Kabila aveva nominato suo erede Emmanuel Shadary, suo Ministro dell’Interno e vicepremier, che gli avrebbe consentito una staffetta alla Medvedev-Putin alla scadenza del suo mandato. Una volta che si era diffusa la voce della vittoria di uno dei membri dell’opposizione (e in particolare quella del favorito dai sondaggi e dagli exit polls Martin Fayulu), il regime ha tentato la “carta Camerun”. Grazie a Twitter (prima della chiusura) e grazie alle pacate minacce della Chiesa che aveva annunciato di “conoscere il nome del vincitore”, il regime non se l’è sentita di affrontare la guerra civile e una possibile rivoluzione dei congolesi, oltre che l’isolamento internazionale.
La CENI ha ricevuto molteplici pressioni, ma, alla fine, ha dovuto cedere. I risultati vedono un margine poco importante tra i candidati. Shadary è arrivato solo terzo, un fallimento per il regime, mentre Fayulu, il manager filo-occidentale, è arrivato di poco secondo ottenendo un ottimo risultato.
Il vincitore è Felix Tshisekedi, il candidato dell’opposizione figlio di quell’Etienne Tshisekediche è stato il padre della storia che ha portato all’apparente fine dei Kabila. Etienne è riuscito a unire un’opposizione divisa, a rendersi amica la società civile e la Chiesa, a manifestare contro il Governo e a concludere un accordo per nuove elezioni. Suo figlio, infine, è riuscito a vincere, anche grazie al suo cognome .
Le sfide per Tshisekedi iniziano però solo adesso: innanzitutto dovrà riuscire a smorzare le proteste degli altri candidati, in particolare di Fayulu, e ad isolare i Kabila. In secondo luogo dovrà cercare di mantenere il potere in una nazione difficile da governare, che ha vissuto conflitti sanguinosissimi durante la sua storia. Le cose non sono iniziate per il meglio: mentre Shadary ha accettato la sconfitta, Fayulu contesta i risultati delle elezioni. E non solo: Belgio e Francia (Paesi però non certo terzi e disinteressati) sostengono che, secondo i loro dati, era Fayulu che doveva vincere. La Conferenza Episcopale, pure. Si aggiunge in questi giorni un’importante inchiesta del Financial Times. Secondo i dati di questi osservatori esterni, Fayulu avrebbe ricevuto più del 59% dei voti. Il 15 gennaio arriva la richiesta ufficiale di Fayulu di predisporre il riconteggio dei voti, ma non l’annullamento. Potrebbe essere una mossa molto patriottica, tesa a evitare a Kabila di restare al potere in caso di invalidità della tornata. Il potere di Kabila non sarà comunque del tutto cancellato, visto che il suo partito ancora controlla il Parlamento, fino alle prossime elezioni legislative.
Anche in questo caso c’è una differenza tra aspettative e realtà, ma Tshisekedi non aveva apparentemente il potere di contaminare le elezioni. C’è forse c’è un misterioso accordo segreto tra lui e Kabila di cui qualcuno parla? Cosa accadrà? L’apparente vincitore riuscirà a tenere unito un popolo disunito, o le speranze di cambiamento saranno cancellate dal solito caos “all’africana”?
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