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IL MAPPAMONDO – Spagna, ecco come si è distribuito il voto che ha portato alla vittoria delle sinistre

SPAGNA

Hanno trovato ampio riscontro tra i media  nazionali i risultati delle elezioni generali in Spagna, che hanno visto una conferma per la coalizione del premier uscente Pedro Sanchez. Una vittoria molto importante per la sinistra europea, soprattutto perché viene dopo un anno di governo – ed essere rieletti è molto più difficile che essere eletti, specialmente per i partiti di centro-sinistra e sinistra. Inoltre è stata confermata per l’ennesima volta una lezione politica, che vede i partiti socialdemocratici generalmente favoriti quando adottano politiche più socialiste e sfavoriti, al contrario, quando adottano politiche più liberali o quando governano in larghe coalizioni con partiti di centro-destra. La manovra finanziaria di Pedro Sanchez, molto di sinistra e improntata sulle politiche sociali nel mondo del lavoro e alla redistribuzione fiscale, deve essere piaciuta agli elettori.

Sintesi dei risultati dei partiti. I partiti regionali hanno ottenuto i seguenti risultati: ERC (indipendentisti catalani di sinistra) – 15 JxCat (indipendentisti catalani di centro-destra) – 7 PNV ( autonomisti baschi libdem) – 6 – EH Bildu (indipendentisti baschi di sinistra) – 4 – Coalizione Canaria (autonomisti delle Canarie moderati) – 2 – Navarra Suma – (autonomisti conservatori della Navarra) 2 – Coalizione Compromesso (autonomisti valenciani e ambientalisti) – 1 Il primo Governo Sanchez era retto con appoggio esterno da Podemos, dalle minoranze catalane, valenciane e canarie. Senza catalani, un nuovo Governo Sanchez avrebbe comunque 178 seggi di maggioranza, se si aggregassero gli altri autonomisti (eccetto quelli della Navarra, vicini al PP). Solo due seggi sopra la maggioranza assoluta, ma comunque sufficienti a formare un governo. Difficile dunque un governo alternativo.

Certo, come hanno ampiamente e a più riprese sottolineato i nostri media nazionali, a Sanchez manca la maggioranza. Ma oltre ai voti di Podemos, il PSOE può facilmente contare sui voti di partiti autonomisti e indipendentisti, catalani e non. I partiti che si sono resi responsabili della caduta del suo primo governo, cioè i partiti catalani, potrebbero quindi formare un’alleanza con il PSOE se non vogliono al potere una destra iper-nazionalista o una coalizione PSOE-CiU – nel frattempo da partito liberale spostatosi molto a destra – , sicuramente meno incline al compromesso. Ma non è per forza necessario: anche tenendo fuori i partiti catalani, ma facendosi appoggiare dai Podemos e dagli altri partiti autonomisti (Baschi, Valenciani, Canari), il PSOE arriverebbe a 178 seggi, sufficienti per avere la maggioranza in Parlamento. Solo due seggi sono pochi, ma in Spagna vige un sistema di sfiducia costruttiva che renderebbe difficile la formazione di un’altra maggioranza.