I SONDAGGI E I POSSIBILI SCENARI POST-ELETTORALI
In Thailandia i sondaggi non sono particolarmente affidabili e i pochi in circolazione danno risultati alquanto differenti. Il sistema elettorale, per l’80% maggioritario, dove dominano molto le candidature di potenti leader politici locali, aggiunge un’ulteriore incognita al risultato di queste elezioni. Sembra comunque che il Partito Popolare i sia nettamente in testa alle intenzioni di voto e potrebbe avvicinarsi al 40% delle preferenze, a dimostrazione di quanto sia forte nel paese l’opposizione progressista all’oligarchia monarchica e militare.
Per il secondo posto combattono due formazioni di centrodestra, entrambi che puntano al 20% dei voti: il Phuea Thai, il partito della famiglia Shinawatra e il Buhmjaithai del primo ministro Anutin Charnvirakul, su cui puntano in queste elezioni sia i militari sia probabilmente anche gli ambienti vicini alla monarchia. In quarta posizione, intorno al 10% delle preferenze ci sarebbe il rinato Partito Democratico dell’ex primo ministro Abhisit Vejjajiva, che potrebbe essere determinante per la formazione di una maggioranza in parlamento. Sotto al 5% rimarrebbero i due partiti di destra militarista, cioè il Palang Pracharath e il Partito della la Nazione Thai Unita, così come il partito di centrodestra anti-militarista Thai Sang Thai.
Ma se questi sono i sondaggi per i 100 seggi della parte proporzionale, i risultati della parte maggioritaria possono essere molto diversi, come si è visto nelle scorse elezioni dove ad esempio il Palang Pracharath con solo l’1,3% nella parte proporzionale ha preso ben 40 seggi, dei quali 39 nella parte maggioritaria. Se si prende come riferimento le scorse elezioni, si ha un netto vantaggio per i partiti di destra legati ai militari, ai potenti politici locali e al voto di scambio rispetto alla formazione progressista (allora Move Forward, adesso il Partito Popolare) che invece ha la sua forza nel voto di opinione.

Quali potrebbero essere quindi gli scenari post-elettorali? Se il Partito Popolare riuscisse a replicare nella parte maggioritaria il suo vantaggio nella parte proporzionale, potrebbe ottenere una forte maggioranza relativa dei seggi in parlamento. In questo caso si potrebbe formare una coalizione di governo con una leadership riformista che spinga per approvare cambiamenti istituzionali e per un maggiore spazio per la società civile nella politica thailandese. Tuttavia, anche nel caso il cui il Partito Popolare avesse una netta maggioranza relativa di seggi la costruzione di una maggioranza parlamentare solida non è garantita, a parte che non trovi un accordo con il Phuea Thai o con il Partito Democratico in chiave anti-militarista.
Un’altra possibilità è che i partiti conservatori, compresi quelli più legati alle strutture di potere tradizionali, cioè monarchia ed esercito, ottengano un buon risultato nella parte maggioritaria e riescano a mettere insieme una coalizione intorno al Bhumjaithaidel primo ministro Anutin Charnvirakul. In questo caso, anche se il Partito Popolare dovesse emergere come primo nelle urne, potrebbe essere escluso dal nuovo governo. Questo scenario sarebbe una ripetizione di quanto visto nelle scorse elezioni dove il partito Move Forward aveva ottenuto la maggioranza dei voti e dei seggi in parlamento ma non aveva potuto raccogliere una maggioranza di governo.
Una terza possibilità è quella dii un governo “di transizione” o di compromesso, in cui forze di diverso orientamento diverso accettano di collaborare per garantire stabilità in una fase politica complessa. Questo potrebbe emergere se nessun grande blocco ottiene una maggioranza chiara o se le pressioni interne spingono verso alleanze più larghe per evitare impasse parlamentare. Uno scenario del genere potrebbe ad esempio prevedere una “grande coalizione” tra Partito Progressista e il Bhumjaithai magari con un primo ministro di un partito “terzo”, che tuttavia porterebbe ad una una maggioranza instabile, senza coesione interna e a rischio paralisi a causa dei veti incrociati tra i due partiti. In tutti gli scenari, la formazione del nuovo governo potrebbe richiedere tempo; l’effettivo insediamento del nuovo governo potrebbe protrarsi potenzialmente fino a primavera 2026, lasciando il governo del primo ministro Anutin Charnvirakul in carica ancora per vari mesi.
Quindi anche se i sondaggi più recenti indicano una posizione di vantaggio per i progressisti del Partito Popolare, l’esito effettivo del voto potrebbe portare ad una difficile coalizione di governo. E non è da escludere che la magistratura, controllata di fatto dai militari, intervenga come in passato colpendo i politici e i partiti dell’opposizione progressista per impedire che vadano al potere. Il modo in cui si formerà il nuovo governo, e quanto velocemente, sarà cruciale per capire se la Thailandia si dirigerà verso una fase di maggiore apertura e riforme o se si confermerà una linea più conservatrice legata alle tradizionali élite di potere che da decenni ruotano intorno all’esercito e alla monarchia.
Questo è tutto anche per oggi. I risultati saranno commentati come sempre dai nostri egregi collaboratori della Redazione BiDiMedia.
Vi ricordo le prossime importanti scadenze elettorali: le elezioni parlamentari in Bangladesh del 12 febbraio e quelle in Nepal de 5 Marzo.
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