Sondaggio Tecnè – poche variazioni questa settimana. Centrodestra ancora maggioranza
Aprile 10, 2026
Nuova Media dei Sondaggi: prima media sondaggi Post-Referendum, il Campo Largo passa in testa
Aprile 10, 2026

IL GIRAMONDO – Elezioni Presidenziali e parlamentari in Perù. Keiko Fujimori punta per la quarta volta alla presidenza. Sarà questa la volta buona?

Il 12 aprile i cittadini peruviani saranno chiamati alle urne per eleggere il presidente e i vicepresidenti, in contemporanea  con rinnovo del Congresso del Perù , che tornerà ad essere un parlamento bicamerale con un Senato di 60 seggi e una Camera dei Deputati di 130 seggi,  e la rappresentanza al Parlamento Andino. Un numero record di 35 candidati registrati si è iscritto alla corsa presidenziale. Il voto si tiene in un Paese attraversato da una crisi politica permanente, che nell’ultimo decennio ha visto succedersi otto presidenti della Repubblica, l’ultimo destituito lo scorso mese di febbraio, travolti da scandali di corruzione, mozioni di censura e ripetute rotture istituzionali che hanno stravolto la stabilità complessiva del sistema politico nazionale. Le elezioni del 12 aprile sono viste come un’opportunità per porre fine a questo ciclo di instabilità e per avviare una transizione democratica pacifica. Il nuovo presidente dovrà affrontare sfide urgenti: la sicurezza dei cittadini (con un aumento esponenziale di omicidi ed estorsioni), la corruzione endemica, la ripresa economica post-pandemia, la povertà e la disuguaglianza sociale. Inoltre, il ritorno a un parlamento bicamerale potrebbe aiutare a stabilizzare il sistema politico, ma rischia anche di complicare la formazione di maggioranze solide, data la frammentazione partitica.

La fragilità istituzionale del Perù affonda le radici nel decennio della dittatura di Alberto Fujimori (1990-2000), un periodo che ha segnato profondamente gli equilibri politici, il funzionamento delle istituzioni e la struttura sociale del Paese. Il suo governo, basato su un modello autoritario e centralizzato, ridusse il ruolo dei partiti, erose i meccanismi di mediazione politica e sociale, e indebolì i canali di rappresentanza, lasciando un’impronta duratura sulla democrazia peruviana.
La fine del regime fujimorista, causata da scandali di corruzione e gravi violazioni dei diritti umani, non portò a una rifondazione istituzionale. La Costituzione del 1993, di ispirazione neoliberista, rimase in vigore, concentrando ampi poteri nell’esecutivo e subordinando gli equilibri tra i poteri dello Stato alla stabilità economica. Inoltre, il fujimorismo continuò a influenzare la politica nazionale attraverso Keiko Fujimori, figlia dell’ex presidente, che negli ultimi vent’anni ha guidato un partito con una forte presenza parlamentare, ostacolando le riforme necessarie e perpetuando l’eredità politica del padre.
Da questo contesto è emerso un sistema politico frammentato, dominato da forze deboli, personalistiche e poco radicate, incapaci di garantire stabilità, una visione condivisa per il futuro e continuità nell’azione di governo. Questa instabilità si è innestata su una frattura storica: quella tra il Perù urbano, concentrato a Lima (che rappresenta il 30% dell’elettorato), e il Perù rurale e andino, tradizionalmente emarginato dall’economia, dallo Stato e dalla rappresentanza politica.
Sul piano elettorale, questa divisione si riflette in comportamenti opposti: nelle città prevale un voto conservatore, mentre nelle aree rurali si affaccia spesso un voto di protesta, alimentato dalla sfiducia nelle istituzioni e dalla ricerca di alternative che promettano inclusione e una rottura con il modello neoliberista.
Le prossime elezioni non sembrano destinate a cambiare questo scenario. Anzi, tutto suggerisce che riprodurranno la frammentazione e  l’instabilità che caratterizzano la politica peruviana da anni. Con 35 candidati in lizza, i sondaggi indicano che nessuno supera il 15% delle intenzioni di voto.

