Ciad: Succès Masra viene nominato primo ministro. il governo ottiene un voto di fiducia (165 voti su 173) nel parlamento di transizione. Nota: il Ciad è un regime autoritario dove le elezioni non sono né libere né eque.
Svizzera: Viola Amherd (Die Mitte, centristi) assume l’incarico di presidente.
Isole Marshall: Hilda C. Heine viene eletta presidente, sconfiggendo il presidente in carica David Kabua 17-16.
Kuwait: l’emiro nomina lo sceicco Muhammad Sabah Al Salim Al Sabah come primo ministro. Nota: il Kuwait è un regime autoritario dove le elezioni non sono né libere né eque.
Madagascar: il presidente Andry Rajoelina riconferma Christian Ntsay primo ministro.
Bangladesh: Nelle elezioni parlamentari (boicottate dalla principale opposizione), la Lega Awami (autoritaria) vince 222 seggi su 300 e gli indipendenti 62. Il 10 gennaio il presidente Mohammad Shahabuddin Chuppu chiede al primo ministro Sheikh Hasina Wajed di formare un nuovo governo.
Francia: il primo ministro Élisabeth Borne si dimette. Il 9 gennaio Gabriel Attal viene nominato primo ministro e gli viene chiesto di formare un nuovo governo.
Guatemala: il presidente eletto Bernardo Arévalo (Movimento Semilla, socialdemocratici) presta giuramento.
Somalia: Il parlamento del Puntland rielegge Said Abdullahi Deni come presidente. Nel terzo turno di votazioni, riceve 45 voti, contro i 21 di Guled Salah Barre. Nota: la Somalia è uno “stato fallito” dove non è possibile tenere elezioni libere ed eque.
Bhutan: Nel secondo turno delle elezioni parlamentari, il Partito Democratico Popolare (PDP, liberali progressisti) vince il 55,0% dei voti (30 seggi su 47) e il Bhutan Tendrel Party (BTP, centristi) il 45,0% (17). Lyonchhen Tshering Tobgay del PDP viene nominato primo ministro.
Sint Maarten: Nelle elezioni parlamentari, l’Alleanza Nazionale (NA, socialdemocratici) vince il 23,9% dei voti (4 seggi su 15), il Partito Popolare Unito (UPP, centrodestra) il 19,6% (3), il Movimento Unificato Resiliente Sint Maarten (URSM, autonomistI di centrosinistra) il 13,9% (2), il Partito Democratico (DP, liberali progressisti) il 13,6% (2), il Partito per il Progresso (PFP, centrosinistra) 11,9% (2), e Nation Opportunity Wealth (NOW, centristi) 10,3% (2). Viene formato un governo guidato da Luc Mercellina (URSM), formato da URSM, DP, PFP e NOW. Il governo tuttavia non ottiene la fiducia e vengono indette elezioni anticipate.
Taiwan: Nelle elezioni presidenziali, Lai Ching-te del Partito Democratico Progressista (DPP, liberali progressisti) vince il 40,1% dei voti, Hou Yu-ih del Kuomintang (KMT, nazionalconservatori) il 33,5% e Ko Wen-je del Partito Popolare di Taiwan (centristi) il 26,5%; . Nelle elezioni parlamentari, il Partito Democratico Progressista vince il 36,2% dei voti (51 seggi su 113), il Kuomintang il 34,6% (52) e il Partito Popolare di Taiwan il 22,1% (8). Successivamente Lai Ching-te nomina Cho Jung-tai (DPP) come primo ministro.
Comore: nelle elezioni presidenziali, il presidente uscente Azali Assoumani (Convenzione per il rinnovamento delle Comore, socialdemocratici) vince il 57,0% dei voti, Salim Issa Abdallah (Partito Juwa, populisti) l’11,1%, Daoudou Abdallah Mohamed (Partito Arancione, centrosinistra) il 10,2%, Bourhane Hamidou (indipendente) il 10,1% e Mouigni Baraka Said Soilihi (Raggruppamento Democratico per l’Uguaglianza, populisti) il 10,0%. Nota: le Comore sono un regime autoritario dove le elezioni non sono né libere né eque.
Danimarca: il principe ereditario Federico diventa re Federico X dopo l’abdicazione della regina Margherita II.
Macedonia del Nord: il primo ministro Dimitar Kovacevski (Unione Socialdemocratica, centrosinistra) si dimette per passare il potere ad un governo provvisorio prima delle elezioni. Dopo le dimissioni, il presidente Stevo Pendarovski il 26 gennaio chiede a Talat Xhaferi (Unione Democratica per l’Integrazione, minoranza albanese) di formare il governo provvisorio.
