi grazie al supporto russo. Saakashvili inoltre non nascondeva il suo intento di riunificare il paese riprendendo possesso dei territori in mano ai separatisti. Il primo obbiettivo fu la repubblica autonoma di Ajaria. Nel 2004, dopo aver dato un ultimatum al leader locale Aslan Abashidze per accettare la sovranità del governo centrale, Saakashvili minacciò un intervento armato, al tempo stesso fomentando manifestazioni di piazza da parte degli oppositori di Abashidze, che lo costrinsero alla fuga.
Nonostante il successo nella crisi dell’Ajara, la popolarità di Saakashvili scese notevolmente a causa della grave crisi economica del paese e della corruzione dilagante. La Russia nel frattempo, che mal tollerava la cooperazione di Saakashivili con la NATO e gli USA, fomentava le proteste di piazza contro il governo, il quale era criticato anche in occidente per il suo atteggiamento sempre più autoritario. Nelle elezioni presidenziali del 2008 Saakashvili fu rieletto con il 54% dei voti mentre in quelle parlamentari il suo partito, rinominato Movimento Nazionale Unito, otteneva il 59% dei voti.
Forte della nuova legittimazione elettorale, nell’agosto 2008, Saakashvili approfitto ando di un attacco armato di un gruppo di paramilitari dell’Ossezia del Sud in territorio georgiano per mandare l’esercito ad invadere la repubblica autonoma. La Russia di Vladimir Putin non fece attendere la propria reazione e mandò le proprie truppe in soccorso dei separatisti, costringendo in pochi l’esercito georgiano a ritirarsi.
La disfatta nella guerra dell’Ossezia del Sud fece precipitare il supporto popolare per Saakashvili, il quale dovette fronteggiare un’opposizione sempre più agguerrita. Nel 2011 il magnate georgiano Bidzina Ivanishvili, l’imprenditore più potente del paese, decise di entrare in politica, fondando il movimento politico di opposizione Sogno Georgiano, in vista delle elezioni parlamentari del 2012, riuscendo nei mesi successivi a mettere insieme una coalizione con i maggiori partiti di opposizione.
Nonostante le forti tensioni emerse durante la campagna elettorale, la coalizione di opposizione ottenne un successo schiacciante con il 54% dei voti e Saakashvili ammise la sconfitta, incaricando Iavanishvili di formare il governo. Quella fu la prima transizione democratica del potere nella storia della Georgia post-sovietica.
L’anno successivo le elezioni presidenziali furono vinte dal candidato indipendente Giorgi Margvelashvili, appoggiato da Ivanishvili. Il parlamento, dominato dal partito del primo ministro, emanò una modifica costituzionale che trasferiva buona parte dei poteri del Presidente al Primo Ministro e aboliva l’elezione diretta del Capo dello Stato, che sarebbe stato in futuro eletto dal Parlamento.
A fine 2013 Ivanishvili si dimise dall’incarico di Primo Ministro, dicendo di voler abbandonare la politica attiva, ma di fatto ha continuato ad avere una pesante influenza anche negli anni successivi, nei confronti dei quattro Primi Ministri che si sono succeduti negli ultimi anni, tutti appartenenti al suo partito. Nel 2018 è poi tornato in politica, facendosi eleggere formalmente leader di “Sogno Georgiano”.
Nelle elezioni parlamentari del 2016 Sogno Georgiano si è separato da suoi alleati di governo, presentando una propria lista che ha ottenuto il 48,7% dei voti e oltre i due terzi dei seggi in parlamento. Nel 2018 si sono tenute le ultime elezioni presidenziali dirette, che hanno visto la vittoria della candidata indipendente ed ex ministra degli esteri Salome Zourabichvili.
Nelle prossime pagine, i risultati delle precedenti elezioni parlamentari e presidenziali, i principali partiti politici e gli ultimi sondaggi.
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