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IL MAPPAMONDO – A molti Colombiani la guerra piace: l’uribismo di destra torna al potere. L’accordo con le FARC è in pericolo?

Chi ha vinto le elezioni? Ha vinto la coalizione che più di tutte può mettere a rischio il perdurare della pace. L’uribismo, la dottrina dell’ex Presidente Uribe, prevede una tolleranza zero con le FARC così come con i narcos, e preferisce di gran lunga un approccio repressivo e sanguinoso a un approccio di mediazione. I Colombiani, dopo che la guerra con le FARC è diventata un low-intensity conflict (un conflitto a bassa intensità) hanno dimenticato la durezza della guerra e ora appaiono, con una buona dose di

I vincitori per dipartimento (l’anello rappresenta il vincitore al primo turno, se diverso). Sebbene i voti dell’ambientalista Fajardo siano apparentemente andati in larga parte a Petro, buona parte degli altri voti sono finiti a Duque. E ciò, insieme alla fedeltà degli elettori del primo turno, lo ha premiato. Si nota come a Petro vadano i voti delle regioni con maggior controllo recente delle FARC, vale a dire le zone costiere alcune zone interne della foresta: non tutte, però. Le Amazonas, ad esempio, fin dal primo turno premiano Duque.

irresponsabilità, decidere di rischiare di nuovo. Sono tuttavia consapevoli che il futuro Presidente Duque è un uomo, economista, apparentemente più moderato dell’ex Presidente. Apparentemente, perché già promette di mettere sotto processo alcuni ex membri delle FARC, cambiando le condizioni dell’accordo di pace.
Quanto alle ricette economiche, inoltre, promette di diminuire l’imposizione alle imprese per favorire la crescita, anche a costo di aumentare quella delle persone fisiche.

Una ricetta politica squisitamente di destra che può alternativamente rafforzare il governo (se il piano per la crescita funzionerà) o indebolirlo e indebolire contemporaneamente il Paese sotto la minaccia dell’instabilità.

 

 

 

TURCHIA

In Turchia l’autoritarismo ha prevalso di nuovo. Il Presidente Erdogan ha (ovviamente) vinto le elezioni, e i sondaggi, che davano quasi per certo un secondo turno con l’oppositore socialdemocratico Muharrem Ince, sono stati smentiti, nonostante quest’ultimo abbia ottenuto una buona dose di consenso personale, arrivando quasi al 31% delle preferenze. Erdogan continuerà ad essere il padre padrone della Turchia grazie al suo contestatissimo e dubbiosissimo 52,6%.

Altre notizie:
– Andrej Babis ha finalmente ottenuto l’appoggio del CSSD, dopo un referendum tra gli iscritti che ha visto i favorevoli all’appoggio socialdemocratico al governo del discusso milionario al 60%. Si riuscirà finalmente, dopo otto mesi, a dare un governo pieno alla Repubblica Ceca?
– Dopo le proteste dovute alla decrescita e al sempre più grave carovita, si è dimesso il premier della Giordania Hani Mulki. Si conferma la prudenza del Re Abdullah II, che ha sempre ascoltato (e forse questa è stata la sua salvezza) le contestazioni di piazza.
-In Libano Hezbollah rinuncia al premier “amico”. Impossibilitata a trovare una maggioranza, e viste anche le regole libanesi che impongono un premier sunnita, si è deciso di tornare alla formula della grande coalizione riconfermando lo sconfitto Saad Hariri. Il peso nel governo di Hezbollah è tuttavia sempre maggiore, e questo non è probabilmente garanzia di stabilità.                                        – Shock a Baghdad: il vincitore relativo Al Sadr si è rimangiato in pochi giorni tutto ciò che ha sostenuto alle elezioni, ovvero il mai a un’alleanza con le forze filo-estere. Ha infatti aperto a un’alleanza di governo con il partito filo-iraniano Fatah, rompendo le trattative per una grande coalizione tra i partiti che non rientrano tra quelli filo-americani e filo-iraniani. Probabile la conferma del profilo moderato di Haider Al Abadi come Primo Ministro dell’inaspettata coalizione.

Ed anche per stavolta è tutto. Alla prossima elezione!

 

Skorpios