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IL MAPPAMONDO – In Mauritania il cambiamento è solo a metà

MAURITANIA

 

Dopo il Sudan e l’Algeria, anche in Mauritania è soffiato il vento del cambiamento. Ma, mentre sia in Sudan, dove prosegue il braccio di ferro, anche violento, tra società civile/opposizione ed esercito su chi debba tenere l’interim e sulle nuove elezioni, sia in Algeria, dove sono state annullate le elezioni del 4 luglio a data da destinarsi per mancanza di candidati, le situazioni sono ancora in evoluzione e quindi poco chiare, in Mauritania il cambiamento è stato solo a metà.
Infatti, si è dimesso il Presidente autoritario Abdel Aziz, salito al potere con un colpo di Stato che ha rovesciato il governo democratico nel 2008, e che ha accettato di non ricandidarsi per un terzo mandato, intimorito di possibili reazioni popolari come nei suddetti Paesi del Nord Africa. Già nel 2012, infatti, nelle proteste all’interno del contesto delle Primavere Arabe, Abdel Aziz era stato gravemente ferito in un attentato-sparatoria, ma era sopravvissuto e aveva continuato a governare il Paese. Ora, dicono certe voci, potrebbe essere fuggito in Arabia Saudita.

L’affluenza, in grande aumento, si è attestata al 62,7%.

Se n’è andato Abdel Aziz, ma non ha lasciato il potere il sistema che egli aveva creato. Ed è così che il vincitore di codeste ultime elezioni, che dovevano essere le prime elezioni democratiche dopo lungo tempo, è Ould Ghazouani, del Partito Unione per la Repubblica, il partito di maggioranza di Abdel Aziz.
Ghazouani, proveniente da una famiglia sufi molto importante nel Paese, è un ufficiale militare diventato Ministro della Difesa di Abdel Aziz nel 2018, ma suo sostenitore da molto più tempo. Sarà quindi lui, vincitore già al primo turno sebbene con percentuali non incredibili, a sostituire l’uscente nel Palazzo Grigio (il palazzo presidenziale mauritano).
Solo secondo, sebbene con una percentuale interessante, l’indipendente Biram Abeid, attivista protagonista della lotta per la liberazione degli schiavi. Nel Paese, infatti, la schiavitù è stata abolita formalmente nel 1981, ma in realtà è una pratica ancora del tutto in vigore e gli schiavisti restano sovente impuniti. Abeid, molto rispettato a livello internazionale e vincitore di diversi premi per le sue battaglie, è finito anche in galera più volte per la sua opposizione ad Abdel Aziz. Solo terzo Sidi Boubacar, a capo dell’opposizione del Raggruppamento Nazionale per le Riforme e lo Sviluppo, la filiale mauritana dei Fratelli Musulmani. 

A seguito della vittoria di Ghazouani, l’opposizione ha vivacemente protestato denunciando brogli in tutto il Paese. I manifestanti (anche stranieri) sono stati picchiati e arrestati dalla polizia, Internet è stato bloccato, le sedi dell’opposizione assediate dalla polizia. Il “Mandela mauritano”  Abeid ha scelto la strada della contestazione non-violenta e del ricorso alla Corte Costituzionale, ma difficilmente tutto questo porterà a dei risultati. Quando si cambia un nome ma non il gruppo di potere che lo ha sostenuto a lungo  il cambiamento è solo a metà e la strada per la democrazia è ancora in gran parte da percorrere.

Altre notizie:

DANIMARCA – Si è formato il Governo della discussa vincitrice delle elezioni, la socialdemocratica Mette Frederiksen. Nessun altro partito della coalizione di centrosinistra ha scelto di partecipare al Governo, ma solo di garantirgli l’appoggio esterno.
ETIOPIA – Tentato colpo di Stato contro Ahmed Ali, l’uomo della pacificazione e del ritorno alla democrazia in Etiopia. Il generale Asamnew Tsige, militare a capo del tentato golpe, è rimasto ucciso nello scontro con le forze governative, che assicurano che la situazione è totalmente sotto controllo. Secondo alcuni il golpe intendeva avere una mera portata regionale, visto che ad esserne vittima è stato il Governatore dell’Amhara Ambachew Mekonnen.

Per questa settimana è tutto. Alla prossima elezione!!

Skorpios

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