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IL MAPPAMONDO – Paesi Bassi, un Rutte è per sempre: ad Amsterdam si sceglie la continuità

PAESI BASSI

 

Si sono tenute il 17 marzo le elezioni parlamentari nei Paesi Bassi, che hanno confermato la più che pronosticata vittoria del Primo Ministro Mark Rutte.

Rutte, che governa il Paese dei mulini a vento dal lontanissimo 2005, è arrivato primo con 34 seggi, con una performance migliore di quanto predetto dai sondaggi e altresì migliore (due seggi in più) delle ultime elezioni, sebbene tendenzialmente stabile. Un dato rilevante, viste le dimissioni del Governo per uno scandalo sulla distribuzione degli assegni per i figli a carico, ma anche viste le proteste violente contro le misure antiCovid che recentemente hanno fatto notizia.
Mark Rutte, percepito in Europa come un falco estremista dell’austerity, a capo di un Governo a tratti accusato di razzismo nei confronti dei Paesi mediterranei, in patria è invece, talvolta, visto come un moderato, o comunque accusato di esserlo, dalla destra ancora più estrema. Dall’altra parte, una sinistra che non convince più gli olandesi e non piace nemmeno molto ai giovani, in un Paese benestante con un alto tasso di istruzione medio e un’occupazione al 76%. Grazie alla posizione di favore che ha permesso ai Paesi Bassi di godere di tassazione agevolata insieme a norme di diritto societario molto poco restrittive, Amsterdam è diventata centro nevralgico delle sedi di molte multinazionali, anche italiane, ma anche di istituzioni e agenzie europee, come l’EMA, guadagnata grazie a un volo di moneta.

L’affluenza è stata caratterizzata da un consistente aumento. I votanti sono stati infine all’incirca 3 milioni in più rispetto al 2017. Oltre ai partiti descritti in tabella hanno ottenuto seggi il Partito degli Animali (6 – +1); i conservatori governativi dell’Unione Cristiana (5); il partito liberaldemocratico europeista Volt (3); il nuovo partito nazionalista JA21 (3); la destra calvinista di SGP (3); la sinistra immigrazionista di Denk (3); il partito dei pensionati 50PLUS, che crolla di tre seggi (1); il Movimento dei Cittadini – Farmer, partito agrario (1); gli estremisti di sinistra anticapitalista BIJ1 (1). 

Il popolo olandese, soprattutto quello giovane, non sembra sentire il bisogno di diritti sociali, ma invece  aspirare a un liberalismo progressista privilegiato, internazionalista ed istruito. E’ così che il vero protagonista di queste elezioni sono i D66, liberali ma progressisti, con una tendenza più compromissoria nei confronti dell’Europa e già al Governo con Rutte, che avevano subito una battuta d’arresto alle legislative del 2017 e alle europee del 2019 ma che ora, a dispetto dei sondaggi, diventano secondo partito superando l’ammaccata estrema destra di Geert Wilders.

Primo partito per municipalità. I cerchietti rappresentano quei territori in cui si è assistito a un cambiamento rispetto al 2017. C’è da dire che anche i confini di alcune municipalità sono stati modificati. Comunque, è agevole notare come D66 lascia a secco i Verdi nei suoi bacini di voti, come le grandi città di Amsterdam, Ultrecht, e in parte Rotterdam. Il CDA invece perde molte municipalità, a favore per lo più di VVD. VVD riesce anche a fare propri alcuni seggi dell’estrema destra, come accade nel nerissimo Limbugo.,ma anche della sinistra del PS, nella provincia di Groninga, a nord-est. Il movimento elettorale in quest’ultimo territorio da PS e VVD è probabilmente dovuto a una similitudine di elettorato, meno giovane, rispetto a quello di partiti come GL e D66.

Certo, il PVV di Wilders scende al terzo posto ma ha patito momenti peggiori, come quando la nuova destra populista del Forum per la Democrazia gli ha tolto per un periodo lo scettro di rappresentante degli ipernazionalisti. Ora si è ripreso il suo posto, anche se il FvD non va troppo male.