In testa ai sondaggi c’è Keiko Fujimori (Fuerza Popular), che rappresenta la destra conservatrice e nazionalista. Nonostante sia stata sconfitta in tre precedenti elezioni e sia coinvolta in procedimenti giudiziari per corruzione, rimane una delle candidate più note e polarizzanti, con un elettorato fedele soprattutto a Lima e nelle regioni costiere. Un altro leader di destra favorito dai sondaggi è Rafael López Aliaga (Renovación Popular), un imprenditore di estrema destra, membro dell’Opus Dei, che  è considerato il “Bolsonaro peruviano” per le sue posizioni ultraconservatrici e la retorica anti-sistema. Ha guidato i sondaggi per mesi, proponendo soluzioni radicali come la costruzione di colonie penali nella foresta amazzonica e l’uso di serpenti velenosi per “garantire la sicurezza”internazionale. In crescita nei sondaggi c’è Carlos Álvarez (País Para Todos), comico e personaggio televisivo, che si presenta come outsider con un programma populista, incentrato sulla lotta alla corruzione e sulla sicurezza. Nonostante alcuni scandali legati al finanziamento della campagna, ha saputo attrarre consensi con un linguaggio diretto e proposte come la pena di morte per i sicari. Dietro ai tre principali candidati di destra ci sono l’ex sindaco di Lima e youtuber Ricardo Belmont (Obras), di centrosinistra,  il professore universitario Alfonso López-Chau (Ahora Nación) anch’esso di centrosinistra e infine il candidato della sinistra radicale  Roberto Sánchez  (Juntos por el Perú).  Sarà necessario un ballottaggio il 7 giugno, poiché nessun candidato raggiungerà il 50% dei voti al primo turno.

Resta però un’incognita fondamentale: chi accederà realmente al ballottaggio? Le elezioni peruviane hanno spesso smentito i pronostici, come nel 1990, quando Fujimori, allora quasi sconosciuto, sconfisse a sorpresa Mario Vargas Llosa grazie al sostegno delle aree rurali e indigene, che lo videro come un’alternativa all’oligarchia di Lima. Una cosa simile accadde alle ultime elezioni presidenziali dove l’insegnante Pedro Castillo, candidato da un piccolo partito di estrema sinistra arrivò a sorpresa al ballottaggio sconfiggendo l’allora favorita Keiko Fujimori.

I temi della campagna elettorale vedono in primo piano la sicurezza e la criminalità, Il Perù sta vivendo un’ondata di violenza senza precedenti, con un aumento di omicidi, estorsioni e criminalità organizzata. I candidati propongono soluzioni radicali: dalla pena di morte alla costruzione di colonie penali, dall’uso dell’esercito per pattugliare le strade alla collaborazione con gli Stati Uniti per catturare criminali ricercati. La retorica della “mano dura” è centrale, soprattutto tra i candidati di destra e populisti. anche la corruzione è un tema trasversale. Molti candidati (tra cui Keiko Fujimori e López Aliaga) sono indagati o accusati di reati legati alla corruzione, il che alimenta la sfiducia degli elettori. Si parla di riforma della giustizia, trasparenza e lotta agli abusi di potere, ma le proposte concrete sono spesso vaghe o contraddittorie. Per quanto riguarda l’economia, gli anni della pandemia hanno aggravato la povertà, la disoccupazione e le disuguaglianze sociali. I candidati promettono piani di ripresa economica, investimenti nelle infrastrutture e misure per ridurre la disuguaglianza, ma le differenze tra le proposte sono marcate: dalla sinistra che chiede una maggiore redistribuzione della ricchezza alla destra che punta su liberalizzazioni e attrattività per gli investimenti stranieri.

Queste elezioni avranno ripercussioni anche a livello internazionale. Il Perù è un alleato strategico degli USA in Sudamerica, ma la Cina è il principale partner commerciale (soprattutto per le materie prime). Un governo di destra o populista potrebbe rafforzare i legami con Washington, mentre un esecutivo di sinistra potrebbe riavvicinarsi a Pechino riaccendendo le tensioni geopolitiche nella regione. Un’eventuale nuova fase di instabilità politica in Perù potrebbe avere effetti su tutto il continente. Un nuovo ciclo di proteste o una crisi post-elettorale potrebbero infatti  destabilizzare ulteriormente l’America Latina, già alle prese con crisi in paesi come Venezuela, Colombia e Bolivia. Infine il Perù è un importante esportatore di minerali (rame, oro, zinco). Qualsiasi incertezza politica può influenzare i prezzi delle materie prime e scoraggiare gli investimenti stranieri, con conseguenze sull’economia globale.