Tuvalu: nelle elezioni parlamentari vengono eletti 16 membri apartitici (di cui 2 senza opposizione). Il primo ministro Kausea Natano perde il seggio. Dopo le elezioni il parlamento elegge (senza opposizione) Feleti Teo come nuovo primo ministro.
Finlandia: al primo turno delle elezioni presidenziali, l’ex primo ministro Alexander Stubb (Partito della Coalizione Nazionale, liberalconservatori) ottiene il 27,2% dei voti, l’ex ministro degli Esteri Pekka Haavisto (indipendente/Lega Verde) il 25,8%, Jussi Halla-aho (Partito dei Finlandesi, destra populista) il 19,0% e Olli Rehn (Partito di Centro) il 15,3%. Al ballottaggio Alexander Stubb ottiene il 51,6% dei voti e Pekka Haavisto il 48,4%.
Georgia: si dimette il primo ministro Irakli Garibashvili (Sogno Georgiano, autoritari filorussi), al suo posto viene nominato il suo compagno di partito Irakli Kobakhidze.
Malesia: Tuanku Ibrahim Ismail ibni al-Marhum Sultan Iskandar presta giuramento come re della Malesia.
FEBBRAIO
Regno Unito: Michelle O’Neill (Sinn Féin) presta giuramento come primo ministro dell’Irlanda del Nord.
El Salvador: nelle elezioni presidenziali, il presidente uscente Nayib Bukele (Nuove Idee, autoritari populisti) ottiene l’84,7% dei voti, Manuel Flores (Fronte Farabundo Martí di Liberazione Nazionale, sinistra socialista) il 6,4% e Joel Sánchez (Alleanza Repubblicana Nazionalista, nazionalconservatori) il 5,6%. Alle elezioni parlamentari Nuove Idee ottiene 54 seggi su 60.
Namibia: muore il presidente Hage Geingob. Il vicepresidente Nangolo Mbumba presta giuramento come presidente ad interim.
Portogallo: alle elezioni parlamentari nelle Azzorre, l’Alleanza democratica (coalizione di centrodestra formata da Partito socialdemocratico, CDS-Partito popolare e Partito monarchico popolare) ottiene il 43,6% dei voti (26 seggi su 57), il Partito socialista il 37,2% (23) e Chega (destra populista) il 9,5% (5). José Manuel Bolieiro del Partito socialdemocratico viene riconfermato presidente regionale.
Kazakistan: il presidente Kasymzhomart Tokayev accetta le dimissioni del governo del primo ministro Alikhan Smailov e nomina Roman Sklyar come primo ministro ad interim. Il 6 febbraio il partito al governo Amanat nomina Olzhas Bektenov come primo ministro. Nota: il Kazakistan è un regime autoritario dove le elezioni non sono né libere né eque.
Yemen: il Consiglio di leadership presidenziale (governo di Aden) nomina il ministro degli esteri Ahmad Awad Bin Mubarak come primo ministro. Nota: lo Yemen è uno “stato fallito” dove non è possibile tenere elezioni libere ed eque.
Azerbaigian: alle elezioni presidenziali, il presidente in carica Ilham Aliyev ottiene il 92,1% dei voti. Il parlamento approva la riconferma di Ali Asadov come primo ministro. Nota: l’Azerbaigian è un regime autoritario dove le elezioni non sono né libere né eque.
Pakistan: alle elezioni parlamentari, gli indipendenti sostenuti da Pakistan Tehreek-e-Insaf (populisti) vincono il 31,6% dei voti (93 su 266 seggi eletti), la Pakistan Muslim League – Nawaz (PML(N), consevatori) il 23,1% (75), il Pakistan People’s Party (PPP, socialdemocratici) il 13,6% (54), altri indipendenti il 9,3% (8), Tehreek-e-Labbaik Pakistan (TLP, estrema destra islamica) il 4,7% (0), Jamiat Ulama-e-Islam (JUI, estrema destra islamica il 3,8% (6), Jamaat-e-Islami Pakistan (JIP, destra conservatrice islamica) il 2,2% (0) e il Muttahida Qaumi Movement-Pakistan (MQM-P nazionalisti di centrosinistra) l’1,9% (17). Con 60 seggi riservati alle donne e 10 ai non musulmani, il totale è di 336 seggi. Dopo le elezioni il PML(N) e il PPP annunciano la formazione di una coalizione parlamentare e Shahbaz Sharif (PML(N)) viene nominato come primo ministro.
