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IL MAPPAMONDO – Le elezioni che ci siamo persi. La Lituania e il caos belga, tra spaccature ed estrema destra

di Skorpios

Contemporaneamente allo svolgimento delle elezioni europee del 26 maggio scorso, si sono svolte altre due tornate elettorali di valenza nazionale in Europa. Trattasi delle elezioni presidenziali in Lituania – che è una repubblica semipresidenziale – e delle elezioni parlamentari in Belgio. Dopo quasi un mese, vediamo come stanno andando le cose, a livello politico, nei due Paesi UE. In entrambi i casi, infatti, le elezioni hanno portato a del caos che sembra lungi dal voler trovare un esito.

BELGIO

Il Belgio è stato definito, recentemente e di fronte allo sguardo innervosito del suo premier Charles Michel, una creazione artificiale, da parte dell’europarlamentare britannico Nigel Farage. In realtà, la nazione belga è sorta nel 1830 ed è quindi molto più vecchia di molti altri Paesi europei, tra cui i Paesi dell’Est, la Germania e l’Italia.
Le differenze però sussistono ancora prepotentemente, e non solo a livello linguistico e culturale ma, come si evince ancora da queste elezioni, politico. Un voto radicalmente  diverso tra il Sud meno economicamente sviluppato, la Regione di Bruxelles, e le ricche Fiandre.

Altri partiti che hanno ottenuto seggi sono i popolari valloni del cdH – 5 – ed i liberali francofoni di Défi – 2. L’affluenza non ha rilevanza politica in quanto in Belgio vige il discutibile sistema di voto obbligatorio.

In Vallonia ha prevalso la sinistra socialista, a Bruxelles è stato boom degli ecologisti, nelle Fiandre invece il vero vincitore non sono stati i separatisti del N-VA, che pure sono arrivati primi, ma l’estrema destra di Vlaams Belang. Un risultato incredibile, sia alle politiche sia alle europee, che ha fatto sì che l’antieuropeismo abbia vinto proprio all’ombra delle sedi delle istituzioni UE.

Un risultato che sta portando alcuni partiti a rompere il ”cordone sanitario” entro il quale i Vlaams Belang erano rinchiusi da anni, con cui nessuno osava anche solo ipotizzare un’alleanza di governo. Ora sono comprensibilmente stati invitati ai colloqui per la formazione di un nuovo governo da parte del Re, e l’N-VA, che pure è stato il partito che ha subito il crollo maggiore in termini di consensi, ha iniziato ad ipotizzare, anche solo astrattamente, di coinvolgerli.
Nelle Fiandre  – ma anche nelle altre Regioni del Paese – però c’è da rilevare anche l’importante risultato della sinistra radicale del Partito dei Lavoratori, che ha visto i propri seggi aumentare di dieci unità. Potenzialmente, potrebbero essere coinvolti in un governo della sinistra. Sono andati male, invece, i partiti del centro-destra fiammingo tradizionale, usciti dall’esperienza di Governo con Charles Michel.

Nella Vallonia i socialisti dell’ex premier Elio Di Rupo hanno prevalso, ma hanno diminuito, pur stando all’opposizione, i voti e i seggi rispetto all’ultima tornata elettorale. Anche lì sono andati molto bene i Verdi e la sinistra comunista.  I Verdi hanno primeggiato, insieme alla sinistra comunista, in una Bruxelles prepotentemente rosso-verde.

Primo partito per provincia. I VB sono arrivati secondi in tutte le province delle Fiandre, salvo nel Brabante. Per il resto, la suddivisione è molto netta, prevalgono i liberalconservatori nella periferia di Bruxelles sud – storico feudo –  e nel Lussemburgo, dove i voti provengono quasi tutti dall’ormai semi-scomparso partito democristiano del cdH.

A distanza di un mese dalle elezioni, formare un Governo sembra impossibile. La situazione ricorda molto quella del 2010-2011, quando Yves Leterme rimase in carica quasi 600 giorni in più dallo scadere del mandato per la difficoltà nel formare una maggioranza. Il Re del Belgio, dopo avere consultato i partiti, ha nominato informatori Johan Vande Lanotte dei socialdemocratici fiamminghi dello S.pa, e Didier Reynders del Movimento Riformista, il centro-destra francofono del premier Charles Michel. Insomma, ha scelto come informatori i membri di due partiti che hanno avuto un risultato piuttosto penoso alle elezioni. Una scelta che da un lato vuole conferire neutralità al procedimento di formazione del Governo, ma che dimostra anche la totale confusione in cui, ancora una volta, la politica belga è caduta. Non sono riusciti a fare nulla nel termine del 30 maggio, e quindi il tutto è stato rinviato al 17 giugno, e poi il Re ha concesso un secondo rinvio al 1 luglio. L’obiettivo – poco ambizioso – è riuscire ad avere una maggioranza entro ottobre, quando il Belgio dovrà approvare una legge di bilancio.