Le elezioni del 12 aprile si svolgeranno in un clima di grande incertezza: oltre il 25% degli elettori è ancora indeciso, e il rischio di un ballottaggio tra candidati polarizzanti è alto. Il Perù si trova di fronte a una scelta cruciale: continuare sulla strada dell’instabilità e della frammentazione, o tentare una svolta verso la governabilità e la riforma. Le conseguenze della vittoria di uno o dell’altro schieramento si faranno sentire non solo a livello nazionale, ma anche nella geopolitica sudamericana e nei rapporti con le grandi potenze. In ogni caso, il prossimo presidente erediterà un paese diviso, con aspettative altissime e margini di manovra ridotti: la sfida sarà quella di ricostruire la fiducia nelle istituzioni e offrire risposte concrete a una popolazione stanca di promesse disattese.

 

 

IL SISTEMA POLITICO-ELETTORALE

Coat of arms of Peru

Il Perù  è una repubblica democratica rappresentativa unitaria semipresidenziale, dove il Presidente il presidente del Perù è sia capo di stato e capo del governo , e un sistema politico multipartitico . Il potere esecutivo è esercitato dal Presidente e dal Governo. Il potere legislativo spetta sia al governo che al Congresso . La magistratura è indipendente dal potere esecutivo e legislativo.

Il presidente viene eletto direttamente a suffragio universale. Se nessun candidato ottiene più del 50% dei voti viene effettuato un secondo turno di ballottaggio tra i due candidati più votati al primo turno. Un presidente uscente non può essere immediatamente rieletto ma deve aspettare almeno una legislatura per poter partecipare di nuovo alle elezioni presidenziali.

Il Congresso della Repubblica del Perù è il parlamento del paese, in passato unicamerale, da questa legislatura bicamerale, composta dalla Camera dei Deputati e dal Senato. Il parlamento viene eletto normalmente in contemporanea con le elezioni presidenziali. E’ possibile in casi eccezionali che il parlamento venga sciolto dal presidente prima della sua scadenza naturale. In tal caso il nuovo parlamento rimane in carica per la durata rimanente della legislatura, fino alle successive elezioni generali.

I 130 membri della Camera dei Deputati sono eletti in 27 circoscrizioni plurinominali con sistema proporzionale a lista aperta . Per entrare in Congresso, i partiti devono superare la soglia elettorale del 5% a livello nazionale o vincere almeno sette seggi in una circoscrizione. I 60 senatori sono eletti attraverso due sistemi: 30 eletti in un unico collegio nazionale con sistema proporzionale e 30 eletti nei 27 collegi utilizzati per la Camera dei Deputati, con la provincia di Lima che elegge quattro senatori e gli altri 26 collegi uno ciascuno.

Il Democracy Index dell’Economist Intelligence Unit classifica il Perù come una “regime ibrido” al livello di paesi tipo Bhutan, Liberia, Zambia e Malawi.

 

 

 

Nelle prossime pagine, la storia politica del paese, i gli sviluppi politici recenti, i principali partiti politici ed i candidati alla presidenza.

Ti piace questo articolo? Contribuisci alla sopravvivenza di Bidimedia, donando anche solo pochi euro. Grazie!

 

Sostieni Sondaggi Bidimedia!

Puoi farlo nei modi che ti descriviamo in seguito… E, se puoi, disattiva il tuo ad-blocker, grazie!

Modalità preferita: donazione tramite bonifico tramite al conto dell’Associazione Bidimedia
Conto di BIDIMEDIA
IBAN IT65F0623012782000036505055

Fai una donazione tramite PayPal

Sondaggi BiDiMedia è un sito nato nel 2010. Se vi piace e siete contenti del nostro servizio gratuito potete farci una piccola donazione. Anche di pochi euro. Grazie a chi ci permetterà di crescere sempre di più cliccando sul banner “Dona con PayPal”!

Offrici un caffé con
Ko-fi

Ci leggi da tanto tempo? Ci hai appena scoperti? In entrambi i casi, se ti piace il nostro lavoro, puoi contribuire alla nostra sopravvivenza donandoci anche solo un piccolo caffè. Grazie!

Tramite Ko-fi puoi fare una micro-donazione ed essere sicuro che essa finanzierà interamente Sondaggi Bidimedia, senza percentuali di intermediazione.

Fai i tuoi acquisti cliccando sui banner

In qualità di Affiliato Amazon, Sondaggi Bidimedia riceve un guadagno dagli acquisti idonei.

In qualità di Affiliato Amazon, Sondaggi Bidimedia riceve un guadagno dagli acquisti idonei.