Bruttissimo risultato per la Sinistra Verde, che ancora piace ai giovani ma perde i voti degli elettori più liberali, senz’altro a vantaggio di D66, così come vede sparire diversi voti il centrodestra popolare del CDA dell’austerissimo (famoso per i suoi commenti al limite dell’offensivo verso i Mediterranei nelle fasi più gravi della pandemia) Wopke Hoekstra.

La mossa di dimettersi causa scandali era in realtà un modo sfacciato di Rutte di anticipare quello che sarebbe stato: vincere le elezioni con ampio margine.

Il nuovo governo probabilmente sarà composto dagli stessi partiti che componevano il precedente: VVD; D66, con un ruolo rinnovato; CdA e CU (liberalconservatori). Arriverebbe così a 78 seggi, 3 oltre i necessari per la maggioranza.

Oltre alla cartina con la suddivisione per municipalità che trovate a fianco, Bidimedia ha già proposto, in diretta durante la progressiva pubblicazione dei risultati, un’analisi del voto più accurata relativa alle variazioni dei risultati di ciascun partito, che potete trovare al presente link. 

I risultati mostrano un’Olanda divisa in due, tra D66 forte nelle città progressiste, e un VVD che domina le aree rurali e a basso reddito.

Una distinzione che si vede anche nel voto dei giovani e di quelli meno giovani (come si può notare cliccando su questo link).

Un Paese diviso, ma anche molto unito, dato che questi due partiti, come hanno fatto negli ultimi anni, governeranno insieme.

 

 

 

 

 

 

Altre notizie:

TANZANIA –  E’ morto il Presidente autoritario della Tanzania, John Magufuli, il leader dei nazionalisti socialisti di Chama_Cha Mapinduzi, il partito da decenni al potere. Magufuli mirava ad interrompere quella che era l’oligarchia di Chama-Cha per creare un vero e proprio regime autoritario, autocratico e dittatoriale. Repressione contro l’opposizione e ogni tipo di dissidenza (addirittura ci sono stati diversi arresti tra i suoi contestatori con l’accusa di “cyberbullismo”), omofobia, estremismo religioso, contrarietà ad ogni tipo di politica demografica, ed, infine, lotta al Covid tramite “preghiere”, erbe e vapore, con un no secco alle mascherine (ma anche ai vaccini!) per la popolazione tanzaniana. Ma qualcuno dice, malignamente, che forse il Covid- 19 ha fatto anche cose buone dato che i più ritengono che Magufuli sia deceduto a causa di questa malattia, anche se ufficialmente fonti governative parlano di problemi cardiaci. “Dio forse ci voleva punire” si interroga la Chiesa tanzaniana. Nel frattempo è diventata Presidente una donna, la prima donna del Paese, l’unica attualmente a capo di un esecutivo di un Paese africano, la zanzibariana Samia Suluhu Hassan, 60 anni, un passato nelle istituzioni internazionali (World Food Programme), una donna che ha dovuto fare a pugni con i colleghi che la tenevano in disparte dalle riunioni di governo per il suo genere. Ora è la capa di tutti. Certamente, però, non c’è da aspettarsi un grande cambiamento: ma forse il cammino accentratore dell’era Magufuli è terminato. Più probabile un ritorno alla storica staffetta oligarchica di Chama-Cha.

KOSOVO – Albin Kurti è di nuovo Primo Ministro del Kosovo. Questa volta, per evitare ribaltoni, ha detto no ad alleanze con i maggiori partiti e ha cercato l’appoggio delle piccole minoranze (egiziani, bosniaci ecc.). Un governo delle minoranze, quindi, ma anche un governo che vuole letteralmente scardinare la politica kosovara. 

Per questa settimana è tutto (o forse no….), alla prossima elezione!

Skorpios

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