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IL GIRAMONDO – Elezioni presidenziali in Cile. In arrivo un presidente di estrema destra?

I SONDAGGI E I POSSIBILI SCENARI POST-ELETTORALI

Gli ultimi sondaggi elettorali vedono in testa al primo turno  la candidata del Partito Comunista Jeannette Jara con circa il 28-29% dei voti, seguito dal candidato della destra nazionalconservatrice  José Kast con circa il 20%.  Dietro di lui, in forte salita negli ultimi sondaggi, ci sarebbe il candidato di estrema destra  Johannes Kaiser, con percentuali tra il 15% e il 16% ma nettamente tendenti al rialzo. Non è escluso che se il trend continua non arrivi lui al ballottaggio contro Jara al posto di Kast. La candidata del centrodestra Evelyn Matthei sarebbe invece stabile intorno al 14% delle intenzioni di voti. Intorno al 10% sarebbe invece il  il candidato populista Franco Parisi mentre gli altri 3 candidati sarebbero tutti solo il 5%.

Secondo i sondaggi quindi nessun candidato otterrà la maggioranza assoluta al primo turno, quindi si andrà al ballottaggio il 14 dicembre, quasi sicuramente tra la candidata comunista Jara e un candidato di estrema destra, Kast o Kaiser.

In caso di una vittoria di Jeannette Jara, si tratterebbe del primo capo di stato cileno apertamente legato al Partito Comunista, anche se Jara ha più volte sottolineato di voler governare per tutti i cileni, non solo per la sua base. La sua presidenza sarebbe segnata da un tentativo di portare avanti le riforme sociali avviate dal governo di Gabriel Boric, ma con un approccio più pragmatico. Jara ha già annunciato che, in caso di vittoria, potrebbe lasciare il Partito Comunista per governare in modo trasversale, un segnale chiaro di volontà di dialogo e moderazione.
Sul piano sociale, ci si può aspettare un rafforzamento dei diritti dei lavoratori, investimenti in sanità e istruzione pubblica, e una maggiore attenzione alle disuguaglianze. Tuttavia, Jara dovrebbe fare i conti con un paese profondamente diviso: in particolare se la destra dovesse mantenere  una forte presenza in Parlamento, ogni riforma sarebbe osteggiata, con il rischio di una paralisi politica. Inoltre, le sue politiche potrebbero spaventare gli investitori, soprattutto se percepite come troppo radicali.
La vera sfida per Jara sarebbe quella di conciliare le aspettative di cambiamento sociale con la necessità di garantire stabilità economica e sicurezza, in un contesto in cui la criminalità e l’immigrazione sono temi centrali per l’elettorato. Se non riuscisse a costruire alleanze solide, il rischio sarebbe quello di un governo debole, costantemente sotto pressione sia dalla strada che dalle istituzioni.

Se invece vincesse José Antonio Kast,  ci sarebbe un governo che ha come principale obbiettivo  il ritorno all’ordine e alla sicurezza, con un approccio molto duro su criminalità e immigrazione. La sua vittoria segnalerebbe una svolta a destra radicale, con politiche ispirate a un modello di “mano dura” che ricorderebbe per alcuni versi, il regime di Pinochet. Kast ha costruito la sua campagna sulla paura della criminalità e sulla nostalgia per un ordine perduto, temi che risuonano fortemente tra molti cileni, soprattutto tra i giovani e le classi medie.
Se eletto, Kast introdurrebbe misure severe contro la criminalità, con maggiori poteri alla polizia e pene più dure. Sul fronte dell’immigrazione, si possono aspettare restrizioni drastiche, espulsioni accelerate e un approccio molto selettivo. Sul piano economico, la sua presidenza punterebbe su deregolamentazione, tagli alla spesa pubblica e incentivi al settore privato, con una riduzione del ruolo dello Stato in settori chiave come sanità e istruzione.
Tuttavia, una presidenza Kast rischierebbe di esacerbare le divisioni sociali. Il Cile è un paese ancora segnato dalle ferite della dittatura, e un governo troppo repressivo potrebbe scatenare nuove proteste e tensioni. Inoltre, le sue posizioni estreme potrebbero isolare il Cile a livello internazionale, soprattutto su temi come i diritti umani. Se la sinistra mantenesse una forte presenza in Parlamento, ogni riforma sarebbe osteggiata, con il rischio di una paralisi istituzionale.

Infine se  vincesse Johannes Kaiser, candidato del Partito Nazionale Libertario, questo rappresenterebbe  una svolta a destra ancora più radicale dell’eventuale elezione di  Kast. La sua vittoria non solo sarebbe una sorpresa, ma segnalerebbe una svolta verso un nazionalismo estremo e una deregolamentazione totale dello Stato. Kaiser propone un modello di Stato minimo, con tagli drastici alla spesa pubblica, privatizzazioni massicce e una riduzione del ruolo delle istituzioni in quasi tutti i settori.
Sul piano della sicurezza, le sue politiche sarebbero ancora più repressive di quelle di Kast, con misure eccezionali contro la criminalità e una retorica anti-immigrazione molto aggressiva. In politica estera, il Cile potrebbe allinearsi con governi ultraconservatori, rompendo i ponti con i paesi progressisti della regione.
Tuttavia, una presidenza Kaiser rischierebbe di scatenare una crisi sociale senza precedenti. Le sue proposte potrebbero provocare proteste di massa, soprattutto tra i settori più poveri e i movimenti sociali. Inoltre, il suo approccio autoritario potrebbe mettere a rischio le istituzioni democratiche, soprattutto se cercasse di limitare le libertà civili in nome dell’ordine.

Al momento lo scenario più probabile è che si vada al ballottaggio tra Jara e Kast, con Kast leggermente favorito. In ogni caso, il prossimo presidente dovrà governare un paese diviso, con un Congresso frammentato e un elettorato che chiede risposte immediate su sicurezza, lavoro e costo della vita. La vera incognita è se il nuovo presidente riuscirà a riconciliare un Cile polarizzato o se, al contrario, le divisioni si approfondiranno ulteriormente. Qualunque sia l’esito, una cosa è certa: il Cile sta per affrontare una delle fasi più complesse e decisive della sua storia recente.

 

Questo è tutto anche per oggi. I risultati saranno commentati come sempre dai nostri egregi collaboratori della Redazione BiDiMedia.

Vi ricordo le prossime importanti scadenze elettorali: le elezioni parlamentari e presidenziali del 30  novembre in Honduras.

 

 

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