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IL MAPPAMONDO – Elezioni africane: in Senegal e in Nigeria si sceglie una stabile continuità

di Skorpios

La scorsa settimana si sono tenute due tornati elettorali importantissime in due Paesi africani che hanno ottenuto una posizione di primaria rilevanza economica, politica e geopolitica tra gli Stati del West Africa. Trattasi del Senegal e della Nigeria. Il Senegal, Paese democratico e a maggioranza musulmana, ha ottenuto una crescita economica considerevole negli ultimi anni, specialmente nel 2015 e nel 2017. Anche la Nigeria è cresciuta, ma in percentuali molto minori nonostante la sua forza potenziale in termini di numero di abitanti e di forza lavoro, in virtù delle profonde divisioni etnico-religiose che la contraddistinguono, dello sfruttamento e della corruzione, ma anche delle guerre che continuano ad infestarla.

 

NIGERIA 

In Nigeria è stato riconfermato già al primo turno il Presidente uscente Muhammadu Buhari. Buhari ha sconfitto il rivale Abubakar nonostante la delusione di molti elettori in termini di raggiungimento del grado di sicurezza nel Paese che egli aveva promesso alle scorse elezioni.

L’affluenza, bassissima, si è attestata solo al 35,6% dei suffragi.

Buhari, già Presidente-dittatore dopo il colpo di Stato militare del 1975, aveva detto di essersi “convertito alla democrazia” e di voler fare di tutto per terminare lo stato di guerra perenne con Boko Haram che caratterizzava il Paese. Ad oggi, effettivamente, Buhari è riuscito, se non a porre una parola fine, a togliere ogni controllo stabile sul territorio dell’organizzazione islamista, e la guerra ha visto il numero di vittime ridursi considerevolmente. Non è però stato così per un altro conflitto storico che avviene in Nigeria: il conflitto pastori musulmani/agricoltori cristiani. Questo conflitto è di lungo periodo e caratterizzato da fasi alterne di remissione e recidiva. Dopo un periodo di remissione, quest’anno è tornata una fase di recidiva, e addirittura i morti contati sono stati molto di più di quelli dovuti alla guerra con Boko Haram. Una vera e propria guerra etnica, che scuote le regioni centro-orientali del Paese e lo blocca impedendo allo stesso di uscire dalla violenza e favorendo l’emigrazione all’estero.

 

Come si può notare dalla cartina, la divisione etnico-religiosa ha influenzato la distribuzione del voto in maniera determinante. Il Nord, a maggioranza musulmana, ha votato per il musulmano Buhari, e il Sud, a maggioranza cristiana, ha votato per il cristiano Abubakar. Il fatto è che Abubakar non ha molto emozionato i propri elettori, infatti le aree del Sud sono quelle dove l’affluenza è stata particolarmente bassa. Questo fattore è stato la causa della vittoria di Buhari.

Il candidato del centro-destra cristiano PDP Atiku Abubakar non era un volto nuovo della politica, essendo già stato due volte Vicepresidente per Goodluck Jonathan. Abubakar si è contraddistinto per aver effettuato una campagna  elettorale moscia, che teoricamente doveva essere vincente, vista la diffusa sfiducia verso Buhari. I sondaggi li davano testa a testa, ma l’aria di non-novità che caratterizzava Abubakar ha avvantaggiato l’uscente permettendogli di vincere. Come è ovvio e scontato in ogni elezione africana, il PDP contesta il risultato, e probabilmente qualche broglio c’è stato, ma non in maniera determinante a sentire gli osservatori dell’Unione Africana e a vedere i risultati non troppo distanziati.

Si vedrà se Buhari riuscirà davvero, in questo secondo mandato, a portare la pace nel Paese. La pazienza dei Nigeriani sta finendo.

Per maggiori informazioni sulla storia politica nigeriana si veda l’articolo di Fabbio.