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IL MAPPAMONDO – Il cielo d’Irlanda si tinge di rosso, si interrompe un bipolarismo durato per tutto il dopoguerra

di Skorpios

 

IRLANDA


Si sono tenute le elezioni parlamentari in Irlanda.
Le elezioni sono state anticipate per volontà del Taoiseach (primo ministro in lingua gaelica) uscente Leo Varadkar, che ha deciso di rischiare il tutto per tutto a seguito dell’ottimo risultato del suo partito alle elezioni europee del 2019. Un risultato che ha visto un calo di ben 5 punti per il suo partito liberalconservatore Fine Gael a fronte di un calo di 2 puntidi Fianna Fail, i liberali di centrodestra, e di un boom di olter 10 punti di Sinn Féin, il partito di sinistra unionista ex braccio politico dell’IRA, da cui poi si è dissociato.

L’affluenza, al 62,9%, ha subito un calo di circa due punti dalle elezioni del 2016.

Un bipartitismo, quello tra Fine Gael e Fianna Fail, che è durato per tutto il dopoguerra occupando spazio ed impedendo qualsiasi alternativa politica. Il Paese non è mai stato governato dal centro-sinistra, ma da un centro-destra più o meno liberale, più o meno conservatore, con diverse sfumature, che ha mantenuto un atteggiamento ondivago rispetto al tema dell’unionismo.
Un bipartitismo che, in questa elezione che si può definire storica, sembra ufficialmente finito. “Sembra” perché, ad oggi, Fine Gael e Fianna Fail non sembrano volersi imbarcare in una coalizione di governo con i ribelli unionisti, e qualcuno già pensa a un governo di coalizione tra i due con l’appoggio di qualche indipendente. Altri, invece, specialmente in Fianna Fail, temono in questo modo di potenziare ancora di più il Sinn Féin.

Sinn Féin, arrivato primo con Mary Lou McDonald, presidente del partito dal 2018, che ha recuperato con un ottimo risultato dopo la performance deludente delle europee. Dietro il risultato, non un unico fattore ma ben due:
il primo la Brexit e l’aggressività anglo-britannica del governo Johnson con il potenziale riaprirsi della questione Ulster (negli ultimi giorni torna la proposta di un colossale ponte di collegamento tra il Nord Irlanda e la Scozia); il secondo, la questione sociale, che è giunta prepotentemente in un Paese che ormai, grazie anche alla fiscalità di vantaggio, è riuscito ad attirare sedi fittizie o reali di diverse multinazionali con un ottimo riscontro economico. Questo riscontro economico ha però comportato un grande innalzamento dei prezzi delle case, e ora molti

Primo partito per circoscrizione. In rosso Sinn Féin, in grigio scuro Fianna Fail, in azzurro Fine Gael, in grigio chiaro gli Indipendenti.

irlandesi comuni si trovano a fare i conti con la difficoltà di avere fondi sufficienti per acquistare un’abitazione. A rimetterci, soprattutto i giovani, che hanno premiato con il 32% il Sinn Féin.  Un sistema sempre uguale a se stesso, che ora ha stufato i i cittadini irlandesi.

Varadkar, il Primo Ministro di origine indiana e dichiaratamente omosessuale, ha dunque perso la propria scommessa, ed è stato eletto solo al quinto conteggio nel suo seggio (in Irlanda vige un complesso sistema elettorale, il voto singolo trasferibile, che permette agli elettori di esprimere più preferenze numerando i candidati); la sua conferma come Taoiseach è sempre più incerta. L’uragano Mary Lou minaccia un potere ormai cementificato, che aveva già barcollato per la prima volta nel 2016, quando Fine Gael aveva bisogno dell’appoggio esterno di Fianna Fail per formare un proprio governo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Altre notizie:
– In LIBANO si è formato un governo, guidato da Hassan Diab, ingegnere elettronico, ex Ministro dell’Istruzione, apparentemente tecnico ma in realtà sponsorizzato soprattutto dall’Alleanza 8 Marzo, di cui fanno parte Hezbollah e il Presidente del partito Michel Aoun. La piazza – che pure è stata responsabile di questo cambiamento – non condivide e, alla luce di questo, continua a protestare, chiedendo una vera svolta e un governo senza partiti. In Iraq, invece, il candidato proposto dal Presidente deve ancora trovare il supporto politico necessario per formalizzare una coalizione di governo.
– In KOSOVO si è formato un nuovo governo, guidato da Albin Kurti, il leader del partito di sinistra filo-albanese vincente (ma senza seggi formare una maggioranza) alle elezioni del 2019. Kurti ha dovuto cedere a una coalizione con il partito di centro-destra LDK, dell’ex premier Isa Mustafa. 

 

Per questa settimana è tutto. Alla prossima elezione!

Skorpios

 

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