Pallottoliere alla mano, un governo di cdx come quello uscente avrebbe 43 seggi sui 75 necessari, 68 se si aggiungessero i N-Va, fuoriusciti dal Governo Michel per recuperare almeno in parte il consistente deflusso dei consensi per i risultati equivalenti allo zero sull’autonomia e per le figuracce di Jan Jambon, Ministro dell’Interno, sul contrasto al terrorismo. Nessuna maggioranza.
Un governo di csx formato da socialisti e verdi avrebbe 52 seggi, 64 con la sinistra radicale. Nessuna maggioranza.

Le uniche soluzioni che appaiono numericamente possibili sono due. Una Grosse Koalition formata da partiti di cdx, di csx e Verdi. Una coalizione di destra che includa gli estremisti fiamminghi di Vlaams Belang. Un’ombra nera si staglia su una delle tre capitali UE?

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LITUANIA

In Lituania le cose dovevano andare abbastanza tranquillamente. I sondaggi prevedevano chiaramente un ballottaggio tra il partito del centro-destra di Unione per la Patria con la candidata Ingryda Simonyte e il banchiere liberale indipendente Gitanas Nauseda. I voti degli altri candidati, e del centro-sinistra, sono confluiti in maggioranza su Nauseda – il candidato preferito dell’uscente Dalia Grybauskaite – al secondo turno, che quindi ha vinto.

Tutto nella norma, se non fosse che Saulius Skvernelis, il premier del partito verde-agrario a capo del Paese storicamente meno di destra tra i tre Paesi baltici, si era candidato Presidente, e a quanto pare si aspettava di vincere o comunque di giungere al ballottaggio nonostante i sondaggi. Così non è andata. Skvernelis ha quindi comunicato le proprie dimissioni dal Governo, per lavare l’onta della sconfitta. Il 30 maggio, però, ci ha ripensato e ha dichiarato che intende rimanere a capo dell’esecutivo. Due settimane dopo, nuovamente, tra le critiche interne,  gli è tornato il dubbio.Ora dice che non sa se dimettersi o no.

I candidati che hanno ottenuto una percentuale superiore al 5%. Come si può vedere, gli elettori degli altri partiti hanno preferito Nauseda, e Simonyte non è riuscita nemmeno a conservare tutti i voti presi al primo turno. L’affluenza, in aumento di 5 punti, si è attestata al 57,4% al primo turno e al 53,9% al secondo.

Grybauskaite, la Magnolia d’Acciaio baltica, acerrima nemica di Putin e delle sue smanie di conquista, se ne va dopo un decennio di potere e di rispetto da parte di tutti i leader internazionali. Europeista ma anche donna per tutte le stagioni, che è passata nel corso della sua vita dal Partito Comunista sovietico ad essere Ministro per i socialdemocratici, poi Commissario UE e candidato alla Presidenza appoggiato anche dal centro-destra.
Anche Nauseda, che la sostituirà, è un indipendente, ma non è mai stato in politica e ha sempre lavorato per il mondo bancario pubblico e privato.Il suo riferimento è la Germania merkeliana, ma assicura che sarà attento a coniugare le sue idee alle esigenze sociali, e ad unificare il Paese troppo diviso tra la capitale e le sue realtà rurali. Rimane comunque un liberale di una moderata versione del centro-destra, anti-russo, filoUE ma con una connotazione fin troppo tedesca.

Altre notizie

  • OSSEZIA DEL SUD – Dalle elezioni parlamentari è uscito rafforzato il Presidente Anatoly Bibilov, del partito Ossezia Unita, gemellato con Russia Unita di Putin, che chiede l’unificazione alla Federazione Russa.
  • PAPUA NUOVA GUINEA – E’ entrato in carica James Marape, nuovo Primo Ministro che subentra a Peter O’Neill, al potere per otto anni, accusato di brogli e corruzione. Il motivo principale delle dimissioni, però, è l’accordo stipulato con le multinazionali occidentali quali Total ed Exxon, sfavorevole agli interessi nazionali, che ha comportato proteste dei cittadini e la sfiducia del Parlamento. Ha preso il suo posto Marape, Ministro dell’Economia e membro del suo partito, il Congresso Nazionale del Popolo.  Il nuovo premier  ha subito fondato un suo nuovo movimento.

Per questa settimana è tutto. Alla prossima elezione!

Skorpios

 

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