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IL MAPPAMONDO – Novelle dall’Est: Bulgaria instabile, ma Borisov è fuori dai giochi; la Moldavia guarda verso l’Europa e il liberalismo

di Skorpios

Si sono svolte le elezioni parlamentari in Bulgaria e in Moldavia.

BULGARIA

La Bulgaria ha visto tenersi le sue seconde elezioni parlamentari nell’arco di due mesi, dopo quelle di maggio, i cui risultati non avevano permesso la formazione di alcuna maggioranza in Parlamento. Con queste elezioni si ricomincia da capo, non essendovi alcuna possibilità di una maggioranza solida secondo schemi “naturali” o quantomeno preconfigurati dai partiti.

Si inasprisce la crisi del GERB, il partito liberalconservatore dell’ormai ex padrone della Bulgaria, il “berlusconiano” pluri-accusato e pluri-ammanicato Bojko Borisov, che diventa secondo partito e che molto difficilmente entrerà a far parte di una qualsivoglia maggioranza di Governo. L’estrema destra si conferma fuori dal Parlamento, pertanto Borisov non avrebbe alleati a disposizione: i filoturchi del DPS e il GERB speravano di poter, per mezzo delle nuove elezioni, smuovere le “truppe” recuperando voti grazie a un aumento dell’affluenza.

Per ogni approfondimento ulteriore sulla situazione e la storia politica bulgara, si legga il post della rubrica Il Giramondo.

L’affluenza si è attestata circa al 40%, un crollo di ben nove punti rispetto alle elezioni di aprile, cosa che ha evidentemente sfavorito i partiti tradizionali

Non è andata così: Il GERB perde più di due punti, il DPS rimane stabile, e primo partito diventa il populista anticorruzione ITN, i grillini balcanici del cantante-politico Slavi Trifonov.

Primo partito per distretto (in azzurro GERB, in marrone DPS, in porpora il BSP), dall’alto, alle elezioni del 2014 e del 2017.

Trifonov era stato molto criticato quando, all’esito delle elezioni di aprile, aveva rifiutato di formare un governo che avrebbe necessitato dell’appoggio dei socialdemocratici del BSP, considerati “uguali al GERB”; un rifiuto che aveva portato il Paese ad inevitabili nuove elezioni, sotto la guida del tecnico ex militare Stefan Yanev. L’ITN ne esce rafforzato (ha ottenuto ben sei punti percentuali in più), pur se, anche con i liberali di Bulgaria Democratica e il piccolo partito anti-corruzione, meno conservatore di quello di Trifonov, ISMV del Difensore Civico Maya Manolova, non riuscirebbe ad ottenere una maggioranza.

ITN ha infatti conquistato 65 seggi, che sommati ai 34 di Bulgaria Democratica (la quale ha conseguito un’ottima prestazione, aumentando i suoi seggi, grazie all’ampio consenso ottenuto soprattutto a Sofia), e ai 13 di ISMV; potrebbero comporre un totale di 112 votI, nove sotto la maggioranza assoluta (121). Non sembrano possibili altre maggioranze: l’ipotesi GERB+DPS otterrebbe solo 92 voti – un appoggio dei socialdemocratici al nemico Borisov è impensabile, e ITN continua a rifiutare un’alleanza con il BSP.  La prima mossa di Trifonov è stata un po’ quella del Movimento 5 Stelle nel 2018: ha proposto un suo governo, composto da tecnici di alto profilo, e ha consigliato agli altri partiti di appoggiarlo. Senza consultarsi con loro. Le critiche si sono fatte sentire ovunque, così come le dichiarazioni di indisponibilità, anche dai possibili alleati DB e ITN. Il possibile e riciclatissimo candidato premier Nikolay Vasilev, più volte Ministro del vecchio e ormai scomparso Movimento Nazionale per la Stabilità e il Progresso, una formazione politica creata dall’ex Zar Simeone di Bulgaria per tornare al Governo in veste “democratica”, ha deciso dunque di fare un passo indietro. Secondo molti commentatori, dietro l’arroganza di Trifonov si nasconde un piano, che però è ancora difficile da disvelare: un possibile appoggio del DPS? Terze elezioni in pochi mesi con in poppa il vento della propaganda? Certo far arrabbiare anche i possibili alleati, che parevano consolidati, non è una strategia che aiuta a governare. Sempre che Trifonov sia realmente interessato a farlo.

Nel frattempo, nel caos dell’ITN, Borisov potrebbe sperare in una terza tornata: ad oggi non può davvero dirsi del tutto, e per sempre, fuori dai giochi.

 

 

Primo partito per distretto alle elezioni del 2021, rispettivamente ad aprilre e a luglio. I distretti di forte presenza turca sono roccaforte del DPS, e gli rimangono fedeli; a luglio si avvantaggiano del calo di GERB. Quest’ultima formazione tiene le aree rurali e il confine con la Serbia, ma perde le zone lungo il Danubio, le quali si spostano in favore dell’ITN, che stravince anche all’estero (rappresentato  nella cartina dal pallino colorato). Anche il distretto di Jambol, storica roccaforte socialista, passa a ITN.  Sofia, capitale europea ed europeista, abbandona il GERB per i liberali europeisti del DB.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

MOLDAVIA

Si sono tenute elezioni parlamentari anticipate in Moldavia, dopo la sfiducia al governo dell’alleanza socialdemocratici – socialisti filo-russi guidato da Ion Chicu.

Le elezioni sono state vinte con una maggioranza quasi plebiscitaria dai liberali europeisti del PAS, il partito della Presidente Maia Sandu, che ottengono la maggioranza assoluta delle preferenze elettorali.

