Le elezioni presidenziali nelle Seychelles hanno visto vincitore il leader dell’opposizione Wavel Ramkalawan, che ha sconfitto il Capo di Stato uscente Danny Faure.
Le Seychelles si distinguono dunque, ancora una volta, da altri Paesi africani, avvicinando invece la propria politica a quella di altri Paesi insulari, come la nazione di Maurizio. E come Maurizio, anche le Seychelles sono un Paese multietnico, formato non solo da cittadini di etnia africana-creola (e in particolare, malgascia), ma anche da cittadini di etnia indiana, di etnia cinese, e di etnia europea (e, in particolare, francese). Un misto di culture, in un brodo creolo, che ha facilitato il pluralismo anche politico.
L’affluenza, molto alta, si è attestata intorno all’88%, in aumento di circa un punto rispetto al 2015.
Il bellissimo arcipelago dell’Oceano Indiano, famoso in tutto il mondo per le mete turistiche e le sue risorse naturali, pur avendo patito i suoi decenni di dittature ha sviluppato un sistema multipartitico dal 1993, e, da allora, vige un meccanismo democratico che pure è stato fortemente condizionato dal partito che precedentemente era al potere indisturbato. Trattasi dei socialisti di Seychelles Unite, un partito di sinistra che che ha cambiato diversi nomi e ha visto al suo apice innanzitutto France-Albert René, il franco-seychelles denominato “dittatore benevolo” che poi ha rinunciato all’autoritarismo, poi James Michel, eletto tre volte (non ci sono limiti di mandato per i Presidenti seychellesi), infine Danny Faure, l’uscente.
I vincitori per distretto. Più di 3/4 della popolazione vive sull’isola principale, Mahe, il resto vive principalmente su Praslin e La Digue. Non sembra risultare tanto una ripartizione etnica nel voto, quanto una ripartizione geografico-economica, con le aree meno turistiche e la periferia di Victoria che votano i socialisti di Faure, e le altre aree, più inclini al turismo, che scelgono Ramkalawan. Contemporaneamente si sono tenute le elezioni per l’Assemblea Legislativa, che pure hanno visto primeggiare il centro-destra con 25 parlamentari su 35 seggi (eletti con sistema misto uninominale secco e proporzionale).
Il Covid-19, anche nelle sue conseguenze indirette – e cioè l‘azzeramento del turismo occidentale, fonte principale di sostentamento economico dell’arcipelago , ha contribuito a fare ciò che sembrava incredibile: ha permesso all’Alleanza Democratica Seychellese,, il partito di centro-destra vicino agli imprenditori del turismo locali, che occhieggia alla Francia e ai franco-seychellesi (anche se Ramkalawan è di etnia indiana), di ottenere il potere dopo ben 40 anni di dominio di René e dei suoi discepoli. Ramkalawan, pastore protestante vecchio avversario di René, leader dell’opposizione dal 1998, festeggia con parole pacifiche: questa non è una nostra vittoria né una sconfitta di Danny Faure, ma una vittoria per tutto il Paese. Al quinto tentativo della sua vita, ha dimostrato di non lasciarsi abbattere dalle sconfitte.
Ma l’erosione del consenso per le Seychelles Unite era già visibile da tempo, e in particolare dal 2016, quando le opposizioni avevano ottenuto la maggioranza in Parlamento e James Michel era stato costretto a dimettersi per lasciare spazio a Danny Faure.
ALTRE NOTIZIE:
LITUANIA – I liberalconservatori vincono le elezioni parlamentari in Lituania. La repubblica baltica, erede dell’ex Granducato e oggi retta con un sistema semipresidenziale, era fino ad ora governata dal partito verde-agrario dell’Unione dei Fattori e dei Verdi Lituani, con a capo Saulius Skvernelis. Skvernelis aveva subito già una prima crisi di consenso nel 2019, arrivando solo terzo alle elezioni presidenziali che avevano visto vincitore l’indipendente liberale, attuale Presidente, Gitanas Nauseda. I liberalconservatori di Unione per la Patria erano arrivati secondi. Ora, si riprendono il loro spazio ottenendo, grazie al sistema a due turni per l’elezioni del Parlamento, 19 seggi in più (50 in totale) – 25,8% dei voti su scala nazionale, mentre l’Unione dei Fattori e dei Verdi Lituani ne conquista 22 in meno (32 in totale) – 18,1% dei voti. Si rafforzano i liberaldemocratici del Partito Laburista (10 seggi, 9,8% dei voti)e del Partito della Libertà (11 seggi, 9,5% dei voti), mentre perde 4 seggi la sinistra socialdemocratica (13 seggi, 9,6% dei voti). Pessimo risultato dell’estrema destra filo-russa, che perde ben 5 seggi e non ottiene nemmeno il 5% dei voti. Si rafforzano quindi le formazioni anti-russe e perdono generalmente quelle più compromissorie o filo-russe. Influenza della vicina crisi bielorussia? Molto molto probabile.
CILE – Passa con un plebiscitario 78% dei sì il voto in Cile per la creazione di un’Assemblea Costituente per la redazione di una nuova Carta costituzionale, che sostituisca quella redatta dal regime di Pinochet. La formazione dell’Assemblea sarà inclusiva sia della componente femminile (almeno la metà) sia di quella amerinda. Tutti i partiti si erano espressi per il sì, tranne le formazioni più a destra della coalizione Chile Vamos che sostiene il Presidente Sebastian Pinera.
GEORGIA – Secondo le proiezioni, in attesa dei risultati ufficiali completi, le elezioni parlamentari in Georgia sarebbero state vinte da Sogno Georgiano, la formazione liberale ed europeista del Primo Ministero Giorgi Gakharia. Ma le opposizioni promettono battaglia e il rifiuto del riconoscimento del voto.
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