Pakistan: nelle elezioni provinciali del Belucistan: JUI (estrema destra islamica) vince il 17,1% dei voti (11 dei 51 seggi eletti), il PPP il 16,0% (11), gli indipendenti il 15,6% (6) e il PML(N) il 12,1% (10). Con 11 seggi riservati alle donne e 3 ai non musulmani, il totale è 65. Dopo le elezioni Sarfaraz Bugti (PPP) viene eletto primo ministro provinciale.
Pakistan: nelle elezioni provinciali del Khyber Pakhtunkhwa: gli indipendenti sostenuti dal PTI vincono il 38,1% dei voti (87 seggi su 115 eletti), il JUI il 14,8% (7), gli altri indipendenti l’11,7% (7), l’Awami National Party (socialdemocratici) l’8,3% (0), il PML(N) il 7,4% (5) e il PPP il 6,0% (4). Con 26 seggi riservati alle donne e 4 ai non musulmani, il totale è 145. Dopo le elezioni Ali Amin Gandapur (indipendente sostenuto da Pakistan Tehreek-e-Insaf) viene eletto primo ministro provinciale.
Pakistan: nelle elezioni regionali del Punjab: gli indipendenti sostenuti dal PTI vincono il 31,5% dei voti (114 su 297 seggi eletti), il PML(N) il 30,8% (138), gli altri indipendenti il 16,8% (23), il TLP il 6,8% (1) e il PPP il 5,4% (10). Con 66 seggi riservati alle donne e 8 ai non musulmani, il totale è 371. Dopo le elezioni aryam Nawaz del PML(N) viene eletta primo ministro provinciale.
Pakistan: nelle elezioni regionali del Sindh: il PPP ottiene il 45,9% dei voti (84 seggi su 130 eletti), gli indipendenti sostenuti dal PTI il 9,3% (11), gli altri indipendenti l’8,9% (3) e il MQM-P l’8,0% (28). Con 29 seggi riservati alle donne e 9 ai non musulmani, il totale è 168. Dopo le elezioni Syed Murad Ali Shah (PPP) viene eletto primo ministro.
Ungheria: la presidente Katalin Novák annuncia le sue dimissioni. Lo stesso giorno Tamás Sulyok viene eletto come nuovo presidente.
Indonesia: alle elezioni presidenziali, Prabowo Subianto (Gerindra, destra nazionalista) ottiene il 58,6% dei voti, Anies Baswedan (indipendente) il 24,9% e Ganjar Pranowo (Partito Democratico Indonesiano di Lotta, centrosinistra) il 16,5%. Alle elezioni parlamentari il Partito Democratico Indonesiano di Lotta ottiene il16,7% e 110 seggi su 580, il Golkar (conservatori) il 15,3% e 102 seggi, Gerindra il 13,2% e 86 seggi e il Partito del Risveglio Nazionale (centristi islamici) il 10,6% dei voti e 68 seggi.
Spagna: Nelle elezioni parlamentari in Galizia, il Partito Popolare (centrodestra) vince il 47,4% dei voti (40 seggi su 75), il Blocco Nazionalista Galiziano (sinistra autonomista) il 31,6% (25) e il Partito Socialista il 14,0% (9). Alfonso Rueda del Partito Popolare viene riconfermato presidente regionale.
Guinea: Il presidente di transizione, Mamadi Doumbouya, scioglie il governo del Primo Ministro Bernard Goumou, successivamente Bah Oury viene nominato Primo Ministro. Nota: la Guinea è un regime autoritario dove le elezioni non sono né libere né eque.
Repubblica Democratica del Congo: si dimette il Primo Ministro Sama Lukonde Kyenge. Nei giorni successivi Judith Suminwa Tuluka viene nominata primo ministro. Nota: la Repubblica Democratica del Congo è un regime autoritario dove le elezioni non sono né libere né eque.
Bielorussia: Alle elezioni parlamentari, Belaya Rus (conservatori autoritari) vince 51 seggi su 110, gli indipendenti 40, il Partito Repubblicano del Lavoro e della Giustizia (socialdemocratici) 8, il Partito Comunista di Bielorussia (comunisti) 7 e il Partito Liberal Democratico di Bielorussia (liberali) 4. Tutti i partiti presenti in parlamento appoggiano il governo del presidente Lukashenko. Nota: la Bielorussia è un regime autoritario dove le elezioni non sono né libere né eque.
Italia: Alle elezioni regionali in Sardegna, Alessandra Todde (centro-sinistra) viene eletta governatrice con il 45,4% dei voti, mentre Paolo Truzzu (centro-destra) ottiene il 45,0% e Renato Soru (Coalizione Sarda, centristi) l’8,6%.