L’affluenza si è attestata al 48%, più o meno stabile rispetto al 2019 (il calo è di un solo punto, il che dimostra il forte afflusso di voti dal PD al PAS). Restano fuori dal Parlamento il Partito Democratico (ex socialdemocratici),, con meno del 2% dei suffragi, il Blocco Elettorale “Renato Usatii”, conservatori della destra filo-russa, ma anche i liberalconservatori del Partito Piattaforma per la Dignità e la Verità, liberalconservatori europeisti un tempo alleati del PAS.

All’esito delle elezioni del 2019, la situazione di hung parliament aveva portato ad una crisi istituzionale senza precedenti. La liberale Maia Sandu, nemica acerrima dei socialdemocratici del Partito Democratico ancor prima che dei socialisti filo-russi, aveva intessuto un’alleanza con questi ultimi pur di creare una maggioranza che scacciasse i primi definitivamente dal Paese. Con qualche forzatura istituzionale (e delle evidenti interferenze estere favorevoli).

L’alleanza impossibile era però durata molto poco, a causa dei violenti attacchi di Sandu al passato stalinista del Paese dell’est e all’avvicinamento all’Unione Europea. A settembre il suo governo era stato sfiduciato, si era formato un governo di sinistra PD-PSRM (Socialisti filorussi), guidato da Ion Chicu, ex Ministro dell’Economia sotto il governo del PD. Ma la vendetta di Sandu non avrebbe tardato: nel novembre 2020, la candidata liberale ed europeista batteva il Presidente – istituzionalmente scorretto – Igor Dodon, del PSRM, che aveva il progetto di avvicinare Chisinau alla Russia di Putin.

A quel punto, vista la sfiducia popolare, Chicu si era dimesso dando l’ok ad elezioni anticipate, una mossa a dire il vero suicida da parte del PSRM,  pur se alle strette a causa di una “Presidenza” ingombrante. Chicu era stato sostituito dall’ex Ministro degli Esteri Aureliu Ciocoi.

Per maggiori approfondimenti sull’attualità politica e la storia politica della Moldavia, si legga il post della rubrica Il Giramondo. 

Le dimissioni di Chicu si sono rivelate l’inizio del massacro per i partiti che sostenevano il suo Governo: il Partito Democratico scompare dalla scena politica, tra accuse di corruzione e il suo non essere “né carne né pesce” nella lotta tra  vicinanza all’UE e alla Russia. I suoi elettori paiono essersi riversati in massa sul PAS di Sandu; il PSRM, al contrario, viene sconfitto, ma non perde molti punti percentuali.  Lascia voti per strada anche la destra filo-russa del partito nazionalista e personalista dell’imprenditore milionario Ilan Shor. Una vera e propria sconfitta per Mosca, ma anche una vittoria per chi vuole una Moldavia più vicina all’UE; non solo: un dilemma per la vicina Romania, governata anch’essa, ad oggi, dai liberali, eppure intimorita dalle spinte sempre più forti di unificazione che vengono da entrambi i lati.

 

Altre notizie:

HAITI – Dopo il tragico assassinio del Presidente Jovenel Moise, il caos regna in tutto il Paese ma anche nelle stanze della politica, a proposito di chi deve prendere il suo posto. Moise era stato duramente contestato, con proteste anche importanti, durante il suo mandato, talvolta gratuitamente, e talvolta comprensibilmente: in particolare c’era stato un forte dissidio sulla durata del suo mandato, sorto a seguito delle elezioni del 2016, che secondo le opposizioni doveva terminare considerando le precedenti elezioni, poi annullate, del 2015, e secondo Moise doveva terminare nel 2022, poiché l’anno in cui aveva giurato come Presidente era il 2017. Entrambe pretese, sia da parte delle opposizioni sia da parte del Presidente, alquanto assurde, visto che in qualsiasi Paese democratico la decorrenza sorge nel momento delle ultime elezioni (in questo caso novembre 2016). Comunque sia, Moise non è stato linciato dalla piazza, ma da mercenari a casa sua, con la moglie gravemente ferita e infine scampata per miracolo alla morte in Florida. Improbabile che dietro ci sia la mano americana, sia perché la situazione caotica in essere non conviene a degli USA poco desiderosi di problemi e migranti gratuiti, sia perché secondo le accuse i mercenari parlavano spagnolo. Ad oggi le indagini sono concentrate su un medico haitiano-americano, Christian E. Sannon, che avrebbe pagato dei mercenari per salire al potere con la forza, e in particolare ex colombiani del mondo delle FARC.

Nel frattempo, il Presidente ad interim è il Primo Ministro di Moise Claude Joseph, vista l’altra morte improvvida, questa volta per Covid-19, del Presidente della Corte Costituzionale, che avrebbe dovuto sostituire il Presidente deceduto. In Senato tuttavia si è scatenata una rivolta, e i membri dell’opposizione hanno eletto Joseph Lambert Presidente, con una modalità istituzionalmente del tutto poco ortodosssa. Ma forse il più titolato per la Presidenza ad interim sarebbe un terzo soggetto, Ariel Henry, che Moise aveva nominato prima della sua morte per sostituire Joseph.

SVEZIA – In Svezia il Primo Ministro Stefen Lofven ha incassato la fiducia per un nuovo mandato, dopo aver ripensato il proprio rifiuto e dopo aver ottenuto nuovamente l’appoggio esterno del Partito di Centro e della Sinistra. Il Governo è comunque formato solo da socialdemocratici e verdi. Lofven si conferma un gatto a nove vite, anche se è molto più debole di prima.

Per questa settimana è tutto.

Alla prossima elezione!

Skorpios

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