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Nella distribuzione del voto, si può notare come i socialdemocratici trovino consensi maggiori nelle regioni al confine con Russia e Bielorussia, nonché a Riga e nei maggiori centri abitati (Riga si trova all’apice dell’omonimo golfo) dove si spartiscono i consensi con i liberaldemocratici. JKP prende voti dove una volta li prendeva Unità, e cioè nelle regioni periferiche e quelle al confine con l’Estonia, mentre gli agrari vanno più forte nelle zone di campagna, così come il partito antieuropeo del KPV.

Ma chi può essere considerato il vincitore politico delle elezioni, pur non arrivando primo? I nuovi partiti. Essi si dividono tra partiti antieuropei e filorussi e partiti fortemente europeisti. Il secondo arrivato è infatti il partito “A chi appartiene lo Stato?“, un movimento populista, anti-establishment, al centro di inchieste per finanziamenti poco trasparenti, e fortemente antieuropeo e filorusso. Il KPV, al contrario dei Socialdemocratici, non si vergogna della vicinanza, più che alle minoranze russofone, al sistema di potere russo, e la esibisce con orgoglio.
Al terzo posto il Nuovo Partito Conservatore, filoeuropeo e conservatore, che ha rubato il posto a Unità, guidato dall’ex ministro di Dombrovskis Janis Bordans.
Al quarto posto, hanno acquisito consenso tra i giovani e nei centri urbani i liberaldemocratici di Per lo Sviluppo!, partito a favore dei diritti civili e di ispirazione turbo-europeista.

Vediamo quindi come il boom di consensi vada a partiti nuovi equamente ripartiti tra due concetti: più Russia e più Europa. La formazione del Governo è quasi impossibile: sia un’alleanza europeista sia un’alleanza filo-russa sia un’alleanza conservatrice non troverebbero ad oggi la maggioranza di 51 seggi necessaria per formare un governo. Chi vincerà la lotta per il potere in un Paese diviso a metà?