Palestina: si dimette il governo del primo ministro Mohammad Shtayyeh. Pochi giorni dopo il presidente Mahmoud Abbas nomina Mohammad Mustafa primo ministro. Nota: la Palestina è uno “stato fallito” dove no è possibile tenere elezioni libere né eque.
MARZO
Iran: Nel primo turno delle elezioni parlamentari, vengono eletti 245 dei 290 membri (gli altri 45 vanno al ballottaggio). Circa 200 di questi 245 sono appartenenti all’estrema destra islamica. Nota: l’Iran è un regime autoritario dove le elezioni non sono né libere né eque.
Bulgaria: il primo ministro Nikolay Denkov (Continuiamo il cambiamento-Bulgaria democratica, liberali europeisti) si dimette. Non essendo possibile trovare una nuova maggioranza di governo, il presidente Rumen Radev nomina Dimitur Glavchev (indipendente) come primo ministro ad interim incaricato di portare il paese a nuove elezioni anticipate.
Perù: il primo ministro Alberto Otárola si dimette. Il 6 marzo il presidente Dina Boluarte nomina Gustavo Adrianzén come nuovo primo ministro.
Senegal: il presidente Macky Sall scioglie il governo del primo ministro Amadou Ba e nomina il ministro degli interni Sidiki Kaba come primo ministro.
Pakistan: Asif Ali Zardari (Partito Popolare Progressista, socialdemocratici) viene eletto presidente dal parlamento.
Italia: Nelle elezioni regionali in Abruzzo, il governatore in carica Marco Marsilio (centro-destra) ottiene il 53,5% dei voti sconfiggendo Luciano D’Amico (centro-sinistra) che ottiene il 46,5%.
Portogallo: Nelle elezioni parlamentari, l’Alleanza Democratica (coalizione di centrodestra formata da Partito Socialdemocratico, CDS-Partito Popolare e Partito Monarchico Popolare) ottiene il 29,3% dei voti (80 seggi su 230), il Partito Socialista il 29,3% (78), Chega (destra populista) il 18,9% (50), Iniziativa Liberale (liberali di centrodestra) il 5,2% (8) e Blocco di Sinistra il 4,6% (5). Luís Montenegro del Partito Socialdemocratico viene nominato primo ministro a capo di un governo di minoranza.
Russia: nelle elezioni presidenziali, il presidente in carica Vladimir Putin ha ottenuto l’88,5% dei voti, Nikolay Kharitonov (Partito Comunista) il 4,4%, Vladislav Davankov (Popolo Nuovo, centrodestra) il 3,9% e Leonid Slutsky (Partito Liberal-Democratico, estrema destra) il 3,2%. Nota: la Russia è un regime autoritario dove le elezioni non sono né libere né eque.
Regno Unito: il primo ministro laburista del Galles, Mark Drakeford si dimette e viene sostituito dal suo compagno di partito Vaughan Gething.
Serbia: il primo ministro Ana Brnabic del Partito Progressista Serbo (conservatori populisti) viene eletta presidente del parlamento e viene sostituita nella carica di capo di governo dal suo compagno di partito Milos Vucevic.
Vietnam: il presidente Vo Van Thuong si dimette. Il parlamento nomina il vicepresidente Vo Thi Anh Xuan presidente ad interim. Nota: il Vietnam è un regime autoritario dove le elezioni non sono né libere né eque.
Australia: Nelle elezioni regionali in Tasmania, il Partito Liberale (centrodestra) vince il 36,7% dei voti (14 seggi su 35), il Partito Laburista il 29,0% (10), i Verdi il 13,9% (5), gli indipendenti l’8,0% (3) e la Jacqui Lambie Network (populisti) il 6,7% (3). Il premier uscente Jeremy Rockliff del Partito Liberale viene confermato alla guida del governo.
Slovacchia: Nel primo turno delle elezioni presidenziali, Ivan Korcok (indipendente di centrodestra) vince il 42,5% dei voti, Peter Pellegrini (Voce-Socialdemocrazia) il 37,0% e Stefan Harabin (indipendente di destra) l’11,7%. Al ballottaggio Pellegrini vince con il 53,1% dei voti contro il 46.9% di Ivan Korcok.
Senegal: alle elezioni presidenziali, Bassirou Diomaye Faye (PASTEF, sinistra populista) vince il 54,3% dei voti sconfiggendo Amadou Ba (Alleanza per la Repubblica, liberalconservator) con il 35,8%. Successivamente nomina Ousmane Sonko, leader del suo partito, come primo ministro.
Malta: il Parlamento elegge Myriam Spiteri Debono del Partito Laburista come presidente.
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