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IL MAPPAMONDO – Lo Sri Lanka, dopo elezioni tra i soliti noti, torna con pieni poteri al clan Rajapaksa

di Skorpios

SRI LANKA

In Sri Lanka si sono tenute le elezioni presidenziali. Vincitore ne è risultato, al primo turno, Gotabaya Rajapaksa, uno dei fratelli dell’ex Presidente Mahinda Rajapaksa.

L’affluenza è stata molto molto alta in virtù della polarizzazione, e si è attestata al’83,7%. Terzo arrivato, con il 3,2% dei voti, Anura Dissanayaka, leader dei comunisti del Movimento Nazionale per il Potere al Popolo.

Le elezioni presidenziali, significative in quanto lo Sri Lanka è una repubblica semipresidenziale, si sono tenute in un clima di timore misto a rassegnazione. Infatti, entrambe le coalizioni principali hanno presentato candidati figli (o fratelli) di una certa tradizione di familismo. Entrambi, esponenti delle due famiglie politiche più importanti del Paese: i Premadasa, con il candidato, Sajith Premadasa, figlio di Ranasinghe, Presidente ucciso dai Tamil nel 1993 con tendenze all’autoritarismo, e i Rajapaksa, con il candidato, Gotabaya, fratello di Mahinda, Presidente fino al 2015, sempre con tendenze all’autoritarismo. Senza dubbio una bella accoppiata.

La politica dello Sri Lanka è da qualche anno affetta da questo male. Lo stesso Presidente Mathripala Sirisena, che doveva far voltare pagina al Paese dopo che Mahinda Rajapaksa aveva acquisito controllo di media e sistema giudiziario ed era finalmente stato sconfitto, ha tentato un mezzo colpo di Stato cercando di sciogliere il Parlamento e di licenziare il Primo Ministro Ranil Wickremesinghe (del partito di centrodestra Partito Nazionale Unito, lo stesso di Premadasa) e imponendo al suo posto il suo ex avversario Rajapaksa, mossa poi bloccata dalla Corte Costituzionale. Un colpo di mano che ha fatto perdere al Presidente il co

I vincitori per regione rispettivamente negli anni 2010, 2015, 2019. Come si può notare dalla mappa, i Rajapaksa hanno vinto nelle stesse identiche regioni dove avevano vinto nel 2010 contro il generale Fonseca e hanno perso nelle stesse regioni. Nel 2015, la vittoria di Sirisena, che pure aveva vinto nelle regioni avverse a Rajapaksa, si è sostanziata grazie alle altre regioni centrali e a quelle sulla costa nord-occidentale. Le regioni dove Rajapaksa perde sono – e non è una fatalità – sia le regioni Tamil, a nord est, sia quelle nella provincia di Kandy e a nord ovest dove la minoranza induista è molto forte. A nord est e a nord ovest sono numerosi anche i cittadini musulmani. Nel resto dello Sri Lanka la maggioranza dominante è quella buddhista, e Rajapaksa vince senza problemi.

nsenso dei cittadini singalesi, insieme ad altri mali che affliggono il Paese (una crescita forte ma diseguale, i problemi di corruzione, la sicurezza – si ricordi l’attentato sanguinosissimo targato ISIS di Pasqua, con 259 vittime –  i recenti dissidii tra minoranze buddhiste e musulmane, e la Cina che sta tentando di comperarsi l’intera isola). Sirisena non ha nemmeno provato a ripresentarsi.

Ma anche il centro destra dell’UNP è afflitto da una crisi di popolarità, e questo in particolare in virtù dell’insicurezza che si percepisce nel Paese, e dell’incapacità del governo di prevenire gli attentati di Pasqua 2019, nonché a causa di tutti i problemi già citati. Il Primo Ministro Wrickemesinghe, tornato al potere dopo il fallito colpo di mano di Sirisena, si è dimesso a seguito della sconfitta del suo partito alle elezioni. Bisogna però dire che, rispetto a ciò che ci si aspettava, Gotabaya Rajapaksa non ha avuto nessun exploit (ci si attendeva anche percentuali superiori ai 2/3 dei voti, ma ha primeggiato per una decina di punti). I singalesi non buddhisti, timorosi di una tolleranza dei Rajapaksa nei confronti delle violenze e delle discriminazioni nei loro confronti (in particolare, nei confronti dei musulmani), hanno votato in massa Premadasa. Ma ciò non è bastato.

Il clan Rajapaksa, oltre a due Presidenti, è formato da Ministri e parlamentari, ex Presidenti della Camera come Chamal Rajapaksa o dirigenti pubblici e imprenditori. Tutti potenti, e sovente al centro di accuse di corruzione di ogni tipo. Mahinda, quand’era al potere, è stato accusato di aver soggiogato media e giustizia per ottenere un’assoluta incontestabilità, oltre a sostegni economici importanti da parte cinese.
Mahinda Rajapaksa, però, ha avuto anche il merito di avere fatto finire la guerra con le Tigri Tamil, con pugno duro e, secondo le accuse dell’Occidente, senza rispettare la regola della proporzione. Reduci di questo ricordo, molti singalesi perdonano la possibile corruzione di fronte ai nuovi e recenti episodi di insicurezza.
Gotabaya, ex militare e comandante di guerra contro i Tamil nonché ex Sottosegretario alla Difesa, si è fatto conoscere, mentre il fratello era al potere, per le sue minacce ai giornalisti (qualcuno è finito misteriosamente sparito o ucciso), le visioni anti-occidentali, la negazione delle violenze sproporzionate durante la guerra, le accuse di corruzione.
La sua campagna elettorale è stata altrettanto condita da ipernazionalismo (che in Sri Lanka è molto diffuso) da parte di un soggetto che ha comunque la seconda cittadinanza (americana).
Tutto fa pensare che questo non sarà un governo che resterà a lungo democratico. Salvo miracoli.
Il giorno dopo il suo insediamento, Gotabaya ha nominato il fratello Primo Ministro, garantendosi con un lucchetto d’acciaio ogni possibilità che il potere familiare venga intaccato, anche in futuro.

Ma il male oscuro dello Sri Lanka non è nuovo, e rischia di condurre il Paese, oltre che a un regime autoritario, al disastro e al disgregamento tra etnie, religioni e culture differenti che hanno convissuto per secoli.

Altre notizie:

– In BIELORUSSIA si sono tenute elezioni parlamentari in cui l’opposizione ha ottenuto 0 seggi.  Alexander Lukashenko si conferma “un Presidente molto amato”. Fin troppo.
– In BOLIVIA Janine Anez, la bionda deputata di centro-destra che voleva , a suo dire, prendere il posto di Evo Morales democraticamente, non ha ottenuto il quorum costitutivo necessario in Parlamento a causa dell’assenza dei parlamentari del MAS, il partito di Morales. Tanto peggio: Anez se ne è disinteressata e si è autonominata Presidente, in violazione dei principi costituzionali. Così, dopo Morales che si era candidato per un ennesimo mandato disinteressandosi del risultato del relativo referendum, in Bolivia, dopo le proteste, c’è al potere ancora chi vuole disinteressarsi della democrazia. Nel Paese sudamericano, nel frattempo, continua la lotta violenta tra fazioni opposte.

Per questa settimana è tutto.

Alla prossima elezione!

Skorpios

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