Gli elettori svedesi sono chiamati il prossimo 13 settembre al rinnovo dei 349 seggi del Riksdag, il Parlamento monocamerale svedese.
Le elezioni si svolgono alla scadenza naturale del mandato del parlamento eletto nel 2022. Attualmente al potere c’è un governo di minoranza di centrodestra, formato da Moderati, Cristiano-Democratici e Liberali e guidato da Ulf Kristersson, che si regge grazie all’appoggio esterno degli Svedesi Democratici, il partito di destra xenofoba che alle ultime elezioni è diventato la seconda forza del paese. È la prima elezione legislativa dall’adesione della Svezia alla NATO, formalizzata nel 2024, un cambiamento che chiude oltre due secoli di non allineamento militare e che ha imposto un’attenzione senza precedenti ai temi della sicurezza nazionale e alla protezione del voto da interferenze e campagne di disinformazione straniere.
Rispetto alle elezioni del 2022 ci sono stati cambiamenti significativi nella scena politica svedese. Il più rilevante riguarda proprio il rapporto tra il blocco di governo e gli Svedesi Democratici: nell’aprile 2026 Moderati, Cristiano-Democratici e Liberali hanno annunciato l’intenzione di trasformare il loro appoggio esterno in un’alleanza formale a quattro, un passaggio che potrebbe portare per la prima volta l’estrema destra dentro l’esecutivo. Il tradizionale “muro di fuoco” che per decenni aveva tenuto gli Svedesi Democratici ai margini della vita istituzionale è di fatto caduto, complice il peso crescente assunto dai loro temi identitari, migrazione e criminalità in testa, nel dibattito pubblico.
Il Partito Socialdemocratico, guidato da Magdalena Andersson, prova invece a capitalizzare le difficoltà del governo uscente. Dopo il risultato storicamente basso del 2022, i sondaggi lo danno di nuovo primo partito, attorno al 30,0%,stabile rispetto a quattro anni fa, e secondo i sondaggi, il blocco di opposizione, formato oltre che dai socialdemocratici, da La Sinistra, dai Verdi e dal Partito di Centro, potrebbe ottenere la maggioranza dei consensi. Il vantaggio, però, non si traduce automaticamente in una maggioranza, costruire una coalizione capace di governare potrebbe rivelarsi più complicato che vincere l’elezione in sé.
In questo scenario acquista peso il Partito di Centro, che sta cercando di occupare lo spazio centrista lasciato scoperto dal riposizionamento a destra di Kristersson e di intercettare quella parte di elettorato che vuole un cambio di governo senza necessariamente spostare a sinistra l’asse economico del paese. Se questa tendenza sarà confermata dalle urne, il partito potrebbe avere un peso nella formazione del prossimo esecutivo superiore alle proprie dimensioni parlamentari.
La campagna resta concentrata su temi già familiari all’elettorato svedese: il costo della vita, la sicurezza pubblica e la criminalità organizzata legata alle bande, spesso giovanili nei quartieri più emarginati, l’immigrazione, l’approvvigionamento energetico. Su quest’ultimo punto il governo Kristersson ha impresso una svolta netta, puntando in modo massiccio sul nucleare con contratti garantiti dallo Stato, mentre rallenta lo sviluppo dell’eolico. Accanto a questi dossier consolidati è emerso un tema più inatteso, la natalità, con Kristersson che ha scelto di collocare al centro del programma elettorale l’estensione del sostegno pubblico alla fecondazione assistita. Resta sullo sfondo, senza imporsi come tema guida, la questione dell’adesione all’euro, bocciata dal referendum del 2003 e sulla quale Liberali e Svedesi Democratici, pur partendo da posizioni opposte, sembrano convergere sull’ipotesi di un nuovo referendum nel 2030.
Difficile dire con certezza quale sarà l’esito finale. I sondaggi indicano un vantaggio dell’opposizione più netto di quello registrato quattro anni fa, ma il divario si è ristretto nelle ultime settimane e la frammentazione tra i partiti, sommata alle divergenze interne a entrambi i blocchi, rende tutt’altro che scontato che chi arriverà in testa sarà anche in grado di formare il prossimo governo.
IL SISTEMA POLITICO-ELETTORALE
La Svezia è una monarchia costituzionale democratica rappresentativa parlamentare, basata su di un sistema multipartitico. Il potere esecutivo è esercitato dal Primo Ministro e dal Consiglio dei Ministri. Il potere legislativo è esercitato sia dal governo che dal Parlamento. Il potere giudiziario è indipendente. I giudici sono nominati dal governo e rimangono in carica fino all’età pensionabile.
Il Riksdag svedese è composto da 349 deputati, tutti eletti con sistema proporzionale basate su liste regionali. Il paese è diviso in 29 collegi elettorali con un numero fisso di parlamentari. 310 deputati sono eletti nelle circoscrizioni regionali. In sede di scrutinio elettorale viene effettuato un bilanciamento proporzionale, eleggendo altri 39 deputati, per garantire che il numero di deputati eletti per i vari partiti rappresenti accuratamente i voti dell’elettorato ma al tempo stesso sia rispettato il numero dei parlamentari eletti in ogni singolo collegio. Esiste una soglia del 4% del voto nazionale per entrare nel Riksdag, alternativamente un partito deve prendere almeno il 12% all’interno di un collegio elettorale (ma in tal caso ottiene solo i seggi conquistati in quel collegio elettorale, senza partecipare al bilanciamento proporzionale a livello nazionale).
La Svezia è una delle più antiche democrazie esistenti al mondo, avendo tenuto regolari elezioni democratiche (anche durante il periodo delle due guerre mondiali) fin dal 1866. Secondo il “Democracy Index” del settimanale The Economist, la Svezia è una cosiddetta “democrazia completa”, al livello di Finlandia, Danimarca, Islanda e Svizzera.
Nelle prossime pagine, la storia politica del paese, i risultati delle ultime elezioni, i principali partiti politici e gli ultimi sondaggi.
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